NBA

L’ultima puntata dello Steph Curry Show

La vince sempre Steph. C’è poco da fare in questo momento, Curry sta giocando semplicemente ad un altro livello. La storia è fatta, l’imbattibilità è salva e il record parla di un clamoroso 21-0. Eppure mai come stavolta i Warriors hanno rischiato grosso. D’altronde è risaputo che giocare a Toronto non è mai facile, figuriamoci poi in una situazione così particolare, che ha spinto i Raptors a dare il meglio.

Nonostante Steph abbia avuto un’altra serata di onnipotenza cestistica, spedendo la palla in fondo alla retina in tutti i modi e da qualsiasi posizione, Golden State non è stata propriamente impeccabile in difesa, commettendo errori piuttosto inusuali. Toronto è stata bravissima a sfruttarli, soprattutto con un Kyle Lowry strepitoso, che ha lottato fieramente con Curry per tutto l’incontro, salvo poi cadere nei secondi finali, quando, sotto di tre, non ha completato il gioco da tre punti, sbagliando il tiro libero che ha praticamente chiuso i giochi. Sì, perché dall’altra parte i Warriors sono stati molto lucidi e Steph non ha ovviamente concesso alcuna speranza, mostrandosi glaciale dalla lunetta, dopo aver sbagliato due dei primi tre liberi tentati, una rarità per lui che li tira con oltre il 90%.

Golden State si è così imposta per 112-109, infrangendo il sogno di gloria di Toronto, che aveva realmente creduto di poter fare il colpaccio grazie ad una partita, e in particolare ad un secondo tempo, di grande spessore. E così i 41 punti con 7 assist di Kyle Lowry, che ha scelto proprio la sfida più affascinante per sfoderare la sua miglior prova stagionale, sono stati resi vani da un Curry confermatosi spaziale: il suo tabellino parla di 44 punti con 14/24 dal campo, 9/15 da oltre l’arco, 7/9 dalla lunetta, conditi da 7 assist in 38 minuti di media (+17 di plus/minus).

Può sembrare impossibile, ma le statistiche non rendono del tutto giustizia a quello che in questo momento è il #30 dei Warriors: non stiamo parlando “semplicemente” di un giocatore che segna tanti punti con ottime percentuali, bensì di uno che segna tanti punti con ottime percentuali prendendo tiri che per molti sarebbero anche solo impensabili. Il suo marchio di fabbrica è ormai l’arresto e tiro bruciante, non a caso le sue conclusioni scaturiscono da tale situazione nell’oltre il 40% dei casi (quando la media NBA è invece di poco superiore al 20%): stavolta la vittima designata è stata Toronto, che Steph ha tramortito soprattutto nell’ultimo quarto con una scarica di triple pazzesca.

Attualmente forse nessuno è ai livelli di Curry: il titolo vinto nella scorsa stagione lo ha reso pienamente consapevole di quello che può fare e gli ha trasmesso una fiducia totale. Quello che sta facendo il prodotto di Davidson al momento non sembra essere alla portata di nessun altro giocatore NBA: stiamo parlando di uno che firma in media 32.0 punti con il 52.4% dal campo e il 45.9% da tre (con 5.1 triple segnate a partita, un numero semplicemente irreale) e che ha già sfondato quota 40 punti in sette occasioni, il tutto con un’apparente facilità che è disarmante. In questa prima parte di stagione stiamo assistendo a qualcosa che forse non si è mai visto, quindi lo diciamo senza timore di sbagliare: Steph Curry è la principale attrazione della NBA, vederlo giocare non è mai tempo perso, ma anzi è spesso una grande emozione.