NBA NBA Draft

NBA Draft 2015: verdetti interessanti per Lakers e Rockets, mistero Celtics

Il Draft 2015 è ormai consegnato agli almanacchi della NBA. Come ogni anno, la selezione dei migliori prospetti sulla piazza merita di essere seguita da un’analisi sulle squadre che si sono realmente rinforzate e quelle che, invece, non hanno tratto più di tanto vantaggio. E per una franchigia che sceglie a seconda delle sue necessità, ce n’è almeno sempre un’altra che compie delle decisioni misteriose. Quest’anno, la squadra più difficile da comprendere è stata Boston, che ha rimpolpato un reparto esterni in cui sembrava già ampiamente coperta. Pur non avendo scelte particolarmente alte, invece, gli Houston Rockets hanno trovato due giocatori funzionali alle loro necessità e che possono avere un impatto.

CHI HA SCELTO MEGLIO ─ Come dicevamo, gli Houston Rockets hanno convinto. Certo, la necessità primaria sembrava essere una point guard, ma proprio per questo motivo la franchigia texana è in trattativa con Sergio Llull del Real Madrid. Houston ha quindi virato, con la scelta numero 18, su Sam Dekker, grande attaccante e atleta non del tutto disprezzabile che può inserirsi in rotazione da cambio di Ariza e non solo. In un quintetto piccolo, può senza dubbio essere schierato da quattro, considerati i 206cm di altezza e le caratteristiche. Al secondo giro, i Rockets hanno pescato Montrezl Harrell, giocatore di grande intensità che può competere per entrare per qualche minuto di energia nella rotazione del reparto lunghi. I Los Angeles Lakers hanno stupito tutti lasciando passare Jahlil Okafor e puntando su D’Angelo Russell, ma è stata una scelta tutt’altro che azzardata. Russell è una combo guard di primo piano e di talento indescrivibile. Attaccante sensazionale del palleggio, ha una visione di gioco straordinaria che gli permetterà di giocare con profitto anche da playmaker, dopo un primo periodo di adattamento. Ma non è solo Russell l’ottima pescata dei Lakers: alla 27 è arrivato Larry Nance Jr. e alla 34 Anthony Brown. Forse Nance è stato scelto un po’ troppo in alto, ma la sua versatilità e le capacità di tirare in situazioni di catch and shoot fanno di lui un giocatore complementare a Julius Randle. E Brown spicca per difesa e tiro da tre: un perfetto elemento da rotazione.

BEST AVAILABLE PLAYER ─ La logica del best available player ha due facce: non sempre si rivela un vantaggio. I Philadelphia 76ers non avevano strettamente bisogno di un lungo, eppure si sono trovati quasi costretti a scegliere Jahlil Okafor. Phila è un cantiere aperto, per cui ha necessità in tutti i reparti, ma Nerlens Noel e Joel Embiid sembravano essere i due punti fermi su cui costruire il futuro. Invece i problemi fisici di Embiid ─ probabilmente fuori anche per tutta la stagione 2015/2016 ─ hanno convinto Hinkie a prendere in considerazione l’ipotesi di chiamare un altro lungo. E con Okafor ancora disponibile alla 3, i Sixers non hanno avuto dubbi. Al secondo giro Phila aveva ben cinque scelte e ha utilizzato quattro di esse per altri lunghi (Richaun Holmes, Arturo Gudaitis, Luka Mitrovic e Guillermo Hernangomez, quest’ultimo scambiato ai Knicks per due future seconde scelte). Misteri della squadra più illeggibile della NBA. Per i Miami Heat, invece, la logica del best available player è stata un vantaggio senza se e senza ma: nonostante una scelta relativamente bassa, la 10, Pat Riley è riuscito a mettere le mani su Justise Winslow. Il campione NCAA in carica ha le caratteristiche per diventare in futuro ottimo realizzatore e difensore d’elite. Potendo ricoprire, plausibilmente, le posizioni di guardia e di ala piccola. I Golden State Warriors hanno trovato alla 30 un colpo di notevole rilievo: Kevon Looney da UCLA. E, tra qualche anno, c’è la possibilità che ci troveremo a commentare questa scelta come una steal a tutti gli effetti. Anche i Denver Nuggets hanno scelto quello che si contendeva con Winslow il titolo di miglior giocatore ancora disponibile: con la 7 hanno chiamato Emmanuel Mudiay. Una point guard più che una combo, nonostante Ty Lawson nel roster. Ma, in questo caso, è più che probabile che l’arrivo di Mudiay significhi partenza per Lawson.

