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NBA Stats – Porzingis-Mirotic da rifarsi gli occhi, Jokic sottovalutato e tutti i numeri di SA

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Il “palinsesto” NBA ci ha offerto ben 12 partite, regalandoci molti spunti statistici sui quali poter costruire qualche ragionamento, a partire dalla vittoria in extremis dei Nuggets contro i 76ers (104-103 il finale al Pepsi Center) ottenuta grazie all’incredibile buzzer-beater di Mudiay; il #0 di Denver è autore di una doppia-doppia da 27 punti (10/23 al tiro) e 11 rimbalzi e pensare che a pochi secondi dalla fine si era impegolato nel traffico nell’area dei 76ers sbagliando un layup e costringendo i compagni a fare fallo su Covington (che realizza solamente il secondo dei due liberi), prima di piazzare il canestro più incredibile della sua stagione. Jokic, dal canto suo, si conferma un giocatore fondamentale per questi Nuggets, chiudendo con 18 punti (dei quali 11 solo nell’ultima frazione), 8 rimbalzi e 5 assistenze, e si candida per un posto tra i migliori rookie dell’anno; personalmente, considerando come KAT sia ormai inarrivabile e prendendo in considerazione anche il credito mediatico di cui gode Porzingis (giocare a NY aiuta, c’è poco da dire), il centro di Denver è destinato alla terza piazza, ma occhio perché l’intelligenza cestistica di cui è dotato lo renderà un giocatore devastante nei prossimi anni.

Parlavamo di rookie ed ecco rinascere Porzingis nella vittoria dei Knicks a Chicago (107-115), con i Bulls che per la terza volta in stagione potevano contare contemporaneamente su Rose, Butler, Gasol, Mirotic e Gibson (nelle altre due occasioni avevano colto la vittoria); tra le altre cose, Chicago chiude il primo tempo senza commettere alcun turnover, cosa che non accadeva dal novembre 2001 (sfida a Denver contro i Nuggets), mentre NY non vinceva a Chicago da oltre 5 anni (4 novembre 2010). Porzingis chiude con una doppia-doppia da 29 punti (career-high eguagliato) e 10 rimbalzi, tirando con un pregevole 11/16 dal campo dopo che, nelle precedenti 14 partite, non aveva mai superato il 50% e, nelle ultime 9, era complessivamente 39/117. Ai Bulls non basta la prova mostruosa di Nikola Mirotic, che pareggia il record per il maggior numero di triple segnate in un match da un giocatore di Chicago (9, come Ben Gordon) e con 35 punti a referto riscrive il suo career-high; con 20 punti nell’ultima frazione cercherebbe anche di riportare in gara i suoi, il problema è che nei quarti centrali NY aveva fatto il bello e il brutto tempo, segnando 69 punti complessivi contro i 43 dei Bulls.

San Antonio in casa continua ad essere un rullo compressore e trova la 36° vittoria casalinga consecutiva da inizio stagione, che vale la seconda miglior partenza casalinga nella storia della NBA dopo le 37 W consecutive dei Bulls (stagione 1995/1996); a farne le spese sono i Miami Heat, che chiudono la loro serie di 11 partite consecutive con almeno 100 punti realizzati e che a San Antonio non arrivano in tripla cifra per punti realizzati di squadra dal marzo 1996. Mattatore del match è Leonard, autore della miglior prestazione in carriera nel primo tempo (non aveva mai segnato 24 punti a metà partita, nemmeno nei PO) e in grado di pareggiare il suo career-high (32 punti) quando mancano ancora 6′ alla fine del terzo quarto, prima di dover rientrare in spogliatoio per un acciacco che Tony Parker ha definito non grave. A supportarlo ci pensa un Boban Marjanovic da 19 punti (9/12 dal campo) e 4 rimbalzi in meno di 14′ di impiego sul parquet. Inoltre, gli Spurs arrivano a 71 partite senza subire due sconfitte consecutive, a meno 3 dai Celtics della stagione 1984/1985 (che arrivarono a 74 match senza subire back-to-back L).

Nella sconfitta degli Orlando Magic a Detroit (118-102 il finale in favore dei Pistons), Elfrid Payton si ritaglia uno spazio nella storia dei Magic diventando il primo giocatore dalla stagione 1995/1996 a realizzare una tripla-doppia uscendo dalla panchina (allora ci riuscì Brian Shaw); con 20 punti (9/21 al tiro), 10 rimbalzi e 10 assist Payton diventa il terzo giocatore in questa stagione a realizzare una tripla-doppia non partendo in quintetto, insieme a Hassan Whiteside e Marcus Smart.

Quando gli Splash Brothers realizzano almeno 10 triple in coppia i Warriors non perdono mai: potremmo riassumere con questa massima la vittoria di Golden State (52° consecutiva in casa, 32-0 da inizio stagione all’ORACLE Arena) sui Clippers (114-98 il finale), con Curry e Thompson che combinano per 65 punti (e 11/20 da tre) e che nell’ultimo quarto segnano in coppia gli stessi punti che realizza l’intera unit dei Clippers. Dicevo che quando la coppia Curry-Thompson realizza almeno 10 triple Golden State non conosce sconfitta, poiché dall’inizio della scorsa stagione i Warriors sono 37-0 quando si verifica questa particolare situazione statistica. Infine, GS è 12-1 nei confronti diretti con quelle che, attualmente, sono le prime 6 franchigie della NBA per record, mentre i disastrati Clippers sono 2-12.