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La trasformazione offensiva degli Heat, nuova potenza ad Est

Un “flusso” di gioco macchinoso, pochissimi wide-open shot costruiti, tanti palleggi, isolamenti e giocate personali, 23esimi nella lega per assist e blackout frequenti. All’ American Airlines Arena non si gioca la miglior pallacanestro ma i numeri e i risultati dicono il contrario.

March Madness – Un inizio di stagione altalenante prima della follia di Marzo, che ha permesso agli Heat di blindare la terza piazza ad Est e di giocarsi il primo turno con il fattore campo contro gli Hornets: un mese da 10 vittorie in 15 gare ma sopratutto una metamorfosi offensiva: almeno 100 punti realizzati in 14 gare su 15, prima per % dal campo (50%), miglior OffRtg (112.4) e a solo un paio di canestri dal superare il record di franchigia per media punti in un mese (110.2).

Il merito è da attribuire anche ad un ritrovato Dragic, che sta modellando una nuova dimensione alla squadra grazie alla sua velocità in contropiede, alle letture sui P&R e ai lampi di genio.  Lo sloveno nella seconda parte della stagione è cresciuto insieme agli Heat, tornando ad essere tra i primi 15 per efficienza in contropiede, segnando (17.6ppp) e servendo bene i compagni  (1/4 dei tiri sono assistiti da lui).Il periodo di adattamento del playmaker non è stato semplice, ha lasciato una squadra frizzante che giocava in velocità e tirava nei primi secondi dell’azione qual’è (era) Phoenix, per approdare a Miami, realtà più ordinata, costruita e con un gioco prevalentemente vicino a canestro

Nel bene e nel male questa è la filosofia di Spolstrea. La squadra gioca spesso in post, costruisce tanti tiri dalla media per i suoi esterni, penetra molto e realizza tanto su secondi tiri; semplicemente adatta il suo gioco alle caratteristiche (interne) dei suoi giocatori. Può funzionare un attacco così? Chiedetelo ai Bulls, vittime lo scorso mese di 74 punti nel pitturato (129 in totale). Nessuno in questa lega domina la restricted area come fanno gli Heat. Il loro segreto è alto 213cm.

Il neo-panchinato, specialista dei rimbalzi e della protezione del ferro è infatti da poco anche il secondo violino di Wade nella metà campo avversaria. Per l’ultima trentina di partite Whiteside è partito guardando i compagni e la cura prescritta da Spolstrea ha funzionato; in 29 uscite i numeri sono tutti in crescita rispetto a quando era nello starting five: 16.6 punti + 12.7 rimbalzi e 22 doppie-doppie con grandi progressi nei tiri liberi, 55.3% prima dell’ ASG – 76% dopo e nei tiri dal mid-rage che realizza col 40% (oltre 120 conclusioni tentate quest’anno – 60 negli ultimi due mesi di stagione regolare). Adesso può allontanarsi dal canestro, forte delle sue nuove abilità, ma non perde il vizio quando si trova nel semicerchio: 4o per punti in tap-in, 71% sotto canestro e 7 tocchi in post a partita che hanno prodotto 7.4 punti. Pat speriamo che tu abbia già preparando il maxi-contratto per quest’estate.

Chiavi – Whiteside sarà una delle chiavi nel primo turno, sebbene Clifford non abbia nessuno a roster che possa tenerli testa fisicamente, Charlotte scenderà in campo con Batum da 4 e (più ala che centro) Jefferson adattato da 5, la sua, è la seconda squadra nella lega che concede meno punti nel pitturato; il piano partita prevederà presumibilmente copertura dell’area, raddoppi in post e aiuti pronti a fermare le penetrazioni; battezzando così il perimetro, evidente limite di Miami: mentre tutta la lega tira sempre di più da tre punti, in Florida vanno controcorrente: appena 16 tentativi in media a partita in stagione, secondo peggior dato della lega davanti ai Bucks, e solo il 33% in media realizzati.

Miami in più degli Hornets ha il fattore campo (28-13 il record fra le mura amiche) e l’esperienza. Wade e Johnson insieme hanno giocato più partite nei Playoff dell’intero roster di Charlotte (239 contro 237) e la loro freddezza nei momenti decisivi potrebbe cambiare le sorti della serie. Flash, nel pieno di una seconda giovinezza,  è reduce da una stagione sorprendente per rendimento (19+4.1+4.6) e per costanza, 74 partite giocate e 30 minuti in media sul parquet mentre “Joe Jesus” è stato la scintilla che ha cambiato il ritmo alla squadra, con lui in campo l’OffRtg sale addirittura fino a quota 113.3.

Miami ha concrete possibilità di farsi strada nei Playoff e potrebbe essere una reale alternativa a Cleveland ad Est.

Immaginate: Lebron James, 4 finali consecutive e due titoli nel soggiorno in Florida , torna a casa, ad Akron, e dopo aver fallito l’ennesima finale è pronto a riprendersi il trono NBA nella sua città, tra lui e le Finals gli stessi Heat, con l’amico Wade, l’AAA e la sua ex gente in una serie al meglio delle 7 gare