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NBA Draft Story: quando i Cavs scelsero Potapenko prima di Kobe e Nash

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Il treno ucraino. Così era soprannominato Vitaly Potapenko, l’unico nella storia di Wright State University, insieme a Bill Edwards, ad entrare nella NBA. Dopo la sua seconda stagione in NCAA, chiusa con 21.4 punti (61.2% dal campo, 71.3% dalla lunetta), 7.3 rimbalzi e 1.4 assist in 32.3 minuti di media, Potapenko si dichiarò per il Draft del 1996, quello che è poi passato alla storia come uno dei migliori di sempre. Di certo non per merito dell’ucraino, che ha sì avuto una discreta carriera ed è sempre stato apprezzato per la sua durezza fisica, ma non è mai stato più di un buon rimbalzista e di un buon centro difensivo nell‘1vs1.

Nel 1996, i Cavaliers furono eliminati al primo turno dei playoffs dai Knicks, dopo aver chiuso la regular season al quarto posto della Eastern Conference, e ottennero la dodicesima scelta del Draft. Una bella scelta, considerando il talento che circolava in quel Draft, ma che Cleveland non seppe sfruttare al meglio per provare ad assicurarsi un giocatore che in futuro sarebbe potuto diventare importante per la franchigia. Alla n.12, infatti, chiamò Potapenko, lasciando alla 13 Kobe Bryant (scelto da Charlotte e poi inserito in una trade con i Lakers) e Steve Nash alla 15 (selezionato dai Suns). In pratica, al posto del centro ucraino, i Cavs avrebbero potuto chiamare due giocatori che sono poi diventati MVP della lega e probabili futuri Hall of Fame (sicuro il #24 gialloviola).

Con il senno di poi è facile parlare e dire che Cleveland fece una pessima scelta (anche se in parte riscattata con Ilgauskas alla n.20), ma magari poi nel 2003 non avrebbe avuto la possibilità di chiamare LeBron James alla n.1, se uno tra Kobe e Nash fosse diventato il volto dei Cavs. Più che altro la scelta di Potapenko non è altro che la conferma del fatto che il Draft spesso è una sorta di terno al lotto, in cui ci sono troppe variabili in gioco, tanto da non esserci mai davvero una scelta sicura.