East – Alta classifica – “Chicago è una contender?”
I Bulls sono nell’elite della Eastern Conference, questo è assodato ormai da alcuni anni. Quello che non si è mai capito è se veramente sono una squadra da titolo. L’impressione è che il treno principale sia passato nel 2011 (anno dell’MVP di Rose) dove arrivarono fino alle finali di Conference, perse 4-1 (risultato bugiardo) contro Miami. Da lì in poi le ginocchia del loro numero 1 hanno di fatto stroncato le speranze di titolo anche se la squadra si è mantenuta su buoni livelli, complice soprattutto il sistema Thibodeau, fondato su una organizzazione difensiva con pochi eguali nella lega. Quest’anno sono cambiate diverse cose nella Città del vento: Thibodeau non c’è più, Jimmy Butler è diventato una star, le condizioni di Rose sembrano (incrociamo le dita) essersi stabilizzate e la panchina è più profonda. Le poche partite di questa stagione ci dicono infatti che McDermott ha cambiato passo rispetto all’anno passato da rookie (11,1 punti a gara contro i 3,0 del 2014-15), E.Moore ha raddoppiato i minuti di utilizzo e i punti segnati, T.Snell sta guadagnando minuti in rotazione e infine Brooks e Gibson si confermano riserve più che affidabili. Insomma la squadra è in crescita, considerando anche che i titolari sono ottimi giocatori e si stanno dimostrando tali (forse con l’unica eccezione di Mirotic che in queste prime partite sta un po’ faticando): la partita vinta contro i Thunder è li a dimostrarlo.
Cosa manca per il titolo? Forse un Gasol, un Noah e un Rose in buona forma a Maggio-Giugno potrebbero fare da soli la differenza.

East – Bassa classifica – “Disastro Brooklyn”
I Nets sono l’unica squadra dell’Est insieme ai Sixers a non aver vinto nemmeno una delle prime sette partite. Ma se per Philadelphia qualche attenuante la possiamo trovare (se non altro sono la squadra più giovane dell’NBA), per Brooklyn facciamo davvero fatica. Se andiamo a guardare il roster ci si accorge subito della presenza di giocatori di buono o buonissimo livello (T.Young e Jack nel primo caso, Johnson, Lopez nel secondo), per di più esperti. Mi riesce difficile pensare che i Nets siano allo stesso infimo livello di Philadelphia perché sono convinto che in NBA (e nella Eastern C. in particolare) una o due star bastino da sole a garantirti una posizione in classifica non umiliante. Se dobbiamo giudicare dal loro inizio allora è chiaro che né Johnson né Lopez possono essere considerati delle “stelle”; Joe Johnson in particolare visti i suoi 10,3 pt a partita con il 32% dal campo, percentuali neanche paragonabili a quelle dimostrate in carriera. Se le cose stanno andando così male però è evidente che la colpa non sia solo dei giocatori di punta della squadra ma un po’ di tutti. Il contorno ai quattro giocatori sopracitati è veramente poca cosa (non ce ne voglia il nostro Bargnani) però le aspettative erano comunque più alte (diciamo un dignitoso piazzamento fuori dai Playoffs) per una squadra che addirittura lo scorso anno era arrivata alla post-season con poche differenze dal roster attuale.

West – Alta classifica – “Attenti ai lupi”
A Minneapolis non sono decisamente abituati a queste posizioni di classifica (4°) e infatti la situazione in questo senso è destinata a cambiare in peggio. Però non è importante (giustamente) per la franchigia del Minnesota arrivare in alto e probabilmente neanche ai Playoffs, almeno per quest’anno s’intende. I piani dei Timberwolves riguardano il futuro, ormai da parecchi anni viene da dire malignamente, però adesso non sembra più un futuro così lontano ma molto prossimo. La squadra è ricchissima di giovani talenti (Wiggins, Towns, LaVine, Muhammad) affiancati da una parte da giocatori ormai affermati (Rubio, K.Martin, Pekovic), dall’altra da super-veterani (Garnett, Prince, A.Miller) che possono essere molto utili soprattutto negli allenamenti. Una miscela intrigante quindi alla quale dobbiamo aggiungere il contributo di G.Dieng, Bjelica e Payne, giocatori non più giovanissimi ma molto interessanti. La sorpresa maggiore è fino adesso Karl-Anthony Towns, una prima scelta assoluta che aveva tante persone da convincere e sta ripagando (ribadiamo fino adesso) le aspettative della dirigenza, che forse non poteva trovargli luogo migliore per crescere che in questa squadra, dove può avere minuti e un mentore come Kevin Garnett. Se ne facciamo un fatto di cifre, Towns è molto semplicemente un fenomeno: 15,5 pt, 3 stoppate, 10 rimbalzi e 50% dal campo di media; se pensiamo che sono le prime partite da professionista della sua carriera sono numeri impressionanti.
Orizzonti luminosi dunque per i lupi che devono sperare in una continua crescita dei loro giovani e possibilmente in un futuro da all-star per Wiggins, Towns e perché no Ricky Rubio.

West – bassa classifica – “Il caso Pellicans”
Piano, niente allarmismi. I Pellicans, ovvero la squadra che l’anno scorso ha estromesso i Thunder dalla griglia dei Playoffs, non hanno ancora vinto una partita e la loro stella A.Davis ha avuto un inizio senza giri di parole pessimo. Eppure, ripeto, andiamoci piano e cerchiamo di entrare nella crisi di New Orleans. La squadra di Alvin Gentry è palesemente in difficoltà sotto tutti i punti di vista (attacco, difesa, atteggiamento), ma dietro ai risultati bisogna soffermarsi su due elementi di grande importanza: gli infortuni e le difficoltà del loro leader Davis. Per quanto riguarda gli infortunati stiamo parlando di una vera ecatombe, alla quale i Pellicans non hanno saputo far fronte, ma va detto a onor del vero che pochissime squadre NBA si sarebbero comportate meglio. Mi spiego: N.Cole, Perkins e Pondexter molto probabilmente salteranno l’intera stagione, T.Evans non ha ancora giocato e starà fuori per ancora 6-8 settimane, Asik non riesce a superare i suoi guai fisici e fino adesso è stato centellinato e per finire Holiday viene da una stagione di infortuni e non è ancora al meglio. Detto questo lo 0-6 di New Orleans comincia ad assumere connotazioni diverse visto che la squadra ha dovuto quasi completamente reinventarsi nelle rotazioni e (considerata la presenza di un nuovo allenatore) negli schemi.
Il discorso Davis sembra più complesso ma a mio avviso è anche di minore importanza perché dubito fortemente che il numero 23 continuerà a far registrare prestazioni così deludenti; le difficoltà di questo inizio sono riconducibili alla grande pressione messagli addosso dall’estensione di contratto appena firmata e dalla situazione di imprevista difficoltà della squadra dovuta agli infortuni. Sembra poco ma secondo me non è evidente mantenersi ad altissimi livelli dopo aver firmato un simile contratto (126 milioni di dollari garantiti) a 22 anni. Sono convinto che il “monociglio” tornerà uno dei primissimi giocatori NBA, gli infortuni invece sono destinati a pesare sulla stagione dei pellicani.