NBA Music – La faccia audio della Lega

La NBA e il mondo della musica sono ben più che strettamente collegati, in ogni ambito della Lega. Una componente esistenziale nel grande basket, un’occasione che permette di farlo conoscere a chi non ne è coinvolto, un ponte facile da utilizzare per espandere le proprie conoscenze, musicali per i discepoli cestistici, cestistiche per i figli delle note. Andiamo insieme a dare un’occhiata ai principali temi sonori di LeBron, Kobe e soci.

HIP – HOP AL VERTICE – Che la cultura hip – hop influenzi lo stile di vita della NBA è indubbio, anche a causa di un interscambio di ruoli che permette questa relazione. Da una parte, perché molti dei suoi figli sono cresciuti in contesti dove il rap e la violenza di questo genere musicale scorrevano, insieme al sangue, negli oscuri vicoli dei ghetti. Da una parte, quasi a conseguenza, chi nel mondo della musica ha già sfondato è arrivato al punto di continuare l’amore per il basket, anche economicamente parlando. Jay – Z  da molto tempo è in questo giro: in piccola parte è stato lui uno degli artefici della creazione dei Brooklyn Nets (in concerto nel 2012 a New York si è presentato con la maglia bianco – nera con il suo nome) e LeBron, se non fosse stato interessato altrove, probabilmente avrebbe indossato la maglia dell’ora team di Deron Williams, come la Gazzetta (e non solo) predicevano nel 2008. Ora l’autore di “The Blueprint” è proprietario di un’agenzia che gestisce gli interessi dei giocatori: la Roc Nation Sports. Tra le sue firme, c’è pure un certo numero 35 dei Thunder … Cambiamo città e, ovviamente, cambiamo rapper. Eminem, a Detroit, è più che un semplice artista. È un idolo delle folle di Motown, anche grazie all’amore che Marshall Mathers III nutre nei confronti della città. Il Rabbit di “8 Mile” è stato a lungo anche uno dei frequentatori delle tribune del Palace di Auburn Hills e le telecamere, a gara 5 delle Finals 2005, lo hanno beccato ad esultare per il jumper di Rasheed Wallace su Tim Duncan, con la maglia numero 36 e i capelli biondi sparati per aria. Più recentemente è stato il turno di Drake: nel giro di un anno è passato dalla tentata cecità di Tony Parker (causa lite con Lil Wayne nella quale il play degli Spurs si è trovato in mezzo) a diventare ambasciatore dei Toronto Raptors. Lo scopo preciso della franchigia canadese è usare il nome del connazionale cantante di “Over” per ampliare la propria pubblicità e, cosa riuscita, di vincere la competizione per l’All – Star Game 2016. Per non parlare dei vari Snoop Dog, Kanye West, Lil Wayne, Sean Paul, amici di vari giocatori e frequentatori dello Staples Center. Tra i giocatori? Da Kobe (sua K.O.B.E.) a Kidd, fino al simbolo della cultura hip – hop in divisa (se non avete capito che parlo di Iverson, smettete di leggere questo articolo), autore di “40 Bars”, sono tutti coinvolti più o meno nel gioco delle rime parlate e per diletto incidono qualche demo. Poi c’è chi, come Shaq, incide cinque studio album, con gente del calibro di Jay – Z e Michael Jackson e chi, come il nostro Danilo e Al Harrington, provano a simulare Beyoncé … Anche Will Smith si è dedicato al binomio R&B (Rap&Basket): performing “Switch” in un video girato all’AT&T Center, il principe di Bel Air è stato il protagonista dell’omaggio 2005 ai neo campioni Spurs.

SULL’iPOD E IN CONSOLLE – L’influsso rap, ovviamente, si trova pure nelle tracce e gli artisti che i vari giocatori ascoltano. I più gettonati, ovviamente, Jay – Z e Drake. A seguire vengono Kanye West e Lil Wayne. Questo, poi, si riversa sui videogiochi. Con la dirigenza del grande capo Sean Carter, NBA 2K14 è stato fornito di una ben più che ricca compilation di pezzi scelta da LeBron James. Tra i tanti, “Not Afraid” (Eminem), “Get Lucky” (Daft Punk), “Can’t Hold Us” (Macklemore & Ryan Lewis), “All Of The Lights” (Kanye West) ad animare il miglior gioco di basket mai realizzato.