GLI STRANI CASI DI CHICAGO E BOSTON ─ Il caso dei Chicago Bulls, forse, poteva rientrare nel paragrafo precedente. Alla 22, Bobby Portis era semplicemente il miglior giocatore ancora disponibile. Però l’inserimento di un’ala grande ─ per quanto atipica, viste le doti di tiratore da fuori e le carenze nel gioco interno ─ in un contesto in cui sono già presenti Pau Gasol, Nikola Mirotic, Taj Gibson e Joakim Noah è di difficile lettura. Si poteva, stando alle necessità del roster, cercare di tutelarsi maggiormente nello spot di ala piccola in attesa di conoscere la scelta estiva di Dunleavy. Però Portis è un ottimo prospetto e Hoiberg dovrà trovare degli equilibri. Mirotic può avere caratteristiche offensive da small forward e Portis può ─ a seconda dell’avversario ─ accoppiarsi difensivamente con un’ala piccola. Visti i risultati del lavoro di Hoiberg in NCAA, Chicago sarà sicuramente una delle squadre più interessanti da analizzare nella stagione 2015/2016. I Boston Celtics, sulla carta, hanno invece compiuto un’autentica follia. I nomi dei giocatori attualmente sotto contratto appartengono quasi tutti ad elementi del backcourt: Isaiah Thomas, Avery Bradley, Marcus Smart e Evan Turner. Eppure, i biancoverdi hanno utilizzato la scelta numero 16 per Terry Rozier, esplosivo playmaker dei Louisville Cardinals. Le doti offensive del ragazzo non sono in dubbio, ma Rozier non sembra essere proprio il giocatore di cui Boston aveva bisogno. L’altra scelta al primo giro, quella di R.J. Hunter, ha più senso perché, sebbene si tratti di un’altra guardia, i Celtics non avevano un tiratore puro dall’arco nel roster.

FILL A NEED ─ Tra le squadre che hanno scelto in base a precisi bisogni di roster, spiccano i Milwaukee Bucks. Dopo aver raggiunto Greivis Vasquez attraverso una trade con i Toronto Raptors, la squadra di Jason Kidd si è tolta lo sfizio di portare nel Wisconsin un attaccante che mancava nel backcourt. Rashad Vaughn è un giocatore giovanissimo, dal grande potenziale, dai buoni mezzi atletici e dalle indiscutibili capacità offensive. Dopo la partenza di Vasquez, i Toronto Raptors cercavano una point guard di riserva per dare fiato a Lowry e hanno scelto Delon Wright. Uno dei pochi playmaker puri di questo Draft, con visione di gioco e capacità di ball-handling. Gli attaccanti a Toronto non mancano di certo e un giocatore così a Toronto può fare molto comodo. Così come Cameron Payne agli Oklahoma City Thunder. Se è vero che la palla dalle mani di Westbrook non la togli neanche mettendogli un playmaker di fianco, è altrettanto vero che ai Thunder dalla panchina mancava un giocatore con queste caratteristiche, capace di portare palla con successo e, al contempo, di creare dal palleggio anche per se stesso. I Thunder hanno un roster di notevole profondità, tranne che nel ruolo di ala piccola. Ma quando il titolare è Durant, la necessità di una riserva è abbastanza secondaria. Gli Orlando Magic avevano bisogno di un rim protector, ma è anche vero che utilizzare la numero 5 per Willy Cauley-Stein era un grosso rischio. Hanno quindi deciso di coprire le carenze nel ruolo di ala piccola con Mario Hezonja, super-talento europeo con grandi doti offensive e un potenziale altissimo. Al secondo giro, hanno pescato bene con la guardia tiratrice Tyler Harvey, miglior marcatore NCAA nella stagione passata. Menzione d’onore per gli Utah Jazz, che hanno trovato in Trey Lyles un’ala ─ da inserire in rotazione alle spalle di Derrick Favors e Rudy Gobert ─ con caratteristiche che mancavano nel loro roster, e per i Washington Wizards, che si sono tutelati in caso di partenza (praticamente certa) di Paul Pierce affiancando ad Otto Porter nel suo ruolo un’ala piccola del calibro di Kelly Oubre, buon tiratore e amante della transizione.

