MY RELATIONSHIP WITH THE NORTHEAST OHIO IS BIGGER THAN BASKETBALL: quando l’amore trionfa sullo sport!

LBJ_Cleveland-fan_2013Ci sono innumerevoli punti di vista per guardare, giudicare, scegliere, decidere qualsiasi cosa nella vita. C’è chi rimane freddo e sceglie la strada più logica, c’è chi si lascia travolgere dall’adrenalina e sceglie l’avventura, c’è chi viene accecato dall’opportunità di diventare ricco e sceglie la soluzione economicamente vantaggiosa. E poi c’è chi, per fortuna, sceglie ancora col cuore. C’è ancora chi si lascia trasportare dalle emozioni, dai ricordi d’infanzia, dalle cose belle della vita, quelle che non potrà mai cancellare, come la città che ti ha visto nascere, crescere e diventare qualcuno. No. Queste non sono cose che si dimenticano. Non sono sfide che si accettano per dimostrare di essere il migliore di tutti o meglio di. Queste sono scelte d’amore verso una terra, di affetto verso la propria gente, di grande coraggio nei confronti di un sé interiore. Questo è LeBron Raymone James.

Deve esserci qualcuno in Ohio che conserva gelosamente il calendario dell’anno 2010. E deve esserci un gran cerchio rosso attorno alla data 8 luglio, perché fu il giorno designato da LeBron James per dichiarare in mondovisione dove “avrebbe portato il suo talento”. Le reazioni, da una parte e dall’altra, le conosciamo e toccheremo anche questo dolente tasto, perché si passerà anche per le cose negative. Ma, forse, la stessa persona che custodisce quella pagina di calendario, ora deve riflettere un po’ su quello che gli aspetta da qui ai prossimi 4/5 anni. Perché se quel giorno fu di grande disperazione, oggi è un giorno di gioia, di liberazione.

Intorno alle 18:30, ora locale, LeBron James attraverso il sito di Sport Illustrated dichiara di aver deciso di lasciare South Beach per ritornare a Cleveland e giocare con i Cavaliers. La sua decisione, stavolta, arriva attraverso una lettera che, obiettivamente, è toccante e carica di emozione e significati. Tanti i punti toccati, quasi tutti quelli a cui noi cercavamo risposta. Le parole sono tante e alcune ovviamente di circostanza ma si intende chiaramente che il pensiero di James, per una volta, si dimostra essere umano. La traduzione completa non servirebbe a far capire quanto siano realmente sentite le parole di LBJ ma alcuni tratti sono più che significativi.

I SOMETIMES FEEL LIKE I’M THEIR SON (A volte mi sento come se fossi un loro figlio): ritorna di grande attualità ciò di cui parlavamo prima, del bene che la gente ha provato e probabilmente prova per lui, della sua voglia in un certo qual senso di voler ripagare questo loro affetto con un qualcosa che va idealmente oltre un anello, oltre un titolo NBA. Lebron Honored Basketball

MY GOAL IS STILL TO WIN AS MANY TITLES AS POSSIBLE, NO QUESTION. BUT WHAT’S IMPORTANT FOR ME IS BRINGING ONE TROPHY BACK TO NORTHEAST OHIO (Il mio obiettivo è ancora quello di vincere il maggior numero di titoli possibile, non c’è dubbio. Ma ciò che per me è più importante è portare un trofeo nel Nord-est dell’Ohio): altro passo decisamente importante di una lettera che gronda di parole fantastiche per la sua gente. Il mio obiettivo è quello di essere grande ma prima venite voi, prima c’è da onorare questa terra che mi ha cresciuto, mi ha accolto e mi ha visto diventar grande. Il Prescelto che dal 2003 al 2010 ha illuminato la Quicken Loans Arena è un uomo cambiato, è un uomo che ha una maggior consapevolezza di sé e dei suoi obiettivi, ma di fronte all’amore più spontaneo che ci sia anche le priorità possono per un attimo venir meno.

I LOOKED AT THE OTHER TEAMS, BUT I WASN’T GOING TO LEAVE MIAMI FOR ANYWHERE EXCEPT CLEVELAND (Ho considerato le altre squadre, ma non avevo intenzione di lasciare Miami per nessun posto eccetto Cleveland): LeBron ammette di essersi guardato intorno per vedere dove avesse avuto più chance di perseguire il suo obiettivo ma non appena Cleveland si è fatta effettivamente viva, la sua scelta era lì, ad un passo ed è stata più facile del previsto. Facile, ma non facilissima come lui stesso ammette. Lascia una squadra che in termini di successo, consapevolezza, maturità e gloria gli ha dato tanto se non tutto quello che aveva a disposizione. Ringrazia Wade e Bosh, le due persone che lo hanno spinto ad scegliere gli Heat; ringrazia Chalmers, cita Haslem e ovviamente Riley e Arison. Questi 4 anni non possono essere dimenticati.