GIOCATORI IN RISALTO – Dopo l’uscita di Space Jam, nel 1996, l’interesse mediatico verso la NBA è aumentato considerevolmente e questo ha portato a nominare sempre di più il nostro amato mondo nelle rime. Così su due piedi vengono in mente alcuni titoli, come “Magic Johnson”, pezzo punk rock dal ritmo veloce che i Red Hot Chili Peppers scrissero per omaggiare il grande play. Merita particolare attenzione “Kobe Bryant” di Lil Wayne, anche solo per il testo della canzone. Prima parte dove è il Mamba a parlare: “I want to be the best, simple and plain […] And to be the best you have to win”. La frase più significativa, però, è di Lil, “Going for the 4th ring like it was his first […] Let’s do it for Kareem!”. Contate che la canzone è stata scritta nel 2009 e da allora fino ad oggi il numero 24 non ha smesso di stupire con la sua maniacale etica lavorativa. L’ultima, in ordine, è “23” di WiLL Made – It. Ma credo che, grazie alle semi – nudità di Miley, la conosciate anche fin troppo bene.

PER DARE CARICA – Nella NBA la carica dei giocatori e del tifo è uno dei motivatori dell’intera partita. I giocatori hanno bisogno di essere scatenati e la loro adrenalina ha bisogno di un fuoco che accenda la trance agonistica. Su tutti, negli ultimi tempi, i responsabili acustici dei palazzi puntano su due perle: “Hells Bells” e “Welcome to the Jungle”. Agli AC/DC, di solito, vanno i finali di partita più combattuti, con a volte solo la potente campana che precede il giro di chitarra di Angus Young. La campana accompagnava anche Raja Bell quando segnava, con lo spaker che diceva “Rajaaaa” e faceva partire due rintocchi. Slash e i Guns n Roses, invece, si occupano di animare alcune gare di Finale (su tutte, gara 5 del 2010, gara 6 del 2013 a memoria). La più epica di tutte, però, appartiene agli Alan Parsons Project. Finali 1997. Chicago Bulls – Utah Jazz. Gara 6, United Center. Un’introduzione della squadra destinata a restare nella storia: il palazzo è buio, parte un video sul maxischermo che mostra un toro rosso alla carica lungo una strada asfaltata. Lo speaker urla “Here are your Chicago Bulls!”, la folla esulta. Si parte con Pippen, Steve Kerr, Rodman. Infine, sul colpo di piatti finale, “Guard, from North Carolina Univeristy. MICHAAAAAAAEL JOOOORDAN!”. Da accapponare la pelle.

Chicago Bulls Introduction 1997 NBA Finals Game 6

IL SAPORE DELLA VITTORIA – Se questo paragrafo ha il titolo del film Disney con Denzel Washington, non è casuale. Il suo tema musicale, “Titans Spirit” di Trevor Rabin, è usato fin dall’uscita della pellicola (2001) come una dei pilastri della colonna sonora dei giochi olimpici e, nel Natale 2011, ha visto Dirk Nowitzki alzare il suo primo anello al cielo, mentre lo stendardo dei Mavs campioni NBA veniva affisso al soffitto dell’AAC. Di celebrazioni di vittoria, nella NBA, se ne sono viste molte e, paradossalmente, “We Are The Champions” è una delle meno belle. Quest’anno è stato il turno di “The Rising” di Springsteen a musicare la cerimonia degli anelli (c’entrerà l’amicizia che il Boss e Pat Riley?). Di questi tempi, l’inno di vittoria della NBA è molto vicina al nostro paese: sto parlando di “Seven Nation Army” dei White Stripes, una delle micce degli Heatles nelle gare che contano e il pezzo pronto da mettere per i DJ di Miami alla Triple A quando David Stern consegna i premi.

