NBA Rookie Coach: le montagne russe di Jason Kidd e dei suoi Nets

L’immagine di copertina è perfetta per fotografare nel migliore dei modi la prima stagione di Jason Kidd in qualità di head coach dei Nets. Mantenere la calma è fondamentale: sia durante un inizio di stagione terrificante, ben al di sotto delle aspettative per una squadra formata con l’intento di essere subito una contender, sia durante una seconda parte di continui progressi.

Probabilmente questa annata di Brooklyn passerà alla storia come una delle più strane ed imprevedibili della storia: risultati ai limiti della vergogna alla fine del 2013, poi non appena il calendario è stato girato sul 2014 la squadra ha iniziato ad ingranare, è cresciuta partita dopo partita, è rientrata saldamente nella corsa per i playoffs ed ha addirittura il miglior record della Eastern Conference nel nuovo anno. Kidd ha ricevuto una marea di critiche per il suo modo di allenare (magari la scenata della soda per un timeout extra la poteva anche evitare eh…), ma ha avuto il merito di essersi piegato ma non spezzato. Nemmeno quando praticamente tutti lo hanno fatto a pezzi, alcuni elementi dei Nets compresi. “In panchina non fa niente, non chiama i giochi, non sa proprio cosa fare”: era questo il commento più diffuso che si poteva sentire su Jason ad inizio stagione. E magari allora non sapeva ancora cosa stava facendo, ma ha l’attenuante che la sua carriera da giocare si è conclusa solo lo scorso maggio.

Quello che invece sta facendo adesso Kidd, viene definito quasi miracoloso in quel di Brooklyn. Con uno dei suoi migliori giocatori fuori per l’intera stagione (Brook Lopez) ed i suoi migliori difensori costantemente alle prese con problemi fisici (Kevin Garnett e Andrei Kirilenko), Jason sta salvando la stagione dei Nets con una small-ball che sta mettendo in crisi molto squadre della lega. Curioso pensare che lo stesso allenatore che non riusciva a trovare una soluzione che fosse una ad inizio stagione, adesso ha trovato una formula che menti più esperte hanno serie difficoltà a risolvere.

I Nets erano 10-21 alla fine di dicembre ed erano anni luce distanti dai playoffs, adesso sono 27-12 e sono saldamente al quinto posto della Eastern Conference, con la voglia di provare ad essere un po’ la mina vagante della post-season. “Penso che molto del nostro attuale successo dipenda da lui – ha dichiarato Billy King, general manager di Brooklyn – La cosa più importante è stata credere in Jason, grazie a lui adesso abbiamo un sistema, un’identità di gioco, che ci sta permettendo di ottenere dei risultati”. Ma non solo, i Nets hanno acquisito nuovamente anche la speranza di far bene nei playoffs, che sembrava svanita mesi e mesi fa dopo l’esaltazione estiva.