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NBA Preview: Memphis Grizzlies – Spendi, spandi, effendi

I put no expectations and pressure on myself – Viva l’ipocrisia. In parte credo che sia nella forza dei professionisti paventare una certa sicurezza, ma quando hai appena siglato il quinquennale più ricco della storia della NBA e, a detta di tutti, non rientri nei primi tre giocatori della Lega, allora la risposta che hai dato è quella sbagliata. “Mi sto cagando sotto”, forse era più appropriato. Eppure Mike Conley, incalzato dal suo intervistatore per essere entrato in uno dei club più esclusivi della pallacanestro (quello di coloro che prendono più di trenta milioni di dollari l’anno per giocare), ha sfruttato la sua paura mascherata da tranquillità per dare la più banale delle risposte. Non ha ovviamente sottolineato che il futuro della franchigia sia inevitabilmente legato al suo rendimento, ne tanto meno ha usato l’aggettivo “compromesso”, perché a quanto pare, la pressione e le aspettative, lui non sa nemmeno cosa siano. Invece qui stiamo parlando di affari ed in affari, più soldi investi, più si alza il coefficiente di rischio per quello su cui hai investito. Il margine di errore è talmente sottile che o Mike farà vedere almeno per quattro anni una pallacanestro stratosferica oppure possiamo già iniziare a parlare di “pacco”. A Memphis, ovviamente, sperano nella prima opzione, ma l’età del giocatore e la sua incidenza sulla NBA nelle ultime stagioni, lasciano presagire il contrario. Non che Conley sia un disperato, forse è uno dei playmaker più puri che ci siano in circolazione, ed il suo lavoro lo porta sempre a termine superbamente. Però, finché ricevi una giusta retribuzione per ciò che fai, nessuno ti viene a fare i conti in tasca, ma appena esci fuori dal seminato, ecco tutti pronti ad attendere la tua dipartita. Per i Grizzlies sarà dunque una stagione nella stagione, un anno in cui prima ancora dei risultati, sarà indispensabile salvare la faccia sia di Conley sia di chi gli ha offerto quella cifra, 153 milioni di dollari in cinque anni. Di solito non mi piace scrivere i numeri in cifre, ma questo era troppo lungo per non riassumerlo. Parte delle responsabilità pendono senza ombra di dubbio sul nuovo coach David Fizdale, del quale sappiamo poco come capo allenatore, poiché gli ultimi otto anni li ha passati a fare l’assistente di Spoelstra a Miami. Dunque si parte con un’incognita, in un roster che, però, oltre a Conley preserva ancora qualche certezza. Eppure sono certezze biografiche, perché Zach Randolph e Marc Gasol, al momento, non ne possono offrire altre. Il primo entra nella sua quindicesima stagione tra i pro e, nel mezzo, ha visto l’evoluzione del gioco come un informatico anni ‘90 è passato dal 56k alla fibra ottica: finora si è sempre adattato, talvolta con risultati straordinari, ma a trentacinque anni le difficoltà purtroppo aumentano in maniera esponenziale. Il secondo invece, che di anni ne ha tre in meno, non patisce tanto all’anagrafe quanto nella tenuta fisica: è fermo da febbraio, ha saltato pure i Giochi e, ad oggi, presenta ancora una mezza incognita sul giocatore che potrebbe essere in questa stagione. Insomma, i nomi ci sono, ma forse erano meglio due o tre anni fa.

I love you and wish you the best of luck! – Con questo tweet, Chandler Parsons ha salutato Mark Cuban per accasarsi ai Memphis Grizzlies. Anche io amo Cuban, ma se dall’altra parte mi offrono più di venti milioni di dollari, non posso che non amare di più gli altri. Soprattutto se negli ultimi diciotto mesi ho passato più tempo sotto i ferri che sopra. Ovviamente a Memphis hanno lo stesso contabile di Fabrizio Corona, quindi non si sono fatti scrupoli ed hanno subito fiutato l’occasione. Detto ciò, il Parsons di Houston era un giocatore da “frontline” estremamente affidabile e se solamente tornasse a quel livello allora non potremmo parlare di soldi completamente sprecati. È un tiratore, ha fisico, non difende. È il prototipo del giocatore NBA del 2016 per squadre che non vogliono sfigurare. Spetta così all’esordiente Fizdale mischiare al meglio le carte che ha, prestando attenzione a non sbagliare neanche una mossa, perché, come detto, i margini di errori sono pochissimi. Al contrario dei quattro “frontmen” pieni di incertezze, Memphis può sempre puntare su chi, invece, ha fatto della solidità un’arma potentissima: forse Tony Allen non può rappresentare l’archetipo del titolare in una squadra da Playoff NBA, eppure è sempre e ancora lì e, a differenza dei compagni, è l’unico sul quale sarà difficile nutrire dubbi, sempre che se ne riconoscano i limiti offensivi. Nel caso, si scaldi pure Wade Baldwin, rookie da un discreto potenziale.

Forever young – Per omaggiare il nuovo premio Nobel alla Letteratura, usiamo il titolo di una sua canzone per definire un altro tassello importante del roster di Memphis. Visti i buoni risultati della passata stagione, anche quest’anno è stato confermato un giovane trentanovenne di nome Vince Carter. Forse non sarà più il pericolo numero uno dell’Areonautica Militare americana, ma da quasi un lustro è riuscito a reinventarsi giocatore abbastanza completo per poter sopravvivere. Doveva essere il nuovo Jordan, non lo è stato, ma se non sei comunque un campione difficilmente arrivi a giocare ancora a quell’età in una lega ad alto tasso di fisicità. Insieme a Brendan Wright rifornirà senza ombra di dubbio fiato e qualità dalla panchina. Il resto del roster è stato completato con gli spiccioli rimasti, pochi giocatori superano il milione l’anno e, pertanto, per una giusta logica consumistico-capitalista non meritano menzione alcuna (sperando sempre e comunque di essere smentito a fine stagione).

Dove possono arrivare – Se tutto quadrasse nel verso giusto, anche molto in alto. Scherzi a parte, giustificati come visto, sulla partita secca e con la sorte a proprio vantaggio, i Grizzlies sono una squadra temibile. Solida, lunga e completa, almeno nei primi sette/otto giocatori (cosa non da poco), sebbene si siano prestati come esempio delle follie del mercato NBA 2016, hanno ancora un ottimo margine di vittoria. Non da titolo, non da Finals, ma da prime sei squadre della lega?

Quintetto ideale – M. Conley, T. Allen, C. Parson, Z. Randolph, M. Gasol (Sesto uomo: B. Wright). Noi vi forniamo preview e consigli, ma voi avete il coraggio di sfidarci in un fantabasket sulla NBA? Se pensate di essere così temerari, basta cliccare qui http://bit.ly/2dFSSY5