NBA Old Timers Rubriche

L’assist Man

L’estate del 1967 a Philadelphia si presentava serena e ricca di dolci promesse: i 76ers avevano appena vinto il loro primo titolo NBA battendo finalmente i loro imbattibili ed eterni rivali dei Boston Celtics e Wilt Chamberlain aveva finalmente raggiunto l’obbiettivo di vincere un titolo dopo aver ingoiato solo bocconi amari fra college e pro in una carriera sin lì costellata di grandi statistiche e record personali ma anche di cocenti sconfitte di squadra appena arrivava il momento decisivo della stagione.

Guidato da coach Alex Hannun, l’unico in grado di gestire la personalità esorbitante di “The Stilt”, Chamberlain aveva persino modificato, nonostante qualche suo inevitabile brontolio, il suo stile di gioco passando da macchina da punti e gioco in post basso a pivot del gioco offensivo salendo in lunetta per sfruttare le sue grandi doti di passatore e rinunciando a tiri e spazi per aprire l’area al talento giovane ed esplosivo di Billy Cunningham e Chet “Jet” Walker. Ed i giornali si erano subito affrettati ad incensare Chamberlain capace di trasformarsi da “scoring machine” ad uomo squadra.

“A new Wilt” dicevano tutti i giornalisti.

chamberlainMa il nuovo Wilt aveva perso dopo più di un anno prima Ike Richman, morto drammaticamente sugli spalti durante una partita a Boston per arresto cardiaco, ed Ike non era solo il presidente dei Sixers ma anche l’avvocato personale di Chamberlain e probabilmente l’unico suo vero amico. Per mesi The Stilt aveva giocato con l’obbiettivo di vincere il campionato in onore di Richman mettendo da parte il suo smisurato Ego.

Ma ora che aveva onorato la sua promessa c’era da sistemare una questione con il nuovo presidente di Phila Irv Kosloff, infatti Richman aveva promesso a Chamberlain di essere adeguatamente ricompensato anche con delle quote della società al momento del suo ritiro, ma questo non era permesso dalle Regole della NBA e se Richman, un avvocato scaltro capace di camminare sul filo delle irregolarità, sarebbe stato in grado di mantenere la promessa invece Kosloff non aveva nessuna intenzione di onorare l’impegno con Chamberlain.

 

Anzi Kosloff fa sapere che alcune delle proprietà, fra cui alcuni cavalli da corsa, che Chamberlain e Richman si erano acquistati assieme, usando le casse della società, erano ora di proprietà dei 76ers.

Chamberlain nella sua lunga carriera aveva sempre avuto una bizzarra concezione dello spirito di squadra ma certamente aveva sempre avuto un grande fiuto per i soldi e dopo lo “scontro” con Kosloff entra immediatamente in sciopero rifiutandosi di presentarsi alla ripresa degli allenamenti alla faccia del “New Wilt”.

Il povero coach Hannum, che aveva avuto a che fare con Chamberlain anche durante la sua esperienza coi Warriors, è costretto a fare buon viso a cattivo gioco ed aspetta pazientemente il suo ritorno mentre lo spogliatoio comincia ad entrare in ebollizione.

Alex Hannum
Alex Hannum

Al fin della fiera lo scontro fra Kosloff e Chamberlain produce l’uscita dal contratto di quest’ultimo che, in cambio della rinuncia ai suoi irregolari benefit, firma un nuovo contratto annuale all’esorbitante, per l’epoca, cifra di 250.000$.

Lo spogliatoio esplode definitivamente: i compagni chiedono a Chamberlain, inutilmente, di girar loro una parte del suo ingaggio mentre Hal Greer chiede ufficialmente un aumento del suo salario da 25.000$ a 40.000$. The Stilt se ne sbatte e si presenta in ritardo all’ultima amichevole prestagionale. Ad attenderlo trova solo Hannum e Chamberlain gli chiede dove siano i suoi compagni “Sai Wilt, forse te lo sei dimenticato, ma prima di una partita si va in campo a fare il riscaldamento!” risponde glacialmente il coach.

Da quel momento il loro rapporto andrà a deteriorarsi sempre di più.

Wilt Chamberlain infatti non si sente particolarmente motivato dopo aver finalmente vinto il titolo NBA, ha infine battuto i Celtics e la sua nemesi Bill Russell e vincere di nuovo il campionato non lo eccita particolarmente. Anche per il suo passato nell’atletica leggera però Chamberlain ha sempre avuto una passione per i record e nella NBA ha già battuto ogni record per punti e rimbalzi compresa l’impresa, probabilmente mai più ripetibile, dei 100 punti a segno in una singola gara. Gli viene perciò in mente un’idea bizzarra: vuole vincere la classifica degli assist, una statistica da sempre in mano alle guardie che mai un centro ha vinto nella storia della lega. Il record più improbabile di sempre.

Perciò quando il campionato inizia ecco in campo un Nuovo New Wilt: Chamberlain non tira praticamente mai ma passa sempre la palla ai compagni, anche quando può segnare due punti facili, e si incazza platealmente se invece di tirare questi passano a loro volta la palla.

Individua perciò in Billy Cunningham e Wally Jones i due compagni meno propensi a dividere la palla cogli altri e con la tendenza a prendersi il tiro e Chamberlain comincia a passare palla quasi solo a loro due.

Batte anche un altro record sbagliando ventidue tiri liberi consecutivi ed appare totalmente disinteressato a qualsiasi cosa che non concerne il suo inseguimento alla classifica degli assist.