TUTTO DA COSTRUIRE ─ Due squadre in particolare hanno dimostrato, nella stagione passata, di aver un assetto da trovare in maniera completa o quasi. Partiamo dai New York Knicks, che hanno rischiato il tutto per tutto preferendo, con la scelta numero 4, Janis Porzingis a giocatori come Hezonja, Mudiay e Winslow. Phil Jackson ritiene che il lettone sia uno dei giocatori con il maggior potenziale in tutto il Draft e, come altri scout, è rimasto affascinato dalla mobilità di questo lungo e dalle capacità, dimostrate durante il workout, nel tiro da fuori. Difficile dire, ad oggi, quale impatto potrà avere in NBA sul lungo termine e, proprio per questo motivo, si può definire quella dei Knicks come la scelta più rischiosa dell’intero Draft. Con la 19 (presa dagli Hawks), i Knicks hanno scelto Jerian Grant, un buon attaccante che però talvolta tende ad accentrare i possessi. E, nella Grande Mela, sperano così di aver coperto due ruoli. I Minnesota Timberwolves non hanno tutto da costruire, ma è chiaro che se nella stagione precedente chiudi con il peggior record, allora qualcosa da sistemare c’è. Con la prima scelta sono andati sul sicuro, chiamando Karl-Anthony Towns. E hanno ottenuto, cedendo la 31 e la 36, la numero 24 dai Cavs, con cui hanno aggiunto al roster Tyus Jones di Duke. Due giocatori nei ruoli di Rubio e Pekovic, ma è chiaro che la fiducia nei due giocatori europei è crollata da tempo. Anche se, al momento, il posto da titolare di Rubio non è a rischio. I Timberwolves del futuro, dopo l’arrivo di Wiggins un anno fa, iniziano a prendere corpo. Tra le squadre che hanno molto da costruire ci sono anche i Brooklyn Nets: in questo Draft hanno scelto due ottimi atleti e potenziali grandi difensori come Rondae Hollis-Jefferson e Chris McCullough. E, visto il contesto, non è escluso che concedano loro spazio fin da subito. Una coppia intrigante, per caratteristiche, nei ruoli di ala piccola e ala grande.

NESSUN FUOCO D’ARTIFICIO ─ Concludiamo la nostra lunga analisi con le squadre che non si sono fatte notare più di tanto durante il Draft. Per esempio i Portland Trail Blazers, in piena smobilitazione in attesa dell’addio definitivo di Aldridge, che hanno di fatto rinunciato alla 23 (con cui è stato scelto Hollis-Jefferson) per prendere da Brooklyn il lungo Mason Plumlee. I San Antonio Spurs, come spesso accaduto in passato, hanno deciso di scegliere a fine primo giro un europeo (Nikola Milutinov) da lasciar crescere nel Vecchio Continente. Con la scelta numero 25, i Memphis Grizzlies hanno aggiunto Jarell Martin ad una squadra già completa, a meno che Marc Gasoli non saluti il Tennessee. Martin è un grande atleta, abituato a cavalcare la transizione. Starà a Joerger disciplinarlo. E se c’è un coach adatto, quello è proprio lui. I finalisti NBA 2015, i Cleveland Cavaliers, hanno deciso di rinunciare alla loro scelta del primo giro (24, Tyus Jones) per portare a casa dai Timberwolves la 31 (Cedi Osman) e la 36 (Rakeem Christmas). Strategia ben precisa per avere due giocatori al posto di uno, o al contrario, decisione da leggere come volontà di non riempire spazi nel roster? Stando alle indiscrezioni, Osman dovrebbe rimanere in Turchia per altri due anni. Anche gli Atlanta Hawks hanno ceduto la loro prima scelta per prendere Tim Hardaway Jr. dai Knicks.