L’inimmaginabile viaggio dei Clippers: dai Warriors ai Thunder, passando per Sterling e le follie di Chris Paul

Roma. Belli, forti, carichi, sfortunati, maltrattati, delusi, fisici, veloci, talentuosi, discontinui, determinati, intimoriti, rapsodici, sfacciati, frustrati…UNICI. Tutto e il contrario di tutto. Elementi che si contraddicono, parole dal significato opposto. Eppure è tutta un’unica descrizione. La descrizione dei Clippers racchiude tutto ciò che si vuole essere e che non si vuole essere nello stesso tempo. doc-riversSe non conoscessimo singolarmente ogni giocatore, saremmo liberi di affermare che questa squadra avrebbe fatto impallidire anche Vasilij Kandinskij, massimo esponente dell’astrattismo, che di quei concetti ne fa un uso piuttosto unico. Una loro partita, come del resto la loro stagione, può essere quasi paragonata ad una “Composizione” di Mondrian, opera dalla quale si può dedurre ciò che si vuole, si può capire tutto come non si può capire nulla. Forse, però, l’ultimo aggettivo di quella lunga lista iniziale tende a fare la differenza. Sì, perché come i Clippers non c’è nessuno.

Stagione che parte col piede giusto con l’ingaggio di un uomo che è chiamato a scrivere la storia di questa franchigia: Glenn Anton “Doc” Rivers. L’ex capo allenatore dei Celtics accetta la sfida e si rimette in gioco alla guida di uno dei roster più forti e competitivi della Lega. Il lavoro del coach si vede fin dal principio, con un DeAndre Jordan miglioratissimo rispetto alla stagione precedente, con un JJ Reddick rimesso al centro di un serio sistema offensivo, con Griffin che cambia radicalmente modo e stile di gioco e con il solito colonnello in campo che veste la maglia numero 3. La panchina, che si è andata migliorando nel corso della stagione, può vantare un curriculum niente male: il già campione nel 2010 del premio Sixth Man of the Year Jamal Crawford, Hedo Turkoglu vice campione NBA con i Magic, Darren Collison reduce da un’ottima annata a Dallas, Jared Dudley come uomo d’esperienza, Danny Granger All Star nel 2009 e Glenn Davis, uomo fidato di Doc, già suo giocatore a Boston. I presupposti per crescere e costruire qualcosa di positivo ci sono. Ma se da un lato abbiamo osannato questi giocatori per le loro esperienze, per le loro caratteristiche, gli stessi possono essere considerati Dottor Jekyll & Mr. Hyde. Per dirla in maniera più semplice, i Clippers non passano alla storia per la loro continuità di risultati o di gioco, anzi.

