NBA

NBA Stats – Impresa di Charlotte, LeBron a due lunghezze da Wilt

Tra le 9 partite della giornata NBA spicca sicuramente l’impresa degli Hornets che superano gli Spurs (91-88 il risultato finale) dopo aver accumulato anche uno svantaggio di 23 punti a inizio secondo quarto; di impresa vera e propria si tratta, non solo per il valore complessivo delle due franchigie, ma anche perché San Antonio nella sua storia non aveva mai perso un match dopo essere stata in vantaggio di almeno 20 punti nel primo quarto di gioco (22 vittorie e 0 sconfitte, per la precisione). Impresa anche perché erano 7 anni e 3 mesi che una squadra non vinceva dopo aver realizzato 7 (o meno) punti nel primo quarto: allora toccò ai Jazz che chiusero i primi 12′ sotto 27-7 contro i Nets per poi vincere 103-92 (era il 17 dicembre 2008). Peraltro, i 7 punti realizzati dagli Hornets nel primo quarto rappresentano la peggior prestazione offensiva di una squadra NBA nei primi 12′ in questa stagione, mentre a parti invertite San Antonio non concedeva così poco dal novembre 2004 (6 punti concessi ai 76ers). Go-to-guy degli Hornets è Jeremy Lin che realizza 15 dei suoi 29 punti solamente nell’ultimo quarto; Lin non era nemmeno partito in quintetto ed è riuscito a realizzare comunque più punti dell’intera panchina di San Antonio (29-18), nonostante gli Spurs fossero terzi nella lega per punti prodotti di media dalla panchina (39.7 ppg). Ultimo dato statistico è dato dal fatto che, con il +23 toccato al secondo quarto e la sconfitta finale, è la peggior rimonta subita dagli Spurs da quando Tim Duncan è entrato nella NBA.

Nella straripante vittoria casalinga dei Cavs sui Nuggets (124-91), che vale anche la matematica conquista della Central Division (quarto titolo consecutivo con LeBron in squadra), “The King” riscrive un’altra pagina personale, arrivando a 19 triple-doppie con almeno 30 punti a referto, grazie ai 33 punti, 11 rimbalzi e 11 assist messi a referto; negli ultimi 30 anni James è ora sopra a Michael Jordan di 5 lunghezze in questa particolare graduatoria, mentre all-time è a -2 da Wilt ma può puntare unicamente al secondo posto poiché le 106 TD con almeno 30 punti a referto di Oscar Robertson sono praticamente ineguagliabili. Inoltre, i Cavaliers arrivano per la 4° volta nella loro storia a vincere 50 delle prime 70 partite stagionali: LeBron vestiva la maglia dei Cavs oltre che in questa, in altre due di quelle 4 volte (per un totale di 3 su 4).

Golden State conquista la 63° vittoria (su 70 match giocati) superando in trasferta e non senza qualche affanno i T’Wolves (104-109 il finale); a fine primo quarto una statistica mi ha particolarmente colpito, dando la dimensione di come poi si sarebbe svolta la partita per i restanti 36′ di gioco: il trio Rubio-Towns-Wiggins combinava per un 10/14 dal campo, mentre gli Splash Brothers si fermavano a un misero 3/13. In una serata in cui chiude con 2/9 da tre punti (segnatevi la data, perché Rubio fa meglio con un 3/7 dalla lunga distanza), Curry riesce comunque a trovare una doppia-doppia da 19 punti e 11 assist. Fondamentale, per i Warriors, la prestazione a 360° di Green, autore di 24 punti (10/13 dal campo), 9 rimbalzi, 6 assist, 3 rubate e 3 stoppate e realizzatore dei 4 punti che hanno chiuso il match (tra cui una schiacciata dopo un pick&roll eseguito magistralmente con Curry).