NBA Weekly: i Thunder non si fermano più, risalgono Grizzlies e Bulls, Dirk non ha intenzione di arrendersi

PARTITA DELLA SETTIMANA: MIAMI HEAT-OKLAHOMA CITY THUNDER 95-112, 29 GENNAIO

I Miami Heat hanno avuto una settimana contrassegnata dalle rivincite delle ultime due Finals. La sfida domenicale contro gli Spurs non ha regalato grandi emozioni, anche a causa dei numerosi infortuni che hanno costretto Popovich a rivoluzionare le rotazioni. Nemmeno la sfida contro i Thunder, per la verità, è stata molto combattuta, ma il duello tra Durant e LeBron James al termine del terzo periodo è valso da solo il prezzo del biglietto. I Thunder hanno faticato nel primo quarto, ma hanno trovato grande slancio quando le riserve sono entrate in campo. Soprattutto Derek Fisher e Jeremy Lamb hanno reso possibile il ribaltone: il veterano ha chiuso l’incontro con 15 punti e 5/5 da tre, il sophomore ha segnato 18 punti con 7/10 dal campo. Miami non è stata in grado di reagire e di trovare contromisure allo strapotere di Kevin Durant (33 punti, 7 rimbalzi e 5 assist), anche se LeBron James ha provato in ogni modo a rimettere in piedi la partita: 34 punti con 12/20 al tiro. I 16 punti di vantaggio con cui OKC ha iniziato il quarto periodo sono stati sufficienti per vincere la partita sul campo degli Heat.

GIOCATORE DELLA SETTIMANA: KEVIN DURANT (OKLAHOMA CITY THUNDER) – 31.2PPG, 7.7RPG E 5.2APG IN STAGIONE

La serie di partite consecutive con 30+ punti si è scontrata con il buon senso del leader dei Thunder e del coach Scott Brooks. Durant, infatti, non è rientrato nel quarto quarto della partita stravinta contro i Nets nonostante avesse messo a segno “solo” 26 punti nei primi tre periodi. Il sicuro MVP della stagione 2013/2014 ha vissuto un’altra settimana straordinaria, crivellando le retine di ogni avversario che si è messo sulla sua strada e conducendo i Thunder ad altre quattro vittorie. Tutto è cominciato contro i 76ers, in una partita in cui KD si è anche concesso una tripla-doppia: 32 punti (12/17 al tiro), 14 rimbalzi e 10 assist. Le sue percentuali di tiro hanno continuato ad attestarsi ben al di sopra del 50% anche contro gli Hawks: 41 punti con 15/25 dal campo e canestro della vittoria. Nemmeno i campioni NBA in carica, i Miami Heat di LeBron James, hanno potuto nulla contro la furia di Durant: 33 punti, 12/23 dal campo, 7 rimbalzi e 5 assist. L’ultima gara dell’incredibile settimana di Durant è stata per l’appunto quella contro i Nets: 26 punti, 10/12 dal campo e 7 assist in appena tre quarti.

SQUADRA DELLA SETTIMANA: MEMPHIS GRIZZLIES, 25 VINTE E 20 PERSE IN STAGIONE

Non sorprenderà nessuno: da quando Marc Gasol è tornato a disposizione di coach Joerger, i Grizzlies hanno vinto otto partite su nove, rilanciandosi appieno nella lotta per l’ottavo posto ad Ovest che analizzeremo tra poco. Nel nuovo anno, contando anche le gare prima del rientro di Marc, i Grizzlies hanno uno straordinario record di 12-3. La chiave è sempre la solita: intensità difensiva. La soffocante pressione a cui i Grizzlies sottopongono i propri avversari permette alla squadra di vincere le partite. Dall’inizio di gennaio i Grizzlies hanno subito 90 o meno punti nel 66% degli incontri disputati. Le tre sconfitte del mese sono arrivate con un margine medio di 2.6 punti. L’attacco, poi, sta girando a dovere. Merito dell’ottima stagione di Conley, di uno Z-Bo indomabile sotto pressione e di un Courtney Lee ritrovato in maglia biancoazzurra. L’ex-Celtics ha 14.2 punti di media con il 56% in 12 partite coi Grizzlies, contro i 7.4 punti a partita registrati in 30 gare disputate in questa stagione con la casacca di Boston. Memphis ha iniziato la settimana sconfiggendo i Rockets in back-to-back, dopo averli battuti la notte precedente a Houston: 99-81 con 15 punti e 17 rimbalzi di Randolph. Poi è stato il turno dei Blazers, sconfitti con risultato simile – 98-81 – grazie ancora una volta a Z-Bo: 23 punti e 10 rimbalzi. Conley – 27 punti e 10 assist – protagonista della vittoria sui Kings, ma è stato ancora Randolph, con otto punti nel finale di partita (26 complessivi), a rendere possibile la vittoria nella sfida contro i T’Wolves.

