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NBA Stats – Irving e Love, che delusione! Lo strano caso di Howard

IRVING E LOVE, CHE DELUSIONE – Si prospettano tempi duri per i Cavaliers, che erano convinti di poter rifilare il quinto ko stagionale ai Warriors, e invece sono stati proprio loro ad uscire con le ossa rotte dal confronto. Molto probabilmente, questa Cleveland non ha mai vissuto un momento più frustrante, e lo stesso si può dire per LeBron James, che ha fatto registrare il peggior plus/minus della sua carriera (-34). Ma di certo il problema non è stato il #23 (che comunque è stato ben ingabbiato), piuttosto Kyrie Irving e Kevin Love sono stati deludentissimi. Chi è sempre stato convinto che con loro due i Cavs avrebbero vinto il titolo NBA contro i Warriors nella scorsa stagione, forse avrà iniziato a ricredersi: le due stelle di Cleveland hanno combinato un pessimo 13/47 dal campo, tra cui 2/12 da oltre l’arco, e Love in particolare è stato completamente nullo, soprattutto quando marcato da Draymond Green, contro cui è 2/12. Per non parlare poi della difesa dell’ex Timberwolves: meglio stendere un velo pietoso…

CHICAGO, CHE FARE CON JOAKIM? – L’infortunio alla spalla che terrà Joakim Noah fuori per svariati mesi ha aperto una discussione cruciale in casa Bulls: il francese è senza dubbio uno dei leader dello spogliatoio, ma i numeri dicono che Chicago, almeno in questa stagione, è una squadra migliore quando gioca senza di lui. Non a caso il record stagionale senza Noahè di 9-2: l’ultimo successo è arrivato stanotte per 111-101 sul difficile campo dei Pistons, dove recentemente i Warriors avevano subito un brusco stop. Alla fine dei conti, Joakim stava viaggiando con soli 4.3 punti e il 38.3% al tiro, con le difese che hanno iniziato sempre di più ad ignorarlo, chiudendo meglio gli spazi, gli stessi che stanotte Derrick Rose ha sfruttato segnando 20 punti. Chicago segna mediamente 3.1 punti in più per ogni 100 possessi senza Noah in campo: nessuno mette in dubbio il suo valore cestistico e umano, ma semplicemente per questi Bulls la sua presenza non sembra più essere fondamentale come in passato.

LO STRANO CASO DI DWIGHT HOWARD – Per concludere al meglio un pazzo MLK Day, in cui ci sono stati complessivamente sei overtime e un discreto numero di nuovi record, i Clippers hanno stabilito il nuovo primato della franchigia per quanto riguarda il numero di triple segnate (22, su 37 tentativo) e hanno sfruttato il career-high da 40 punti di J.J. Redick per imporsi sui Rockets con il punteggio di 140-132. A Houston non è bastata neanche una prestazione mostruosa da parte di Dwight Howard, autore di 36 punti e 26 rimbalzi con 11/16 dal campo e 14/18 dalla lunetta. Ma la cosa che più ci lascia interdetti è che Howard, pur avendo messo a referto dei numeri spaventosi, non ha avuto alcun reale impatto nei momenti cruciali dell’incontro. Sì, perché a risultare decisivo nel bene e nel male è stato il tiro da tre, e questa è stata l’unica costante del match: nel primo quarto i Clippers hanno firmato un break di 2-14 ispirato da 4 triple; nell’ultimo i Rockets hanno rimontato dal -14 grazie ai canestri da oltre l’arco di Marcus Thornton (due li ha segnati nei 14 secondi conclusivi); nell’overtime LA si è imposta grazie alle tre triple consecutive infilate da Crawford, Redick e Paul, con Houston che invece ha sparacchiato.