I’VE MET WITH DAN (Gilbert, GM dei Cavs), FACE-TO-FACE, MAN-TO-MAN- WE’VE TALKED IT OUT. EVERYBODY MAKES MISTAKES. I’VE MADE MISTAKES AS WELL. WHO AM I TO HOLD A GRUDGE? (Ho incontrato Dan Gilbert faccia a faccia, da uomo a uomo. Abbiamo parlato. Tutti commettono errori, Anche io ho commesso degli errori. Chi sono io per portare il broncio?): nei giorni scorsi si era parlato tanto (forse troppo!) del fatto che la decisione di James sia stata rinviata di un paio di giorni a causa di quella famosa lettera presente sul sito dei Cavaliers. Ma solo una persona che nutre un amore smisurato per la propria comunità può superare quelle parole onestamente brutte da leggere dei GM dei Cleveland Cavaliers. La voglia di tornare a casa è troppa e non si può tenere, a distanza di 4 anni, ancora il broncio per le idee di una persona. Poco prima della frase di cui sopra, James “perdona” anche i suoi (ex?) tifosi, quelli che bruciarono le maglie, quelli che lo diedero del codardo e quelli che smisero di amare il proprio idolo. Lui, dice, avrebbe fatto praticamente lo stesso.

I’M NOT PROMISING A CHAMPIONSHIP. WE’RE NOT READY RIGHT NOW (Non sto promettendo il titolo. Non siamo ancora pronti): dopo aver parlato del suo passato, James prende di petto il presente e vuole precisare subito le sue intenzioni. Si dice cambiato, si dice maturo e addirittura si definisce un “mentore” che può aiutare giocatori come Irving, come Waiters, come Thompson. varejaojamesA tal proposito, una piccola pecca va sottolineata: tra i talenti presenti nel roster di coach Blatt, James non cita Andrew Wiggins, una delle 3 prime scelte che avrà in squadra la prossima stagione. Dai nuovi ai vecchi amici, con speciale menzione a Varejao, suo “preferito” amico e compagno di spogliatoio. Chiudiamo qui questa piccola rassegna e passiamo ad occuparci dei due temi che più di tutti hanno contribuito a far decidere LeBron James. Le ultime righe della sua lettera sono distanti anni luce dal basket, sono pensieri, idee, cognizioni di una persona, prima ancora di un giocatore, che parla col cuore in mano e che è determinato da qualcosa che va oltre il salario faraonico, oltre qualcosa di prettamente materiale.

MY RELATIONSHIP WITH THE NORTHEAST OHIO IS BIGGER THAN BASKETBALL. OUR COMMUNITY, WHICH HAS STRUGGLED SO MUCH, NEEDS ALL THE TALENT IT CAN GET. IN NORTHEAST OHIO, NOTHING IS GIVEN. EVERYTHING IS EARNED. YOU WORK FOR WHAT YOU HAVE. I’M READY TO ACCEPT THE CHALLENGE. I’M COMING HOME (Il mio rapporto con il Nord-est dell’ Ohio è più grande, va al di la del basket. La nostra comunità, che ha lottato tanto, ha bisogno di tutto il talento che può avere. Nel Nord-est dell’Ohio, nulla è dato per scontato. Tutto si guadagna. Si lavora per quello che hai. Sono pronto ad accettare la sfida. Sto tornando a casa): le parole tendono a commentarsi da sole. Non si parla né di basket, né di anelli, né di gloria, né di business. Si parla solo ed esclusivamente di un ragazzo che è nato in un luogo piuttosto disagiato e che, grazie se non soprattutto alla sua grande speranza, cerca di emergere e di risorgere. Una terra che, come dice James, ha bisogno di tutto ciò di cui può disporre per migliorare. Nulla viene regalato ma tutto si deve guadagnare, col sudore, con il duro lavoro, quello che ha sempre contraddistinto un campione come LeBron. Si potranno aprire tantissime discussioni sui più svariati temi: perché lasciare Miami, perché tornare a Cleveland, perché non scegliere una meta più ambiziosa, perché non ritentare il colpo con i Big Three a Miami. Tutti validi motivi per cui potrebbe valer la pena discutere. Ma non oggi. Oggi LeBron ha scelto, oggi James torna a casa, dalla sua gente, dai suoi tifosi, dalla palestra che lo ha coccolato fin dagli albori. Accetta la sfida, forse la più dura della sua carriera, forse la più ambiziosa per un giocatore di pallacanestro. Che sia quella giusta o quella sbagliata non sta a noi dirlo e sarà solo il tempo a definirne l’esito. Oggi non vince Cleveland, non vincono i Cavs, non perde Miami, non perde LA che lo sognava e non perde nemmeno la NBA. Oggi, semplicemente, vince l’amore che James ha sempre provato per la sua terra natia, vince il cuore che porta a scelte del genere, vince il coraggio di chi non ha concluso qualcosa che aveva iniziato. Good Luck, LeBron!