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Il fatto della settimana NBA – Le ambizioni ritrovate di Atlanta e i promettenti Timberwolves

West – Minnesota, adesso puoi davvero crescere

Tre costanti accompagnano le stagioni dei Minnesota Timberwolves da ormai parecchi anni: sono una delle squadre più giovani della Lega, sono ricchi di talento ma il record è estremamente negativo. La loro stagione, come quella di molte altre franchigie, è ormai alle battute conclusive e le tre costanti sopra indicate la sintetizzano (anche questa volta) molto bene. Non si vince, siamo d’accordo, ma le prospettive per un futuro migliore ci sono tutte. Durante la scorsa settimana, forse lo avrete sentito, i lupi del Minnesota hanno ottenuto la loro più sorprendente ‘W’ nella casa degli imbattibili Golden State Warriors e il successo ha veramente dell’incredibile. Come tutti sappiamo i campioni in carica martedì scorso non hanno certo sfoderato la loro miglior prestazione, ma per vincere alla Oracle Arena devi avere qualcosa di speciale, la scarsa cattiveria dimostrata da Curry e soci non basta per spiegare l’impresa. I T’Wolves sono questi: una squadra da 27 vittorie stagionali in grado però di ribaltare ogni pronostico (anche il più impensabile come visto) se i suoi giovani assi sono in giornata. Giocatori come Towns e Wiggins sono in grado già oggi di decidere una partita NBA e i loro margini di crescita sono spaventosi. In particolare il rookie con la maglia numero 32 ha dimostrato quest’anno di poter diventare in futuro uno dei primi 10 giocatori NBA (e stiamo anche bassi). Nel roster troviamo ulteriori motivi per guardare al futuro come LaVine, Dieng e Muhammad, senza scordarci di Rubio e dei veteranissimi Garnett e Prince. Qual’è dunque l’obbiettivo per la prossima stagione di Minnesota? Sfatare le tre costanti che li condannano da troppo tempo ad essere una perenne incompiuta: intendiamoci, va bene avere un roster giovane e talentuoso ma adesso bisogna mettere a posto il record, solo con una stagione da almeno 37-40 vittorie Minnesota potrà uscire dal suo limbo, mettendo il primo mattoncino per costruire un ciclo che nel giro di qualche anno potrà portare prima i Playoff e poi (se i suoi giovani diventeranno dei veri All-star) anche soddisfazioni più importanti.

East – Hawks in formato ‘2014-15’

In molti (compreso il sottoscritto) durante il corso di questa stagione avevano dubitato che gli Atlanta Hawks potessero fare strada durante i Playoffs. Playoffs che ad un certo punto sembravano addirittura in discussione, complici le voci di mercato che riguardavano quasi tutti i big bianco-rossi. Alla fine non è partito nessuno e gli Hawks, forse con le idee più chiare riguardo al loro futuro, hanno lentamente risalito la classifica fino a raggiungere in questi ultimi giorni la terza posizione: un traguardo sicuramente positivo. Nell’ultimo periodo i ragazzi di coach Budenholzer hanno decisamente svoltato (17 vinte nelle ultime 22 partite giocate) e adesso che le partite si giocano sul serio, a ritmi ‘da Playoffs’, il successo che ha fatto più rumore è stato quello di giovedì notte in casa contro Toronto, ovverosia la seconda forza ad Est. Questo successo vuole significare a mio parere una sola cosa: giocare ad Atlanta nei prossimi Playoffs sarà durissima per tutti, nessuno escluso. Ad Est solo Cleveland rimane probabilmente fuori portata per gli Hawks in un contesto di serie al meglio delle 7 partite; tutte le altre (e la partita contro Toronto è lì a dimostrarlo) sono avversarie battibili.

Un nome spicca sopra tutti per giustificare l’ottimo momento degli Hawks, ed è quello di J.Teague, forse il giocatore che più di ogni altro sembrava destinato a lasciare la Georgia, vista anche la concorrenza nello stesso ruolo di Schroder, il quale per ora rimane la sua riserva. Anche Bazemore va detto sta facendo un’ottima seconda parte di stagione, ma il play da Wake Forest è nettamente l’arma in più di Atlanta da un mese e mezzo a questa parte: molte partite punto a punto sono state decise da lui e il fatturato di punti a partita è salito a 15,6 con un notevole 40% da tre.

L’anno scorso è arrivata la finale di Conference e quest’anno, nonostante tutte le difficoltà attraversate, si potrebbe replicare l’impresa.