I COMMERCIAL – I “Commercial” sono i brevi spot pubblicitari che la NBA diffonde, tramite web o TV, per vendere il proprio prodotto. Il più importante, ovviamente, è quello che sancisce l’inizio dei playoff e, in un modo nell’altro, il sottofondo finisce negli iPod degli appassionati della stelle&spicchi. L’ultimo vedeva Dwight Howard e LeBron affiancare WILL.i.AM in “#thatpower”, la hit che il leader dei Black Eyed Peas e Justin Bieber hanno rilasciato proprio in occasione della post season e che, subito dopo, ha infuriato nelle discoteche. A ritroso, nel 2011 Nicole Schrezinger ha realizzato una versione super hard rock di “Black Dog” dei Led Zeppelin, mentre nel 2009 Kanye West e “Amazing” hanno posto la domanda “who will be the next one?”. Il 2010 non è stato musicale, almeno non nel senso stretto del termine: il video promozionale, infatti, vedeva Justin Timberlake e Jamie Foxx (da sempre appassionato e produttore rap, come prova “100 Black Coffins”, da lui prodotta per “Django Unchained”) opinionisti per due minuti, valutando le ipotesi di vittoria. Se quando Kyrie Irving calcava per la prima volta il suolo NBA, come prima scelta del Draft 2011, lo spot era animato da “Rolling in The Deep” di Adele, è vero che non solo hip – hop  e R&B si trovano nel repertorio dei Commercial. I pezzi melodici, forse, i più belli: “Everything” di Carly Comando, il cui attacco subito collega al “Where Amazing Happens” del 2008/2009, e “Fly”. Uno dei brani più famosi di Ludovico Einaudi, infatti, è stato il fondo alla PS del 2009, con la slow motion di LeBron che schiacciava per vincere Gara 5 dei playoff contro i Celtics nel 2008, o Tayshaun Prince che nel 2004 si fece il campo in corsa per cancellare Reggie Miller e il suo facile layup. O, meglio ancora, “Time” di Hans Zimmer, tema del film “Inception”, che ha dato un tono di potenza olimpica al commercial di qualche settimana fa, per aprire la stagione intera. A ricordare che la NBA è la regina delle Leghe.

L’ALL STAR GAME – Non si può parlare di musica NBA senza citare la carrellata di artisti che dal 2008 hanno avuto l’occasione di esibirsi in mondovisione in quello che, da qualche anno a questa parte, ha rubato una parte di palco al Superbowl per la sport music. A partire dall’All Star Game di New Orleans, infatti, si sono mostrati simboli della musica di ogni genere. In ordine:

  • 2008, New Orleans: opening il trombettista Kermit Ruffins, spettacolo dell’intervallo lungo vari artisti, tra I quali Harry Connick Jr.;
  • 2009, Phoenix: opening Nas, spettacolo dell’intervallo lungo John Legend e Juanes;
  • 2010, Dallas: opening Usher, spettacolo dell’intervallo lungo Shakira prima e Alicia Keys a chiudere;
  • 2011, Los Angeles: spettacolo dell’intervallo lungo Rihanna, Drake e Kanye West;
  • 2012, Orlando: spettacolo dell’intervallo lungo Pitbull, Ne – Yo, Chris Brown;
  • 2013, Houston: opening Ne – Yo, spettacolo dell’intervallo lungo Alicia Keys;

Per “The Star Spangled Banner” spiccano John Legend nel 2013, Mary J. Blidge nel 2012, Josh Groban nel 2011. Tra tutte le prestazioni, da ricordare è quella del 2003 ad Atlanta, nella quale la protagonista fu una spettacolare Mariah Carey che cantò con un abito da sera con strascio in stile maglia 23 dei Wizards. Già, tra le fila della Eastern c’era un MJ al suo ultimo anno da giocatore.

FILOSOFIA MUSICALE – Intrattenimento live e interattivo fanno capire una cosa sola, quindi: il mondo NBA e la musica sono una cosa sola e, se avete finito questo articolo senza annoiarvi, capirete che non possono essere altrimenti. Riti dei giocatori, dei tifosi, degli addetti al settore commerciale usano l’arte musicale per perseguire gli ideali di Schopenhauer: la musica è l’arte maggiore, che eleva la NBA al divinismo e alla grandezza. I suoi discepoli non possono fare altro che ammirare, estasiati, un modello di grandezza sportiva.