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NBA Stats – 50 tiri, 60 punti, una sola leggenda che oscura tutti i record altrui

Kobe 1

Era la “Notte”, con la enne maiuscola, a prescindere da quante partite si giocassero e da cosa potesse succedere sugli altri parquet, perché tutta l’attenzione era condensata sullo Staples Center, dove Kobe Bryant ci ha regalato l’ennesima perla per chiudere una carriera difficilmente eguagliabile dai prossimi fenomeni del circo NBA. Certo, 50 tiri presi sono un’enormità, specialmente se si pensa che nella storia della NBA solamente altri tre giocatori hanno tentato un egual numero di conclusioni dal campo almeno una volta: Elgin Baylor, Rick Barry e Wilt Chamberlain, il quale di partite con almeno 50 tentativi dal campo ne ha messe a referto quattordici in tutta la carriera. Bryant non solo diventa il giocatore più vecchio ad aver realizzato 60 punti in una singola partita, ma si gode anche il fatto che quella contro i Jazz è la sesta prova in carriera con almeno 60 punti a referto – per numero di partite con 60 punti a referto solamente Wilt è davanti, con 32 – e che nessuno, nell’ultima gara della carriera, era riuscito a segnare più di 43 punti. Peraltro, il Mamba non segnava almeno 60 punti dal lontano 2009 e in questa stagione non aveva mai superato i 39, senza considerare che i 15 punti realizzati nel solo primo quarto pareggiano l’intera produzione fatta registrare da Michael Jordan nella sua ultima partita.

La prestazione di Bryant oscura così il record di Golden State, che con la vittoria sui Grizzlies (125-104 il finale alla ORACLE Arena) arriva alle tanto agognate 73 vittorie stagionali, riscrivendo così quello che sembrava poter essere uno dei pochi record imbattibili nella storia della NBA. Curry arriva a 402 triple realizzate in stagione (il precedente primato individuale per triple realizzate in una RS era di 286, stabilito dallo stesso Curry la scorsa annata), trovando la 16° partita della sua carriera con 8 bombe a bersaglio e la 40° stagionale con almeno trenta punti realizzati (nessuno ha fatto meglio in questa annata). Inoltre, Curry chiude la stagione come terzo giocatore all-time in grado di tenere almeno il 50% dal campo, il 45% da tre punti e il 90% ai liberi in una singola annata: prima di lui vi erano riusciti solamente Steve Kerr (1995/1996, giusto per rimanere in tema di sfida coi Bulls dell’annata storica) e Steve Nash (2007/2008). Infine, Steph si segnala anche per un’altra statistica che dà la dimensione di una stagione praticamente perfetta: in qualità di MVP in carica ha migliorato di 6.3 punti la sua media rispetto alla stagione 2014/2015, superando così il precedente primato in questa particolare graduatoria, appartenente a un certo Larry Bird, che nel 1983/1984 migliorò la sua media di 4.5 punti rispetto alla Regular Season precedente. Numeri fantascientifici per un giocatore fantascientifico, pronto a regalarci un duello offensivo devastante con James Harden, visto che i Rockets si sono qualificati come 8° ad Ovest (anche se, secondo ESPN, Golden State ha il 97% di probabilità di vincere questo primo turno contro il Barba e compagni).

Spazio anche ai T’Wolves che si iscrivono al festival dei record grazie alla vittoria sui Pelicans (144-109 il finale al Target Center): i 144 punti realizzati rappresentano un record di franchigia per dei Timberwolves dal futuro tanto promettente quanto radioso, in cui un KAT chiude in doppia-doppia anche l’ultima stagionale (28 punti e 14 rimbalzi) e la coppia Rubio-Jones smazza qualcosa come 22 assistenze per i compagni (10 per il play spagnolo, 12 per Jones). E spazio, infine, anche ai 5 punti realizzati dagli Heat nel terzo quarto della sfida contro i Celtics (98-88 al TD Garden), che valgono la peggior prestazione all-time della franchigia di Miami in qualsiasi quarto; non è la prima volta in stagione che una squadra realizza solamente 5 punti in un quarto, poiché già il 28 novembre 2015 ci avevano pensato i Nuggets in visita a Dallas, ma questa volta la statistica è fondamentale nell’economia del match perché permette ai Celtics di completare una rimonta dopo essere finiti in svantaggio di 26 lunghezze.