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La conferma di Westbrook e le 5 prestazioni più indimenticabili dell’All-Star Game

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Per il secondo anno consecutivo, il trofeo di MVP dell’All-Star Game di Toronto se lo è portato a casa Russell Westbrook, diventato il primo a vincerlo in back-to-back dopo Bob Pettit (1958-59, anche se il secondo fu condiviso con Elgin Baylor). D’altronde il fenomeno di OKC sembra fatto apposta per una gara del genere, in cui il suo giocare a ritmi costantemente alti e il suo straordinario atletismo lo rendono una delle principali attrazioni. Westbrook ha messo a referto 31 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 5 recuperi, segnando tutte le sue sette triple negli ultimi 24 minuti, ed è stato uno dei principali protagonisti nel successo della Western sulla Eastern Conference per 196-173. L’anno scorso, la point guard di OKC fece addirittura meglio, stracciando letteralmente i rivali nella corsa all’MVP, premio che gli fu riconosciuto grazie ai 41 punti segnati in uscita dalla panchina in soli 26 minuti. D’altronde, in una gara in cui le difese sono pressoché inesistenti, per uno come lui è troppo facile prendere l’iniziativa e segnare una caterva di canestri. Come Westbrook l’anno scorso, stavolta è stato Paul George ad arrivare ad un solo punto di distanza dal record di Wilt Chamberlain (42): cogliamo l’occasione per andare a scoprire quali sono state le cinque prestazioni individuali più indimenticabili nella storia dell’All-Star Game.

#1 MICHAEL JORDAN
Figuriamoci se poteva esserci un nome diverso dal suo in testa a questa particolare classifica. Nell’All-Star Weekend del 1988 tenutosi a Chicago, His Airness ha dato vita ad uno spettacolo indimenticabile: prima ha battuto Dominique Wilkins in uno dei più celebri Slam Dunk Contest nella storia della lega, poi ha dominato la gara delle stelle e conquistato il premio di MVP. In particolare, Jordan realizzò 16 dei suoi 40 punti negli ultimi 6 minuti, consentendo così alla selezione della Eastern Conference di avere la meglio per 138-133. E non pensate che lo abbiano lasciato fare, allora il concetto “no difense” nell’ASG non era così estremizzato come al giorno d’oggi: Michael fu semplicemente inarrestabile e chiuse con 17/23 dal campo, oltre che con 8 rimbalzi, 4 recuperi, 4 stoppate e 3 assist.

#2 MAGIC JOHNSON
Magari a livello statistico non sarà la migliore di sempre, ma sicuramente quella di Magic Johnson è stata la prestazione con il maggior impatto dal punto di vista emotivo. L’All-Star Game del 1992 è giustamente nella leggenda perché ha segnato il ritorno in campo di Magic pochi mesi dopo aver annunciato il ritiro dalla pallacanestro giocata a causa del virus HIV contratto. Nonostante alla vigilia ci fossero delle perplessità generali, anche tra i giocatori stessi, riguardo la partecipazione di Johnson, quest’ultimo a Orlando mise d’accordo tutti e regalò uno spettacolo indimenticabile: 25 punti, 9 assist e 5 rimbalzi, che si rivelarono abbastanza per dare il successo alla Western e soprattutto per conquistare il secondo e ultimo titolo di MVP della sua carriera. Tra l’altro, il meglio Magic se lo conservò per il finale di partita, in cui duellò con Michael Jordan e Isiah Thomas: dopo aver realizzato una tripla a 14 secondi dal termine, i giocatori di entrambe le selezioni sono corsi ad abbracciarlo.

#3 ALLEN IVERSON
L’All-Star Game del 2001 è stata l’ennesima dimostrazione che una squadra, per quanto possa essere molto più debole di quella avversaria, se può contare su Iverson tra le sue fila, allora ha una speranza di vittoria. Nell’ultimo quarto l’Est si trovava sotto di 21 lunghezze a 9’ dalla fine e una rimonta sembrava essere impossibile. D’altronde la differenza con l’Ovest nel reparto lunghi era abissale: Tim Duncan, Chris Webber, Kevin Garnett, David Robinson e Rasheed Wallace da una parte; Antonio Davis, Anthont Mason, Glenn Robinson e un Dikembe Mutombo al tramonto. E fu sul -21 che “The Answer” semplicemente accadde: realizzò 15 minuti in un amen, trovò il sostegno di Stephon Marbury e trascinò la Eastern alla rimonta più incredibile nella storia dell’All-Star Game, vincendo la partita per 110-111. Iverson chiuse con 25 punti, 5 assist, 4 recuperi, 2 rimbalzi e gli onori di MVP tra l’incredulità generale.

#4 ISIAH THOMAS
La selezione della Western Conference del 1986 poteva contare sul mitico trio dei Lakers: in quell’All-Star Game Magic Johnson smazzò 15 assist, mentre James Worthy e Kareem Abdul-Jabbar combinarono 41 punti. Ma nessuno di loro vinse l’MVP: il premio, infatti, andò a Isiah Thomas. Il quale non si rese protagonista di una rimonta impossibile come quella di Iverson, ma comunque realizzò una bella impresa: la Eastern era sotto di 7 a 3’50’’ dal termine, ma la stella dei Pistons la trascinò al successo per 139-132. Thomas chiuse con 30 punti e 10 assist (l’unico nella storia dell’ASG a far registrare un 30+10) e vinse il confronto con Magic, tenendolo a soli 6 punti (1/3 dal campo) e costringendolo a ben 9 palle perse.

#5 WILT CHAMBERLAIN
E’ vero, quando si parla di Chamberlain e dei suoi numeri è sempre difficile confrontarli con quelli di epoche successive, ma allo stesso tempo è impossibile non citare la sua prova nell’All-Star Game del 1962. In cui non vinse clamorosamente il premio di MVP né la partita (s’impose la Western per 150-130), eppure entrò nella storia: i suoi 42 punti con il 72.9% dal campo rappresentano un record ancora imbattuto nella storia dell’evento, così come i 24 rimbalzi afferrati sono un qualcosa di pazzesco, con il solo Bob Pettit che è riuscito a prenderne di più (27).