NBA

NBA Stats – Ho perso le parole per i record di GS, ma la nostalgia è tutta per Kobe

Delle 11 partite della giornata NBA, ancora una volta, debbo per forza iniziare parlando della vittoria di Golden State sui Trail Blazers (136-111 il risultato finale alla ORACLE Arena) perché la squadra di Kerr diventa la prima nella storia NBA a realizzare almeno 1000 triple in una singola stagione e riscrivono il nuovo record di franchigia per il maggior numero di vittorie stagionali, arrivando a quota 69 (come i Bulls versione 1996/1997 e i Lakers della stagione 1971/1972, entrambe squadre che poi vinsero il titolo). Draymond Green piazza la 13° tripla-doppia stagionale grazie a 22 punti (7/17 al tiro), 10 rimbalzi e 10 assist, portandosi a 3 lunghezze da Russell Westbrook che comanda la stagione per triple-doppie realizzate (16, finora); singolare che in tutte e tredici le occasioni in cui Green ha chiuso con una tripla-doppia i Warriors hanno sempre vinto. Curry, oltre a realizzare la tripla numero 1000 in stagione dei Warriors, chiude per la sesta volta stagionale con almeno 9 triple a referto (9/13 contro Portland): nessun altro giocatore ha mai realizzato più di 5 partite con almeno 9 bombe a bersaglio in tutta la carriera. Ripeto, in tutta la carriera.

Nonostante la sconfitta dei suoi Lakers contro i Celtics (100-107 il finale allo Staples Center), Kobe Bryant scrive un’altra bellissima pagina di una carriera leggendaria proprio nell’ultima sfida contro Boston: il Mamba, infatti, sembra rinascere alla vista del “verde”, realizza 34 punti (11/28 dal campo, ma 0 perse) e consolida il 4° posto come giocatore con più punti realizzati nella rivalità Celtics-Lakers con 1097 (inclusi i PO), dietro a Havlicek (1648), West (1353), Abdul-Jabbar (1280), ma davanti a Bird (951). Inoltre, Bryant diventa il 3° giocatore più vecchio a realizzare almeno 30 punti in un match contro Boston, alle spalle di Jordan e Abdul-Jabbar; per la quarta volta in stagione realizza almeno 3o punti, con i 38 messi a referto contro Minnesota due mesi fa a garantirgli ancora oggi la miglior prova realizzativa stagionale.

OKC, invece, paga come al solito una scelleratezza nell’ultimo quarto di gioco che la porta a perdere al Toyota Center di Houston (118-110): nell’ultima frazione i Rockets piazzano un parziale di 38 a 28 e conquistano una vittoria fondamentale per mantenere vive le speranze di Post-Season, mentre i Thunder confermano le problematiche degli ultimi 12′ di gioco, che tanto sono costate in questa stagione. OKC, infatti, ha una differenza imbarazzante nei margini per quarto di gioco in tutto l’arco della stagione: nel primo quarto +232, nel secondo +107, nel terzo +208 e nell’ultimo -6 finora. Inoltre, James Harden sembra essere sempre particolarmente ispirato contro la sua ex-squadra, tanto che dalla stagione 2012/2013 (la prima del “Barba” in maglia Rockets) è arrivato alla settima partita con almeno 30 punti realizzati contro OKC; i 41 di questa notte (12/25 al tiro, ma anche 9 assist) gli valgono l’undicesima partita stagionale con almeno 40 punti a referto (solamente Moses Malone ebbe una striscia stagionale più lunga, nell’annata 1981/1982, con 12, tuttora record di franchigia).

In chiusura, due parole su Jimmy Butler che, dopo la tripla-doppia di ieri contro Detroit, oggi diventa il primo giocatore dei Bulls a segnare 25 punti tirando con almeno il 90% dal campo da quando vi riuscì Scottie Pippen nella stagione 1990/1991. La vittoria di Chicago sui Bucks (98-102 il finale) si segnala anche per il 16+8+8 di Pau Gasol e per i 34 punti e 9 assist di Antetokounmpo (che tira 14/22 dal campo); i Bulls continuano così la corsa su Detroit per acciuffare l’ultimo posto ad Est, ma devono fare i conti anche con gli infortuni di Rose e Gibson.