NBA Weekly: un viaggio tra All-Star Weekend, trade deadline e fattore Thibodeau

Settimana scorsa questa rubrica ha seguito l’esempio dell’NBA: si è fermata e ha lasciato i campioni liberi di esibirsi nell’All-Star Weekend. Per questo motivo la puntata odierna terrà conto delle ultime due settimane di NBA, considerandole come un’unica settimana allungata.

PARTITA DELLA SETTIMANA: PORTLAND TRAIL BLAZERS-SAN ANTONIO SPURS 109-111, 19 FEBBRAIO

Non è forse la partita più importante di questa settimana, ma è interessante per due motivi: gli Spurs hanno vinto senza Kawhi Leonard, Tony Parker e Tim Duncan e i Portland Trail Blazers, complice l’assenza di LaMarcus Aldridge, stanno attraversando un periodo di crisi. La squadra di coach Terry Stotts è scesa fino al quinto posto ad Ovest, superata dagli Houston Rockets come record e dai Clippers che sono i leader della Pacific Division. Popovich ha utilizzato le risorse a sua disposizione per vincere ugualmente la partita senza le sue stelle. Come spesso è accaduto in questa stagione, il supporting cast degli Spurs ha risposto meravigliosamente. Danny Green ha dato il vantaggio a San Antonio con due triple consecutive ad inizio quarto periodo. Damian Lillard, Wes Matthews e Nicolas Batum sono stati gli uomini a cui si è affidata Portland per ricucire lo strappo ed effettivamente il +10 Spurs si è dissolto in pochi minuti. È stato Patty Mills ad interrompere il parziale Blazers, poi Marco Belinelli dall’arco ha respinto definitivamente gli assalti dei padroni di casa. I top scorer della gara sono stati Damian Lillard, con 31 punti, e Patty Mills, con 29. Il giocatore australiano ha approfittato delle ultime settimane per mettersi in mostra: oltre ai 29 punti contro Portland, ha segnato anche 25 punti contro i Clippers e 32 contro i Bobcats. Avevamo parlato dell’importanza di Mills per gli Spurs in un nostro articolo (The Importance of Being Patty: Mills è un’arma fondamentale per la panchina degli Spurs).

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GIOCATORE DELLA SETTIMANA: LEBRON JAMES (MIAMI HEAT) – 26.9PPG, 6.5RPG E 7.1APG IN STAGIONE

Scegliere il miglior giocatore di quasi due settimane di NBA è onestamente un’opera complessa. Per esempio poteva essere premiata la crescita di Al Jefferson, che ha iniziato a rimettere assieme i suoi consueti numeri e si sta assicurando che i Bobcats ottengano il posto tra le prime otto. Il solito Kevin Durant, volendo, ha tenuto ancora medie stratosferiche. Il problema, per questi due giocatori, è che LeBron James ha iniziato ufficialmente la sua corsa al terzo titolo NBA e si è pienamente rimesso in carreggiata per quel premio di MVP che ha già portato a casa per quattro volte. La sconfitta contro i Jazz deve aver fatto scattare la scintilla in LeBron, perché da quel momento in poi non è stato più possibile marcarlo. Miami ha sconfitto in rapida successione Suns, Warriors (con un suo game winner), Mavericks e Thunder. James non è mai sceso sotto i 30 punti segnati in questi quattro incontri: 37 punti, 9.5 rimbalzi e 5.3 assist di media con il 61.2% dal campo e il 42.3% dal’arco. Anno dopo anno, LeBron incute sempre più terrore negli avversari.

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SQUADRA DELLA SETTIMANA: CHICAGO BULLS, 29 VINTE E 25 PERSE IN STAGIONE

È chiaro a tutti e non da oggi: una squadra con Tom Thibodeau in panchina non può mai e poi mai perdere. Ne avevamo già parlato nella puntata dell’1 febbraio, anche se in quella edizione di NBA Weekly erano stati i Memphis Grizzlies a vincere il premio di squadra della settimana. Possono smontare la squadra e cedere Deng senza contropartita reale, non importa. Thibodeau saprà sempre preparare i suoi giocatori a vincere partite. Dopo le due sconfitte esterne contro Kings e Pelicans ad inizio febbraio, i Bulls hanno vinto 6 delle ultime 7 gare. Nella settimana prima dell’All-Star Game, Chicago è riuscita sconfiggere in rapida successione Lakers, Hawks e Nets. La vittoria più importante è, però, quella che è arrivata dopo l’All-Star Weekend: i Bulls hanno sconfitto i Toronto Raptors e si sono pericolosamente riavvicinati al terzo posto nella Eastern Conference. Nella notte tra venerdì e sabato, Noah e compagni hanno schiantato i Nuggets.

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TEMI DELLA SETTIMANA: ALL-STAR WEEKEND, TRADE DEADLINE, I TAGLIATI, IL CROLLO DEGLI HAWKS, FINALMENTE BENNETT E L’INFINITA BAGARRE DELLA WESTERN

ALL-STAR WEEKEND – L’All-Star Weekend 2014 non è riuscito a lasciare tutti soddisfatti. Il nuovo formato dello Slam Dunk Contest ha destato parecchie perplessità: il round Freestyle è parso privo di consistenza e il turno finale è durato pochi minuti. Più successo ha avuto l’idea del carrello di sole money-balls da disporre a piacimento nella gara del tiro da tre. La gara della domenica è stata contrassegnata da diversi record, ma non per forza è un segnale positivo. Nelle altre edizioni avevate pensato che la difesa fosse nulla? L’All-Star Game 2014 ha annientato il concetto di difesa. Tanto che un disperato Vogel, in un timeout, ha detto ai suoi: «Ok che è l’All-Star Game, ma possiamo almeno tornare indietro quando attaccano gli altri». Coincidenza o meno, queste sue parole hanno dato il là al parziale che ha permesso alla Eastern di ribaltare la partita. Di seguito, i link per rileggere i nostri articoli sul weekend delle stelle.

