NBA

Il fatto della settimana NBA – Miami e Memphis che ritornano, Kings e Hornets che volano chissà dove

East – Alta classifica – Il calore degli Heat torna a crescere

Miami è tornata. Dove? Nei piani nobili della sua Conference e questo vuole dire che la rivedremo ai Playoffs, ma più in là non mi spingo nei pronostici. In fin dei conti il processo di ricostruzione del post-James (operazione tutt’altro che semplice, chiedere a Cleveland per conferma) è durato solo

una stagione (la scorsa) durante la quale sono stati sfiorati persino i Playoff con C.Bosh infortunato! Insomma gli Heat hanno saputo rialzarsi in un arco di tempo molto breve e questo va riconosciuto a P.Riley e a tutta la dirigenza di South Beach. La mossa chiave che ha permesso a Miami di restare competitiva è stata quella di rifirmare (a carissimo prezzo) Wade e Bosh, e infatti ad oggi sono sempre loro i perni di questa squadra.

Nel corso delle prime nove partite la squadra ha dato segnali molto incoraggianti: condizione fisica ottima (in particolare per i suddetti Wade e Bosh il che non era scontato); il rookie J.Winslow è un giocatore interessantissimo e già pronto per questi livelli; la sorpresa dell’anno scorso H.Whiteside sta continuando a migliorare il suo gioco ed è in questo momento uno dei primi cinque centri della lega in difesa.

La squadra di Spoelstra è solida e mostra un atteggiamento positivo ad ogni partita, i risultati lo confermano: una sola sconfitta in doppia cifra di svantaggio (92-102 a Cleveland). Infine ci sono grandi attese per i ritorni di Green (considerato uno dei migliori sesti uomini della NBA) e Stoudemire, senza contare che la partenza di Chalmers ha portato B.Udrih, che non avrà più talento dell’alaskano ma si intenderà sicuramente meglio con il titolare e compagno di nazionale Dragic.

East – Bassa classifica – L’enigma Charlotte

La stagione degli Charlotte Hornets era incominciata con tre sconfitte filate e alzi la mano chi non ha pensato che anche quest’anno in North Carolina di sorrisi se ne sarebbero visti pochi. Probabilmente la storia non andrà poi così diversamente eppure i calabroni sono reduci da cinque vittorie nelle ultime sette partite e qualche luce di speranza ai propri tifosi l’hanno fatta vedere. Sul concetto di speranza bisognerà essere più chiari: questa non è una squadra di prospettiva e non è nemmeno una squadra da titolo. Potremmo dire che i Playoffs siano l’obbiettivo oltre il quale è difficile spingersi. Eppure non si capisce granchè di cosa possano rappresentare questi 12 giocatori voluti da MJ: non sono ne così scarsi da giocare per la lottery draft ne così forti da lottare nella Post-season; tutti hanno raggiunto ormai un’età che esclude miglioramenti sostanziali del giocatore; non hanno grande spazio salariale per i prossimi anni… Che fare? Gli Hornets sono in un limbo NBA dove già altre franchigie si sono trovate in passato (come per esempio la Miami del post-Lebron menzionata in precedenza) e dal quale è molto difficile uscirne. Si può dire che prendendo Batum in estate ci hanno provato, ma poi si è fatto male Kidd-Gilchrist e comunque non sarebbe cambiato poi molto. A mio parere sarà decisivo il mercato, che in NBA si risolve nel 90% dei casi a ridosso dell’All-Star Game. Per il momento restiamo con M.Williams, J.Lamb e J.Lin (positivi in questo avvio) a far da spalla ai “big” Jefferson, Batum e Walker.

West – Alta classifica – Il risveglio di Memphis

Come un piccolo scambio di inizio Novembre può cambiare un intera stagione. Potrebbe essere successo questo alla squadra della città del Blues durante il quarto quarto della scorsa partita vinta in casa contro i Thunder (Memphis – OKC è sempre una bella sfida). I Grizzlies di questo inizio stagione erano irriconoscibili: pur non avendo cambiato quasi niente dell’organico che in questi anni

ha garantito alla franchigia un posto fisso ai Playoffs, la squadra appariva stanca, perfino senza voglia (un paradosso se pensiamo ai Grizzlies degli ultimi anni). Il tutto appariva inspiegabile anche considerato che non ci sono stati infotunati. Improvvisamente arriva un cambio dal mercato (giusto dare un segnale da parte della dirigenza in casi simili): via B.Udrih (giocatore che si rivelò utilissimo l’anno passato in questo sistema) per M.Chalmers sostanzialmente. A prima vista lo scambio più innocuo del mondo: due guardie con età e caratteristiche simili (forse Chalmers è dotato sia di maggior talento che di maggior sregolatezza). Eppure il buon “Rio”, che ai tempi di Miami ha dimostrato di avere grande personalità nonostante i suoi limiti tecnici, sembra aver risvegliato l’ambiente in sole tre partite giocate. Anzi, la vera scossa è avvenuta come detto nella partita contro i Thunder, dove nell’ultimo periodo, di fronte ad un Westbrook sovrumano, Mario Chalmers ha infilato 16 punti regalando la vittoria ad una folla in delirio. Potrebbe davvero essere uno di quei momenti che cambiano la stagione perché se Memphis avesse davvero riacquistato quella tenacia e quella furia agonistica che le erano proprie, i Playoffs (come minimo) sono assicurati.

West – Bassa classifica – I due re di Sacramento

La stagione dei Kings come era ovvio si conferma imprevedibile e a mio avviso lo rimarrà fino alla fine. Se pensiamo che i due baricentri della squadra si chiamano Cousins e Rondo, abbiamo detto tutto. Due giocatori dal talento smisurato ma anche difficili da gestire e capaci di perdersi per strada più volte nel corso di una stagione. La rosa è ricca di talento, l’allenatore (G.Karl) è tra i più esperti della Lega e la piazza è carica dopo anni di attesa e un mercato estivo ambizioso. Fa niente, tutto dipende da quei due e dalla loro imprevedibilità nel bene e nel male. L’andamento della stagione (anche se siamo all’inizio) lo testimonia in modo eloquente: senza Cousins la squadra ha perso sei partite in fila; rientrato Cousins (e con un Rondo ispirato) i Kings hanno vinto le ultime tre gare. In modo particolare va notato come il centro di Sacramento, una volta rientrato come detto dall’infortunio, ha viaggiato a 36,3 punti di media dominando in lungo e in largo sui due lati del campo addirittura tirando da tre: se gioca così, a mio modesto avviso DMC è sicuramente il miglior lungo dell’NBA. Detto questo non vorrei proprio essere nei panni di Karl perché far trovare continuità a questa squadra non deve essere per nulla semplice, ma su una cosa siamo daccordo: quest’anno a Sacramento ci si diverte.