In panchina Alex Hannum impazzisce di rabbia cercando di metabolizzarla pur di non indispettire il bizzoso Stilt. Prova perciò a giocarsela sulla psicologia ed in dicembre dopo una gara a Saint Louis dichiara ai giornalisti che probabilmente Chamberlain non è più in grado di mostrare le sue mosse al tiro e per questo non tira più a canestro.

Wilt legge i giornali e li sbatte sotto il naso del coach “Hai letto queste stronzate?! Le hai dette sul serio?!

Se sono scritte sui giornali direi che le ho dette, Wilt” gli risponde il coach.

La sera successiva, come si aspettava Hannum, Chamberlain segna sessantotto punti e nelle due gare successive continua con cinquantasette e cinquantatré punti a referto. Ed una volta dimostrato al mondo che è ancora in grado di segnare quando vuole e contro chiunque Chamberlain torna a perseguire il suo obbiettivo convinto però di avere un nemico in Hannum, colpevole di provare a frenarlo.

A metà stagione dopo una brutta sconfitta coi Celtics Hannum fa un discorso negli spogliatoi per rimarcare si suoi giocatori l’importanza della vittoria.

Il rapporto fra Hannum e the Stilt is over...
Il rapporto fra Hannum e the Stilt is over…

Chamberlain ferma bruscamente il discorso del suo coach “Invece di parlare di vincere dovresti invece imparare a perdere…ci sono cose più importanti della vittoria. A fine gara vieni a darci la mano solo quando vinciamo mentre dopo le sconfitte non ti presenti nemmeno nello spogliatoio

Hannum cerca di spiegargli allora che si comporta così solo per premiare l’impegno che viene messo per una vittoria.

Sei solo un ipocrita.. se un giocatore gioca una grande partita nonostante una sconfitta tu non gliene rendi merito mentre stringi la mano di un giocatore, che magari ha giocato da schifo, solo perché abbiamo vinto. Io non lo farei. Sei un ipocrita!” è la risposta della stella dei Sixers.

Il rapporto fra Chamberlain e l’unico allenatore in grado di sopportarlo finisce in quel momento. Ma i Sixers vincono comunque la regular season, sono troppo forti in ogni caso e si erano presi un buon margine di vantaggio sulle inseguitrici ad inizio stagione, ed arrivano ai playoff dove, dopo aver superato New York, incontrano in finale di conference… i Boston Celtics che, nonostante la vecchiaia che incombe, si sono finalmente abituati ad un Bill Russell con la doppia veste di giocatore-allenatore dopo le difficoltà dell’anno precedente.

Tre giorni prima di gara 1 in un hotel di Memphis viene assassinato Martin Luther King junior e nel paese si scatena la violenza razziale con oltre 800 arresti oltre che un grande senso di smarrimento nella comunità nera degli Stati Uniti.

Mentre Red Auerbach, divenuto gm dei Celtics, convoca una riunione di urgenza coi suoi giocatori per decidere se giocare o meno gara 1 arrivando poi alla scelta di scendere in campo dopo ore di sentita discussione con Bill Russell e gli altri giocatori di colore ancora sotto shock, invece a Philadelphia Alex Hannum decide di non convocarla ed il general manager Jack Ramsey respinge l’idea di Chamberlain, che aveva deciso di non giocare la prima partita, rispondendogli che ormai i biglietti erano sold out.

Martin Luther King
Martin Luther King

Allora Chamberlain negli spogliatoi prova a spiegare il suo punto di vista ai compagni ma scopre di non avere i compagni dalla sua parte mentre i Celtics giungono negli spogliatoi uniti come non mai. Questo fatto agita moltissimo Chamberlain che si sente tradito, anche i suoi compagni di colore non sostengono la sua battaglia: Hal Greer dice che è troppo tardi per rinviare la partita mentre Chet Walker è così depresso che si astiene da ogni decisione e solo Wally Jones vota per non giocare come Wilt.

Quando gli atleti entrano in campo tutti i tifosi si alzano in piedi applaudendo la loro decisione di giocare ma mentre per i Celtics è stata una scelta presa dolorosamente ma con consapevolezza invece i Sixers sono divisi e confusi e Boston vince facilmente a espugnando il campo di Phila.

Nonostante le divisioni interne i 76ers sono comunque superiori e vincono le tre gare successive tanto che sul 3-1 sono convinti di aver battuto di nuovo gli odiati Celtics e sugli spalti tornano i canti dell’anno prima “Celtics are dead”.

Ma senza Billy Cunningham, che era già fuori dopo essersi rotto il polso in una collisione con Phil Jackson nel primo turno coi Knicks, dopo gara 4 i Sixers si ritrovano in condizioni fisiche pessime almeno quanto l’unità del loro spogliatoio: Luke Jackson si è stirato ai flessori della coscia, Wally Jones si fa male ad un ginocchio e lo stesso Chamberlain ha problemi all’alluce. Boston trascinata da Havlicek vince gara 5 e 6 e porta la sfida all’ennesima drammatica gara 7 da giocare a Philadelphia.

Ma i Sixers hanno finito la benzina ed uno spogliatoio spaccato porta all’inevitabile crollo: Chamberlain nel secondo tempo si prende un solo tiro e lo sbaglia pure.

I Celtics espugnano Phila e dei tifosi bostoniani tolgono lo striscione dei tifosi locali con scritto “Boston is Dead” sostituendolo con uno loro in cui campeggia “Celtics Rule Again”. Andranno poi a vincere il loro decimo titolo in dodici anni mentre per Chamberlain sarà la sua ultima partita coi 76ers.

Se ne andrà ancora da perdente eppure con 23.8 rimbalzi e 8.6 assist a partita è il primo (ed ultimo) a vincere contemporaneamente la classifica dei rimbalzi e degli assist.

Uno dei suoi tanti record ma in pieno Stilt Style.