NBA

L’esplosione di Aldridge, l’intesa con Leonard e il fattore comune con le “Twin Towers”

In questi primi mesi della sua nuova avventura texana, si è parlato moltissimo di LaMarcus Aldridge e del naturale processo di adattamento ad una realtà unica nella NBA come quella degli Spurs. Nonostante un inizio di stagione non particolarmente brillante, a partire dal nuovo anno l’ex stella dei Blazers ha intrapreso un percorso di crescita importante, che lo sta portando ad essere sempre più coinvolto ed efficace all’interno del sistema di San Antonio, soprattutto in quest’ultimo periodo in cui va compensata l’assenza di Tim Duncan. Che non sarà più uno che contribuisce parecchio a livello realizzativo, ma in difesa fa ancora tutta la differenza del mondo.

Stanotte gli Spurs hanno colto l’ennesimo successo netto della loro stagione, imponendosi per 119-101 sul difficile campo degli Heat. A dispetto di quello che potrebbe far credere il risultato finale, la partita non è sempre stata in discesa per la banda di coach Popovich, che nel primo quarto ha avuto tante difficoltà al tiro ed ha concesso oltre il 50% dal campo ad un’ottima Miami. I texani, però, hanno dato un’ulteriore conferma di essere una grande squadra, rimanendo mentalmente dentro la partita e continuando a fare il proprio gioco: non appena i tiri hanno iniziato ad entrare, per Wade e compagni è stata notte fonda.

Miglior realizzatore dell’incontro è stato proprio Aldridge con 28 punti, seguito dal solito Kawhi Leonard (23): in questo momento sono loro i veri leader tecnici della squadra, non a caso sta crescendo progressivamente il loro affiatamento, che li ha portati a segnare almeno 20 punti a testa in tre delle ultime quattro partite. Dopo un avvio lento, contro gli Heat ci ha pensato LaMarcus a dare la scossa alla squadra con 12 punti nel secondo quarto. Nella ripresa è poi salito in cattedra Leonard, che ha segnato 15 dei suoi 23 punti finali, chiudendo con 11/17 dal campo, 9 rimbalzi e 4 assist (3 per il nativo di Dallas). Aldridge, invece, ha firmato 28 punti con 10/16 al tiro (63/102 nelle ultime sette, per una percentuale del 62%) e 8/8 dalla lunetta (46/50 per il 92%). L’ultimo giocatore NBA prima di LaMarcus a tentare almeno 100 tiri e 50 liberi nell’arco di sette gare, con una percentuale realizzativa rispettivamente almeno del 60% e del 90%, è stato Shareef Abdur-Rahim nel 2003.

Dopo aver fatto registrare 15.2 punti di media nei primi due mesi della regular season, diventati poi 16.7 a gennaio, l’ex Blazers è esploso definitivamente in questi primi 10 giorni di febbraio, in cui ha viaggiato con una media di 26.4 punti, svolgendo un ruolo fondamentale nella striscia attualmente aperta di cinque vittorie consecutive, grazie alla quale gli Spurs hanno eguagliato il miglior record nella storia della franchigia dopo 52 partite (44-8).

Se San Antonio ultimamente ha coinvolto maggiormente e con più efficacia Aldridge, allo stesso tempo senza ridurre il peso offensivo di Leonard, grande merito va riconosciuto a Tony Parker. Il quale a livello realizzativo sta facendo registrare la sua peggior stagione dopo quella da rookie (12.0 punti di media, ma con il 51.6% dal campo ed un career-high del 43.2% da tre), ma è ancora un giocatore in grado di avere un impatto decisivo, e soprattutto di fare le scelte migliori per il bene della squadra. Tonino non sta semplicemente passando la palla, ma sta offrendo soluzioni efficaci, soprattutto quando attacca il ferro: in questa situazione, riesce a offrire un tiro pulito ad Aldridge, nel caso in cui Parker dovesse attirare anche il suo difensore; oppure, se la difesa ruota per coprire LaMarcus, ecco che la palla finisce a Leonard per un tiro aperto.

Inoltre, il playmaker francese sta capendo sempre meglio dove e come servire il pallone all’ultimo arrivato, senza però trascurare i momenti in cui va disegnato il gioco per Kawhi. Attualmente, Parker sta distribuendo i tiri tra le due principali stelle della squadra, un po’ come faceva all’inizio della sua carriera con Tim Duncan e David Robinson. Lungi da noi voler paragonare le due coppie, anche perché è impossibile innanzitutto dal punto di vista dei ruoli, ma questo fattore comune può aiutare a comprendere ulteriormente la grandezza degli Spurs, per i quali il bene della squadra viene prima di ogni cosa. E così anche uno come Parker, che ha scritto la storia di questa franchigia, adesso si ritrova a fare da guida ai due nuovi principali terminali offensivi.