TEMI DELLA SETTIMANA: STERN LASCIA, LA LOTTA SERRATA AD OVEST, LA SECONDA GIOVINEZZA DI DIRK, LE RISERVE DELL’ALL-STAR GAME, LA RIPRESA DI THIBODEAU, OKC SENZA WESTBROOK E ANCORA CAPOLAVORI DI KENDALL SU TWITTER

DAVID STERN – A partire da oggi, David Stern non è più il commissioner della NBA. Lascia la sua poltrona dopo trent’anni esatti: l’1 febbraio del 1984 aveva preso il posto di Larry O’Brien, l’uomo a cui è dedicato il trofeo assegnato alla squadra campione NBA. Stern è stato sostituito da Adam Silver. Mark Cuban, il proprietario dei Dallas Mavericks, ha voluto rendere omaggio all’uomo che gli ha fatto pagare migliaia di dollari di multe con una foto in cui i due sono abbracciati guancia a guancia. Stern lascia una lega che viene trasmessa in 215 diverse nazioni e che ha trenta franchigie: le squadre erano solo dieci quando l’ormai ex commissioner iniziò a lavorare nella NBA nel 1966.

WESTERN CONFERENCE – Le otto squadre in zona Playoffs hanno disputato una media di 47.7 partite a testa ed è quindi possibile tracciare un quadro abbastanza preciso della situazione nella Western Conference. Nonostante il record positivo (23-23), i Minnesota Timberwolves sembrano tagliati fuori: fanno troppa fatica a vincere le gare punto a punto. I Denver Nuggets (22-23), con Gallinari e Nate Robinson ai box fino al termine della stagione, difficilmente possono sperare in una risalita. Sono i Memphis Grizzlies (25-20; 12-3 nel 2014) a poter maggiormente insidiare le squadre che occupano gli ultimi posti disponibili per la post-season. Clippers (33-16) e Rockets (31-17), le squadre numero quattro e cinque, sembrano irraggiungibili. I Grizzlies devono perciò puntare a strappare il posto ad una tra Phoenix (28-18), Golden State (29-19) e Dallas (27-21). Da inizio stagione si dice che i Suns, prima o poi, sono destinati a crollare. Eppure la squadra di Hornacek continua a sorprendere e in settimana ha battuto anche i Pacers ad Indianapolis. I Grizzlies riusciranno a raggiungere l’obiettivo o saranno costretti alle vacanze forzate già ad aprile?

DIRK NOWITZKI – La situazione delineata nel precedente paragrafo rende esplicito un fatto: non è più possibile sbagliare, altrimenti i Mavericks rischiano seriamente di non qualificarsi per i Playoffs. Chi meglio di Dirk Nowitzki per provare a trascinare la squadra ad un’altra post-season? Dallas non sta vivendo un grande periodo e ha vinto solo quattro delle ultime nove partite. Dirk, però, sta conoscendo una seconda giovinezza. Il tedesco ha fatto registrare 33.3 punti di media nelle ultime tre gare. Nella sconfitta contro i Rockets ha messo assieme 38 punti e 17 rimbalzi.

ALL-STAR GAME – Nella notte tra giovedì e venerdì sono state rese note le riserve per l’All-Star Game, votate dai coach. La Western Conference potrà contare su Chris Paul (7a apparizione), James Harden (2a), Damian Lillard (1a), Tony Parker (6a), Dirk Nowitzki (12a), LaMarcus Aldridge (3a) e Dwight Howard (8a); la Eastern vedrà uscire dalla panchina John Wall (1a), Joe Johnson (7a), DeMar DeRozan (1a), Chris Bosh (9a), Paul Millsap (1a), Joakim Noah (2a) e Roy Hibbert (2a). Non sarà della partita Kobe Bryant: al suo posto in quintetto dovrebbe partire James Harden e il favorito per occupare il dodicesimo posto nel roster della Western è Anthony Davis. (Articolo: All-Star Game 2014, riserve: i vincitori e gli sconfitti dalle votazioni dei coach)

COACH THIBODEAU – Non sono solo i Grizzlies ad essere in netta ripresa. Anche i Chicago Bulls di coach Thibodeau stanno migliorando partita dopo partita e hanno di nuovo un record positivo (23-22). Non importa quanti e quali giocatori vengono persi dai Bulls, Thibodeau è sempre in grado di garantire la competitività della squadra. Dopo l’infortunio di Rose e la partenza di Luol Deng, è stato Joakim Noah a prendersi sulle spalle la franchigia della Windy City. I Bulls hanno iniziato il 2014 con cinque vittorie consecutive e hanno chiuso il mese di gennaio con una vittoria esterna sugli Spurs e con un record di 11-4.

