NBA Rookie Coach: Dave Joerger, l’uomo del presente e del futuro per i Grizzlies

Quando Lionel Hollins è stato licenziato, nonostante avesse condotto i Grizzlies alla miglior stagione della loro storia, la dirigenza ha scelto di affidare l’incarico di capo-allenatore a Dave Joerger, ex assistente di coach Hollins. C’era grande curiosità su come avrebbe gestito i Grizzlies alla sua prima esperienza, anche considerando che aveva manifestato ad inizio stagione il desiderio di modificare leggermente il gioco della squadra. Per capire il percorso compiuto da Joerger nella stagione 2013/2014, forse è meglio partire dalla fine, ovvero dalla leggendaria serie contro gli Oklahoma City Thunder al primo turno dei Playoffs. Una serie che il coach ha perso unicamente per alcuni dettagli, nonostante il divario tecnico tra le due squadre fosse nettamente in favore dei Thunder.

JOERGER BATTE BROOKS 6-0, 6-0, 6-1 – Certo, lo sappiamo che i Thunder hanno vinto la serie, ma il confronto tra i due allenatori è stato, a parere di chi scrive l’articolo, impietoso. Da un lato si è visto un coach che ha saputo compiere gli aggiustamenti necessari e ha dimostrato grandi doti di lettura anche a partita in corso. Dall’altra parte c’era invece un allenatore, che peraltro ha già partecipato ad una finale NBA, completamente in balìa delle lune di Kevin Durant e di Russell Westbrook. Joerger ha creduto fino in fondo nella sua difesa e nel suo attacco e ha quasi sempre fatto la scelta vincente nel corso delle partite centrali della serie. È difficile stabilire se i Grizzlies siano stati eliminati per colpa del primo tempo di gara 1, dei 5 punti nell’ultimo minuto di Reggie Jackson in gara 4 o per il pugno di Zach Randolph a Steven Adams in gara 6, ma è certo che, dal punto di vista del gioco, hanno fatto sicuramente meglio degli avversari. Brooks ha aspettato cinque partite per il primo aggiustamento: ha capito che un difensore come Sefolosha non era poi così fondamentale contro l’attacco controllato dei Grizzlies e ha preferito virare su Caron Butler, per avere un’opzione aggiuntiva in campo sugli scarichi di Westbrook e Durant. Joerger, invece, ha avuto il coraggio di schierare quintetti inediti nei minuti decisivi, anche se questo significava lasciare in panchina giocatori fondamentali. Come in gara 4, quando i Grizzlies hanno rimontato 12 punti nel quarto periodo – davanti ad un Brooks in versione zattera in mezzo all’oceano – con Randolph in panchina e in campo Udrih, Conley, Allen, Miller e Gasol.

I PROPOSITI DI INIZIO STAGIONE E IL RITORNO AL PASSATO – I Grizzlies che abbiamo potuto ammirare nei Playoffs contro i Thunder sono il frutto di un percorso durato un anno. Inizialmente, infatti, Joerger aveva manifestato l’intenzione di aumentare il ritmo offensivo della squadra, anche se questo significava diminuire in parte le situazioni di difesa a metà campo per i suoi. Un bravo allenatore, però, deve essere anche in grado di sviluppare i suoi propositi nel modo richiesto dalle varie situazioni che si vengono a creare. Ed è così che Memphis è stata ugualmente la squadra che in stagione ha giocato meno possessi sui 48 minuti e che ha tirato di meno dall’arco dei tre punti. È con questa filosofia che Memphis si è costruita un nome in NBA negli ultimi anni e che ha rischiato di vincere una serie contro i Thunder nonostante la seconda peggior efficienza offensiva nel primo turno di questi Playoffs. Il coach dei Grizzlies si è dimostrato incline all’utilizzo del quintetto piccolo, con Tony Allen e Mike Miller come ali, nelle situazioni in cui ciò è stato possibile. A mettere i bastoni tra le ruote a Joerger durante la stagione regolare ci hanno pensato anche gli infortuni, che hanno colpito Mike Conley, Tony Allen e, soprattutto, Marc Gasol. Senza il centro catalano, i Grizzlies sono scivolati lontano dalla zona Playoffs. Al rientro del DPOY 2012/2013, Joerger ha dimostrato a tutti cos’avrebbe potuto fare con la squadra al completo e ha vinto 33 delle restanti 46 partite. Una striscia che ha consentito alla franchigia del Tennessee di scavalcare Suns e Mavericks per piazzarsi al settimo posto. Al suo esordio da capo-allenatore, in sostanza, Joerger si è regalato una stagione da 50 vittorie in una squadra che, nella sua storia, ha vinto 50 o più partite solo tre volte.

I PREGI DI JOERGER – La filosofia del nuovo coach dei Grizzlies è stata chiara fin dall’inizio: eliminare il più possibile il tiro dalla media dal playbook, anche perché i suoi giocatori non eccellono di certo in questo aspetto del gioco. Joerger è riuscito ad organizzare un attacco controllato ed efficace, incentrato sui movimenti con e senza palla. Le situazioni principali prevedono, naturalmente, Marc Gasol in post alto e Zach Randolph in post basso. L’azione spesso ha inizio con un consegnato di Gasol per il playmaker e si sviluppa con il portatore di palla che cerca la penetrazione o il ribaltamento di lato. In base alla situazione concessa dalla difesa, si viene a creare un layup, un tiro per uno tra Gasol e Randolph dal post o, nel peggiore dei casi, un tiro da fuori. Anche il sistema difensivo ha dimostrato di funzionare alla perfezione, grazie ai meravigliosi interpreti di cui i Grizzlies sono dotati. Primo fra tutti Tony Allen, usato come francobollo da apporre al miglior giocatore della squadra avversaria. Le capacità difensive di Allen permettono di evitare il raddoppio, se non in casi eccezionali a centro area. Il credo dei Grizzlies resta uno in particolare: se un avversario ha grandi capacità offensive, non bisogna farlo ricevere. Il generale difensivo di Memphis nel pitturato è Marc Gasol, che ha ottima tecnica e compensa la non eccezionale di rapidità con un buon istinto sugli aiuti. Al di là delle questioni prettamente tattiche, Joerger ha saputo tirare fuori il meglio dai suoi giocatori. Ad esempio Courtney Lee, che era finito ai margini della NBA prima di riscoprirsi attaccante da 11 punti media a Memphis. Mike Miller, in maglia Grizzlies, ha dimostrato che sarebbe potuto tornare utile anche nella corsa al terzo titolo degli Heat, Zach Randolph è tornato vicino ai livelli della stagione 2010/2011 e Conley è ormai considerato come uno dei migliori playmaker in NBA. Nei Playoffs, Beno Udrih ha dato un gran contributo proprio nelle situazioni in cui ha ricevuto il consegnato da Gasol.