NBA

NBA Stats – È una libidine, è una rivoluzione (e George torna a dominare)

Un articolo di banali statistiche, per una volta, deve necessariamente avere come titolo l’estratto di una canzone di Jovanotti, perché quello che sta facendo Curry è semplicemente una rivoluzione del gioco della pallacanestro. Una rivoluzione che, inevitabilmente, ha portato anche un miscredente come me a fossilizzarsi  davanti a uno schermo per ammirare sbalordito le giocate di un artista del gioco della palla al cesto. 44 punti (9/15 da 3), mano fermissima nel gioco finale dei liberi e una consapevolezza nei propri mezzi che fa spavento, soprattutto per semplicità con cui buca la retina da distanze siderali e da posizioni assurde; settima partita stagionale (su 21 eh, mica su 80) in cui segna almeno 40 punti, primo giocatore di Golden State a realizzare almeno 40 punti in due partite consecutive dal 2000 (ai tempi, ci riuscì Antawn Jameson). Con la vittoria contro i Raptors di ieri notte, Golden State arriva a 25 vittorie consecutive, terza miglior striscia di sempre dietro solamente alle 27 wins consecutive degli Heat versione ’12/’13 e a meno otto dalle 33 dei Lakers ’71/’72. Il dato curioso? Che se i Warriors le vincessero tutte fino a Natale, avrebbero la possibilità di pareggiare il record all-time di 33 wins consecutive proprio contro i Cavs di LeBron, quasi come fosse il passaggio di consegne nella nascita di una nuova era per la pallacanestro.

Eppure, nella notte NBA, ci sono state altre prestazioni degne di nota, sebbene lo splendore del 21-0 possa renderle meno brillanti. Finalmente si è riscoperta l’arte del playmaking, grazie ai 19 assist di Rondo nella sconfitta di Sacramento contro Houston e ai 15 di Ricky “Maravilla” Rubio nella sconfitta di Minnie contro Portland; in quest’ultimo match, poi, segnalo anche la doppia-doppia da 27 punti (13/21 al tiro) e 12 rimbalzi del nostro pupillo Carlo Antonio LeCittà, oltre al fatto che Kevin Garnett superi quota 26.000 punti in carriera grazie a un piazzato dalla media alla ripresa del secondo tempo di gioco. Ma, dato statistico più importante della nottata (secondo la mia personalissima opinione), sono i 48 punti di un Paul George ormai inarrestabile dopo il rientro dall’infortunio; la stella dei Pacers chiude con 15/27 dal campo (8/11 da 3 punti), sbagliando solamente la tripla che avrebbe potuto dare ai suoi la vittoria nei tempi regolamentari e permettendo così ai Jazz di portare a casa il match dopo un overtime (anche grazie al career-high di 35 punti di Favors).

Infine, simpatico siparietto tra Dirk e Pau, con il lungo tedesco che celebra le 1.000 presenze in Regular Season dello spagnolo postando sul proprio profilo twitter il poster che Gasol si era preso da Nikola Vucevic in un Chicago-Orlando del gennaio 2015; ieri notte, invece, i Bulls hanno perso contro gli Hornets, in un match in cui Batum è riuscito a completare 3 giochi da 4 punti (tripla + fallo sul tiro e conseguente libero) e a mettere a referto una doppia-doppia da 24 punti e 11 rimbalzi (doppia-doppia anche per Pau, 13+11 e 4 stoppate).