NBA

NBA Stats – Curry, Durant e la stoffa dei campioni. Si rivede il vero Matthews

22 and counting. I Warriors non mollano e continuano ad essere imbattuti in questa regular season NBA. In un Barclays Center tutto esaurito (almeno la metà dei 17.732 spettatori era lì per il #30 di Golden State, ndr), i Nets hanno dato filo da torcere ai campioni in carica, crollando solamente nell’ultimo quarto, dopo che dal -17 erano passati a +5 nel corso del terzo quarto. Poi, però, Steph Curry ha fatto ciò che compete ai grandi campioni: negli ultimi 2’12’’ della terza frazione ha iniziato a segnare e non si è più fermato, mettendone 11 di fila alla sua maniera per un totale di 28 punti in 29’. Nell’ultimo quarto i Nets sono definitivamente crollati sotto i colpi della panchina di Golden State e così Curry ha potuto godersi un po’ di meritato riposo. In pratica, potremmo dire che Steph ha preso in mano la squadra nel momento di maggior difficoltà e poi ha lasciato il palcoscenico agli altri, con Klay Thompson che ha firmato 21 punti e Draymond Green che ha sfiorato la tripla-doppia (22 punti, 9 rimbalzi e 7 assist). Grazie alla partita di stanotte, l’MVP della scorsa stagione è già arrivato a quota 116 triple segnate: 23 in più di quelle fatte registrare dall’intero roster dei Nets.

A proposito di grandi campioni, spostiamoci ad Oklahoma, dove Kevin Durant ha dimostrato che si può anche avere una serata storta, ma se si rimane mentalmente dentro la partita, alla fine la si può decidere. Ed è quello che ha fatto KD, che ha giocato al di sotto delle sue possibilità, ma alla fine ha salvato la pelle ai Thunder, che dal +17 si erano ritrovati a -7 a 3’ dal termine. La scorsa settimana Durant aveva offerto due ottime prove contro Hawks e Heat, sbagliando però in entrambe le occasioni i tiri più importanti. Stanotte, invece, ha segnato i canestri decisivi. Ma d’altronde questa è la pallacanestro, e così un paio di suoi jumper nei secondi finali hanno permesso a OKC di imporsi per 98-85.

Dopo la rottura del tendine d’Achille che il marzo scorso lo ha frenato proprio nel miglior momento della carriera, Wesley Matthews è tornato finalmente a giocare sui livelli a lui più consoni. D’altronde il 34% al tiro con cui è arrivato alla sfida con i Wizards non gli rendeva affatto giustizia: nessuno più di Matthews meritava una serata da 36 punti con 10 triple. L’ex Portland è andato on-fire nel secondo tempo, in cui ne ha piazzati 28 con 8 canestri da oltre l’arco, ed è stato decisivo nel successo colto per 116-104, anche se con la gentile partecipazione dei Wizards, che gli hanno concesso troppo spazio in situazioni di catch-and-shoot. Solo venerdì Wesley aveva esternato la sua frustrazione per non riuscire ad avere l’impatto che vorrebbe, ma stanotte potrebbe essere iniziata la sua risalita, grazie ad una prova da vero Matthews.

Nella notte in cui ha fatto visita per l’ultima volta a Detroit, Kobe Bryant non è riuscito a lasciare il segno e i Lakers sono stati spazzati via dai Pistons, che con il 111-91 finale si sono confermati una squadra in buona condizione ed in costante crescita. Il #24 gialloviola ha avuto un’altra serata particolarmente complicata, sbagliando i suoi primi nove tiri: quando finalmente ne ha segnato uno (una tripla a metà del terzo quarto) è partita la standing ovation da parte del pubblico. Giusto così, anche perché Kobe ha lottato fino all’ultimo con un virus intestinale per poter essere della partita. Partita che sostanzialmente non c’è mai stata, dato che dopo 3 minuti Detroit era già avanti per 15-0. I Pistons hanno giocato una buona pallacanestro, con un attacco ben bilanciato guidato dai 22 punti di Kentavious Caldwell-Pope, dai 20 di Reggie Jackson e dai 18 con 15 rimbalzi di Andre Drummond: adesso le vittorie consecutive sono quattro, e a Charlotte la striscia potrebbe allungarsi ulteriormente.