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NBA Week in Review: la partenza dei Pistons, la conferma dei Warriors. Sixers, cattivi presagi

East – Alta classifica – La partenza dei Pistons

Tranquilli non li ritroveremo nel corso della stagione al comando della Conference (e imbattuti), però l’inizio è sorprendente. Potremmo subito dire “Van Gundy ha fatto centro” oppure “Il ritorno della Mo Town” ma andiamoci piano e lasciamo questi titoloni ad altri. Il campionato NBA è appena iniziato e tutti i giudizi che possiamo dare oggi si basano su appena tre partite (nel caso di Detroit) e nient’altro. Detto questo bisogna riconoscere che (almeno) due fatti sono innegabili. Il primo è che le tre vittorie arrivate sin qui sono state ottenute contro Jazz, Hawks e Bulls, ovverosia tre formazioni di tutto rispetto e che hanno nella difesa il loro punto di forza (i Pistons infatti hanno sempre segnato più di 90 punti, altro particolare non trascurabile); il secondo è Andre Drummond, il quale sta semplicemente dominando le partite (16,3 rimbalzi a partita solo per citare il dato più clamoroso). Anche in questo caso bisogna fare menzione degli avversari per provare a renderci conto del valore delle prestazioni: Drummond si è infatti confrontato con R.Gobert, A.Horford e la coppia P.Gasol-J.Noah, non proprio gli ultimi arrivati tra i lunghi della Lega. Insomma il centrone dei Pistons è in grande spolvero e sarà fondamentale per la franchigia del Michigan che le sue prestazioni possano rimanere simili in futuro se si vuole arrivare ai Playoffs: è ovvio infatti che le fortune della squadra ruotino attorno al giocatore per il quale sono stati sacrificati nientemeno che Josh Smith e Greg Monroe. Non sarà facile però, considerato che proprio la partenza di Monroe (non priva di polemiche da parte dell’attuale centro dei Bucks) ha messo tanta pressione addosso al giovane Drummond, che ora è a tutti gli effetti l’uomo franchigia.

East – Bassa classifica – 76ers: cattivi presagi

I Sixers che navigano nelle cattive acque della bassa classifica dell’Est (e quindi della NBA)? Ma dai… Anche se siamo all’inizio? Eh già. Il peggio è che per i tifosi di Philly la stagione sia già finita, o meglio, sia come quella degli scorsi anni: imbarazzante. Anche qui andiamoci piano, sempre di tre partite stiamo parlando, eppure durante la loro seconda partita stagionale invece che la celebre campana di Philadelphia tutti coloro che hanno visto l’incontro hanno udito il chiaro rintocco di un campanello d’allarme. I Sixers affrontavano la gara (esordio casalingo contro gli Utah Jazz) reduci dalla sconfitta nella prima partita a Boston, dove però la franchigia della Pennsilvenya aveva ben figurato, in particolare sotto canestro con la coppia di giovani lunghi Noel-Okafor. La partita insomma si presentava sotto buoni auspici (visto come sono abituati) per i tifosi dell’ex squadra di Allen Iverson, che in più potevano contare sul tiratore N.Stauskas all’esordio con la sua nuova squadra.
Un disastro. La partita dura di fatto un solo quarto, dopo il quale Phila affonda sempre più sotto i colpi degli scatenati Jazz, contro i quali non si riescono a trovare soluzioni e cosa ancor più preoccupante si percepisce un atteggiamento arrendevole e rassegnato. Ecco il campanello d’allarme: come puoi essere rassegnato per tre quarti (facciamo metà partita) contro Utah alla prima in casa? Non per mancare di rispetto ai Jazz che peraltro sono convinto siano destinati a fare bene quest’anno, ma non sono una squadra che può darti trenta punti in un amen levandoti prematuramente le poche certezze che ti eri costruito. La sconfitta ha il sapore degli anni passati ma ieri notte si è visto almeno un accenno di reazione nella sconfitta di misura contro i Cavaliers. Staremo a vedere, l’unica speranza è Okafor.

West – Alta classifica – Warriors sopra a tutti

I Clippers sono partiti forte rispettando le attese, Durant e Westbrook hanno battuto gli Spurs, ma sopra a tutti ci sono ancora loro, anzi Lui: Stephen Curry. Tutti pensiamo che per l’MVP e i suoi compagni di squadra la scorsa stagione sia stata una serie di trionfi impossibile da ripetere (miglior record NBA, record di vittorie per la franchigia, anello NBA, MVP e chi più ne ha più ne metta). E se ci stessimo sbagliando? I Warriors hanno ripreso da dove avevano finito: grande difesa, mille soluzioni in attacco, giocatori che possono ricoprire quasi tutti i ruoli e uno Steph Curry immarcabile. Di sicuro il premio ricevuto l’anno passato non gli ha fatto lo stesso effetto che il pallone d’oro fa ai calciatori, almeno in questo inizio dove se possibile sembra ancora più straripante dell’anno scorso. Se continueranno così non lo possiamo sapere, però questo inizio col botto ci fa capire meglio quale sia il principale vantaggio dei Warriors sulle contendenti a Ovest: il poter contare su un gruppo che è già formato, ha vinto (particolare che fa tutta la differenza del mondo) e dà l’impressione di andare a memoria. Certo ci sono gli Spurs, ma hanno cambiato molto nei giocatori chiave e hanno bisogno di tempo per far inserire al meglio i nuovi arrivat. L’impressione è quella che se ce la dovessero fare (tradotto: se Aldridge si dimostrerà la punta di diamante del sistema Popovich) allora i favoriti tornerebbero ad essere loro, ma è un “se”, in casa Warriors invece al momento si hanno solo certezze.

West – Bassa classifica – Houston, abbiamo un…

Se i Warriors hanno ripreso dall’anno scorso, gli Houston Rockets (finalisti a Ovest) decisamente no. Certo, si possono anche perdere le prime tre partite della stagione, ma non in questo modo e non se sei una cosiddetta “contender” per il titolo. Oltre ai venti punti presi a Miami infatti la banda di McHale ha perso in casa di trenta contro Denver (inaccettabile) e Warriors. Le scusanti ci sarebbero, ovvero un Howard fuori condizione e centellinato, un Lawson che si deve inserire e un Motiejunas da rimpiazzare; però francamente qualche problema in Texas sembra esserci, perché è vero che qualche cambiamento in estate c’è stato ma il gruppo dell’anno scorso non è stato stravolto e anzi si è, sulla carta rinforzato. Il punto però è semplice, il barba non sembra neanche parente di quello che l’anno scorso ha conteso fino alla fine a Curry il premio di Miglior giocatore. Le percentuali al tiro sono crollate e la condizione non sembra perfetta. Insomma ci si aspettava sicuramente di più, ma una prima risposta d’orgoglio c’è stata: battuta OKC di cinque con un Harden da 37 punti. Lotteranno anche nei Playoffs ma la concorrenza rispetto all’anno scorso è salita e bisogna migliorare.