TRADE DEADLINE – In questa sede ci limiteremo a stilare un breve elenco dei principali scambi. Partiamo dal più eclatante: i Pacers hanno ceduto Danny Granger ai Philadelphia 76ers in cambio di Evan Turner. Un colpo che permette ad Indiana di arricchire ulteriormente una panchina solidissima e di tutelarsi in caso di partenza di Lance Stephenson in estate. Steve Blake è passato ai Golden State Warriors in cambio di MarShon Brooks e Kent Bazemore, che al suo esordio in maglia Lakers ha segnato 15 punti. I Bobcats si sono assicurati le prestazioni di Gary Neal, i Cavaliers hanno allungato le rotazioni del reparto lunghi con l’approdo in Ohio di Spencer Hawes. Menzione anche per i Wizards, che hanno preso il veterano Andre Miller. Di seguito, il nostro articolo sugli scambi dell’ultimo giorno.

TAGLIATI – Non solo scambi: la trade deadline ha visto anche tagli effettivi e rumors a riguardo. Gli Orlando Magic hanno deciso di uscire dal contratto con Glen Davis, che adesso è nel mirino dei Clippers. Pare che i Sixers siano intenzionati a tagliare Danny Granger. In tal caso, i Miami Heat sono in pole position. Secondo una voce dell’ultima ora, i New York Knicks vogliono liberarsi di Metta World Peace e Beno Udrih. I Bobcats, invece, intendono tagliare i ponti con Ben Gordon, che potrebbe tornare ai Bulls.

ATLANTA HAWKS – La squadra di coach Budenholzer aveva iniziato la stagione in maniera strepitosa e sembrava poter mantenere un buon passo anche dopo l’infortunio di Al Horford. Nelle ultime settimane, invece, gli Hawks hanno subito un crollo verticale. Jeff Teague e Paul Millsap non sembrano più in grado di assicurare ad Atlanta un record vincente. La squadra, infatti, è crollata all’ottavo posto della Eastern Conference e ha attualmente un record di 25 vinte e 29 perse. Ha anche la seconda striscia di sconfitte attiva più lunga in questo momento, con 8. Gli Hawks devono stare attenti: in fondo Detroit Pistons (23-32) e Cleveland Cavaliers (22-34) non sono poi così lontani.

BENNETT – Fine dell’incubo per la prima scelta al Draft 2013? A Cleveland se lo augurano. I Cavs hanno migliorato il record di squadra con una serie di vittorie consecutive e stanno osservando con grande interesse i progressi di Anthony Bennett. Da candidato a prima scelta peggiore di sempre, Bennett sta pian piano carburando e si sta inserendo nei meccanismi di coach Brown. Le sue medie sono ancora catastrofiche – 4.1 punti e 3.1 rimbalzi a partita: solo le prime scelte del 1948 e del 1950, Andy Tonkovich e Chuck Share, hanno segnato meno di lui nell’anno da rookie – e il suo apporto è tutto fuorché costante, ma il ragazzo è riuscito a realizzare una doppia-doppia (19 punti e 10 rimbalzi contro i Kings) e ad andare in doppia cifra in 5 delle ultime 12 gare. Fino al 28 gennaio, non aveva mai raggiunto i 10 punti in una singola gara.

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WESTERN CONFERENCE – La battaglia per raggiungere i Playoffs nella Western Conference sta raggiungendo livello epici. Se in una Conference i Detroit Pistons (23-32) non sono poi così lontani dall’ottavo posto, nell’altra i Memphis Grizzlies sono fuori nonostante un record ampiamente positivo (31-23). Resistono ancora, lì davanti, i Phoenix Suns (33-21), che hanno vinto le ultime tre partite e non sembrano francamente preoccupati dalla risalita di Memphis. Si sono salvati per un pelo i Golden State Warriors (33-22): se avessero perso contro i Rockets all’overtime, avrebbero sentito il fiato delle rivali sul collo. I Dallas Mavericks (33-23) potrebbero pagare lo stop contro i Miami Heat e, a parità di sconfitte, hanno solo due vittorie in più dei Grizzlies. La sensazione è che questa clamorosa battaglia non si risolverà fino alle ultime decisive partite.

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STATISTICA DELLA SETTIMANA: MELO PROVA A TRASCINARE UNA SQUADRA INTRASCINABILE

Sempre il solito problema: la stella i Knicks ce l’hanno anche, il problema è tutto il resto. Questa volta Carmelo ci ha provato sul serio a vincere delle partite, ma neanche le sue prestazioni incredibili sono bastate. Ad esempio, Knicks impegnati al Madison Square Garden contro i Kings. Vittoria facile in teoria, no? No. I Kings vincono, nonostante Melo metta assieme 36 punti e 11 rimbalzi. Dopo l’All-Star Game, in cui Melo ha scritto un nuovo record con 8 triple a segno, i Knicks sono naufragati contro la tenace difesa dei Grizzlies. Anthony si è dovuto accontentare di 22 punti e 11 rimbalzi e New York, naturalmente, non ha vinto la partita. Sul campo dei Pelicans, però, il numero 7 dei Knicks ha voluto assicurarsi che le cose andassero per il verso giusto: 42 punti, 16/29 dal campo, 13 degli ultimi 15 punti di squadra e i due canestri che hanno ammazzato la partita. Svolta per i Knicks? Neanche per sogno. I Knicks sono riusciti a perdere dopo due supplementari contro i Magic. Melo si è salvato con 44 punti, 16/28 dal campo, 6/10 da tre e 11 rimbalzi. Proprio sicuri che sia lui il problema?