La stagione regolare termina con un eccellente terzo piazzamento ad Ovest con 57 vinte e 25 perse, dietro solo a OKC e SAS. I PO iniziano subito col botto, visto che l’accoppiamento previsto è con i Golden State Warriors di Stephen “Pistol” Curry. La serie è di quelle pazzesche dal punto di vista del basket giocato. Sì, perché durante questa serie di 7 estenuanti partite accade uno degli episodi più brutti della storia del basket e dello sport americano in generale. Le prime 3 gare vanno via fluide: Golden State vince la prima allo Staples, i Clippers li deridono vendicandosi alla seconda e alla terza il fattore campo è di nuovo dalla parte di LA. collagePoi, però, succede qualcosa che inevitabilmente cambia la stagione degli uomini di coach Rivers e dello stesso allenatore. Donald Sterling, proprietario della franchigia dal 1982, si lascia andare a commenti chiaramente di stampo razzista. Che si voglia dar conto o meno all’episodio, ciò che non può mancare è l’effetto domino di una notizia di tale ridondanza. Improvvisamente l’ambiente dei Clippers diventa isolato, con i giocatori che incassano il colpo ma sono decisamente scarichi in gara4, persa nella Baia. La protesta degli stessi giocatori avrà dei discreti effetti e Adam Silver, nuovo commissioner NBA, decide di radiare a vita dall’NBA  il magnate e in più aggiunge una multa di 2,5 milioni di dollari. Tenendo escluse dal nostro percorso le controversie legali e istituzionali, coach Rivers deve ulteriormente motivare, caricare e rinforzare l’aspetto soprattutto psicologico dei suoi ragazzi. L’impresa è ardua ma dopo altre 2 partite incredibili i Clippers riescono a far sua la serie strappando una vittoria pazzesca a gara 7, col punteggio di 121-126. I migliori protagonisti della serie offensivamente parlando sono Blake Griffin che ne mette 23 a sera e CP3, che aggiunge ai suoi 17.4 di media anche 9 assist ad allacciata di scarpe. i principali attori difensivi, invece, sono proprio i Clippers che, grazie al sistema subito ben radicato di Rivers, riesce a difendere e a contenere, nei limiti del possibile, un talento come Steph Curry. La prossima avversaria dei Clips è la seconda della classe: gli Oklahoma City Thunder del neo MVP Kevin Durant. La serie promette scintille e scintille saranno. E qui, più che in altre occasioni, vanno tirate fuori quelle parole che tanto si contraddicono ma che tanto rispecchiano i Los Angeles Clippers. Gara1 dominata da un CP3 da record che mette a segno 8 delle 9 triple tentate e conduce LA alla vittoria. Il gioco fatto vedere nella prima partita è forse uno dei migliori, come qualità, di questi fantastici PO e tutti gli autori sono coinvolti, da Paul a Griffin, dal lavoro di Barnes in difesa su KD, alle solite magie uscendo dalla panchina di JCrossover.  A distanza di appena 48h, i Clippers dimenticano quasi quanto fatto di buono in Gara1  e cedono nella seconda partita ad una pazzesca prova del duo Westbrook-Durant. Gara4 allo Staple Center è invece l’apoteosi del concetto di rimonta: sotto di 22 punti, i Clippers riescono a recuperare e vincere la partita grazie a una super difesa di Chris Paul su Kevin Durant. La serie mostra ancora la netta contrapposizione tra Dr. Jekyll e Mr. Hyde, tra lo Ying e lo Yang, fino ad arrivare alla sua massima ed eclatante manifestazione. Gara5, Chesapeake Energy Arena, match che vede sempre in vantaggio i Clippers, con una pallacanestro di ottimo livello e una difesa che, sempre nei limiti, concede il giusto a Westbrook e Durant. foulMa ecco che l’utimo minuto si trasforma in un incubo: dalla lunetta Griffin fa 1/2 (102-97) e a 1:08 dall’ultima sirena Davis cattura il ribalzo offensivo che vale un’altra azione per LA. La palla va nelle mani sagge di CP3 che gioca il solito Pick&Roll con Griffin, arriva al gomito e mette a segno il jumper del +7 a 49.2 secondi dalla fine. Appena si riprende a giocare Durant spara da 3 punti e realizza una delle sue triple e accorcia le distanze. Coach Brooks sul -4 non decide di far fallo, i Clippers creano una buona azione non finalizzata però da Crawford e dalla quale nasce il contropiede di Durant dopo una palla geniale di Westbrook. Durant in campo aperto realizza il -2 a 17.8 secondi dalla sirena. Sale la difesa, pressa Westbrook che ruba palla a Paul che follemente mette palla a terra, scarico per Jackson che prova a segnare ma Barnes lo ferma. La stoppata ritenuta regolare, a ralenty è chiaramente fallo e la terna decide di assegnare la palla a OKC nonostante l’ultimo tocco fosse di Jackson. Il regolamento è chiaro e consente questo tipo di fischio. Dalla rimessa nascerà uno dei fischi più discussi e discutibili di questi PO: Westbrook si alza e ricade col gomito su Paul che era saltato nel tentativo di contestare il tiro. Il fischio arriva, Paul è disperato, Rivers una furia in panchina. La follia di Paul costa il vantaggio OKC che con Russ fa 3/3. L’ultima chance di vittoria passa ancora per le mani di Chris Paul che perde la maniglia e regala la palla a Ibaka che cattura la palla della vittoria. Una furiosa rimonta e un finale pazzesco che costerà non poche ore di sonno ai Clippers. Rivers si lascerà andare ai microfoni un “We Got Robbed” (siamo stati derubati) e beccherà i canonici 25.000 dollari di multa.  Il vantaggio di OKC è di 3-2 nella serie e hanno il primo match point sulla racchetta allo Staples Center. Dopo una nervosissima Gara5, i Clippers ritrovano la calma e la loro pallacanestro ma mentre nella partita precedente Durant aveva più volte risparmiato la difesa, stavolta risulta essere un assassino spietato: 39 punti, 16 rimbalzi e 5/8 dall’arco. Finisce 104-98 per i Thunder e i Clippers abbandonano i sogni di gloria di inizio anno. Rivers tornerà a parlare ai microfoni e dichiarerà ancora una volta la sua ira per quei fischi finali. Paul in conferenza stampa è quasi in lacrime per ciò che è stato sciupato in Gara6. Tutto e il contrario di tutto, in un solo minuto di gioco.

Sebbene fossero una delle contender più pericolose, si deve dar merito agli sconfitti. La pallacanestro fatta vedere dai Clippers, la loro intensità, la loro tenacia difensiva, la loro fisicità ha fatto salire ancor di più il livello di questi già straordinari Playoffs. Il tira e molla legale continua ad essere una questione che tiene banco ma Rivers esclude categoricamente la possibilità di usare il caso Sterling come un alibi, a dimostrazione di grande professionalità e onestà. La speranza nutrita da tutti, forse anche dai tifosi giallo-viola vista la presenza a palazzo di un Lakers come Jack Nicholson, è questa vicenda venga accantonata il prima possibile e non lasci strascichi evidenti e dannosi per gli amanti dello sport più bello del mondo. L’estate dei Clippers resterà caldissima e non solo per il cocente sole californiano. Chris Paul potrebbe cambiar aria nonostante il contratto che lo lega ai Clippers per altri 3 anni, così come potrebbe vestire una canotta differente Blake Griffin. Lo stesso Rivers ha affermato che, se resterà traccia della famiglia Sterling in società, è pronto a rassegnare le dimissioni. Insomma, un futuro incerto, tutto da scoprire, quello degli UNICI e INIMITABILI Los Angeles Clippers.