OKC SENZA WESTBROOK – L’assenza di Russell Westbrook non fa più notizia ad Oklahoma City. Il fuoriclasse dei Thunder ha saltato i Playoffs 2013 e l’inizio della nuova stagione, poi si è fatto nuovamente male 25 partite dopo il rientro. Il posto da titolare, come negli scorsi Playoffs, è stato preso da Reggie Jackson: il nativo di Pordenone ha 14 punti di media nelle 23 partite disputate senza Westbrook in questa stagione. Non è solo Jackson a beneficiare dell’assenza di Westbrook: trova più spazio in rotazione anche Jeremy Lamb. Inoltre, Durant non deve più condividere le responsabilità offensive con nessuno. I Thunder sono 17-6 in stagione senza il loro playmaker, 21-4 con Westbrook in campo. È chiaro che la squadra gira meglio quand’è al completo, ma il nuovo infortunio del prodotto di UCLA ha permesso di concedere spazio a giocatori che possono diventare fondamentali dalla panchina quando OKC disputerà i Playoffs. Se i Thunder sono stati in grado di raggiungere quota dieci vittorie consecutive senza Westbrook, cosa possono diventare quando Russell rientrerà in campo? (Articolo: I Thunder ed il corner secret)

KENDALL MARSHALL – Nessuno può fermare il playmaker dei Lakers su Twitter. La prima perla l’ha sparata il 28 gennaio: «Stop asking me how to shoot with me in 2K, I don’t know. I’m still trying to figure it out in real life» [«Smettetela di chiedermi come tirare con il mio personaggio a NBA 2K, non lo so. Sto ancora cercando di capire come si tira nella vita reale»]. Il 31 gennaio ha invece comunicato in anteprima: «According to league sources, I did not make the All-Star Game. Bummer» [«Stando alle fonti della lega, non sono stato votato per l’All-Star Game. Che disdetta»].

STATISTICHE DELLA SETTIMANA: IBAKA GUARDA WILT DA NON TROPPO LONTANO, I NETS AFFONDANO A RIMBALZO

IBAKA – I due record principali della settimana sono stati registrati nello stesso incontro: la sfida tra Brooklyn Nets e Oklahoma City Thunder, sotto gli occhi di uno spettatore eccellente come Bill Clinton. Ibaka ha letteralmente dominato l’incontro, confermando quanto di buono aveva già fatto vedere contro gli Heat due notti prima. Il lungo di origine africana, 25a scelta al Draft del 2008, ha distrutto i Nets con 25 punti e 9 rimbalzi in tre quarti. Non solo: ha firmato un nuovo primato personale e di franchigia con 12/12 dal campo, battendo il suo 11/11 nelle finali di Conference 2012 contro San Antonio. Il record ogni epoca resta quindi nelle mani di Wilt Chamberlain, che occupa tutti e tre i gradini del podio con 18/18, 16/16 e 15/15.

NETS – La partita tra Nets e Thunder non verrà ricordata solo per il 12/12 dal campo di Ibaka. La squadra di casa, infatti, ha catturato l’umiliante cifra di 17 rimbalzi in tutto. In sostanza, tutta la squadra agli ordini di Jason Kidd ha preso lo stesso numero di rimbalzi dei soli Perkins e Ibaka. Brooklyn ha distribuito 18 assist, facendo registrare, quindi, più assistenze che carambole. Negli ultimi 3’ i cugini dei Knicks non hanno praticamente avuto chance di rimbalzo e anche l’ultima possibilità di pareggiare – e non battere – il record negativo – quei 18 rimbalzi catturati dai Pistons contro gli Hornets nel 2001 –  è svanita quando i Thunder hanno perso palla a 12” dalla fine. Nella stessa notte della tragica prestazione dei Nets, Al Jefferson da solo ha catturato 18 rimbalzi.

Photo: wventv.com