NBA Weekly: la vittoria dei Suns sui Blazers, la multa a Jason Kidd e le triple di Korver

Primo appuntamento con NBA Weekly, la rubrica settimanale che vi accompagnerà fino al termine della stagione. Ogni settimana verranno presentate cinque diverse categorie: la partita della settimana, il giocatore della settimana, la squadra della settimana, i temi della settimana e la statistica della settimana.

  • PARTITA DELLA SETTIMANA: PHOENIX SUNS-PORTLAND TRAIL BLAZERS 120-106, 27 NOVEMBRE

Ok, verissimo, anche gli Oklahoma City Thunder hanno fermato una striscia di 11 vittorie consecutive (quella degli Spurs), ma volete mettere il roster a disposizione di Scott Brooks con quello dei Phoenix Suns? I Suns fermano i Blazers a 11 vittorie consecutive. Era difficile aspettarsi da loro un inizio del genere e, ad oggi, con 16 partite giocate non sono comunque scesi sotto al 50% di vittorie. La gara coi Blazers non aveva preso la piega giusta nei primi 18 minuti: Aldridge immarcabile, Portland che flirtava con la doppia cifra di vantaggio e solo qualche sporadica iniziativa di Dragic ad arginare lo strapotere della squadra di Terry Stotts. Poi la svolta, sottoforma di sovraumana intensità difensiva e di ritmi indiavolati in attacco: Dragic ha lanciato la rimonta pescando Frye e Gerald Green sul perimetro. Nel terzo periodo i Blazers hanno continuato a soffrire i ritmi dei Suns in transizione e le loro conclusioni dall’arco. I padroni di casa, grazie ad un gran finale di terza frazione da parte dei gemelli Morris, si sono messi in condizione di affrontare l’ultimo quarto con un vantaggio di 14 punti. Dopo aver toccato il +20, Hornacek ha inserito le seconde linee e gli ospiti sono rientrati al massimo fino al -14. Per Dragic 31 punti, 5 rimbalzi e 10 assist, per Frye 25 punti e 9 rimbalzi. I Suns hanno tirato 10/24 da tre. Ah, doverosa precisazione: Phoenix ha vinto questa partita senza Eric Bledsoe. Portland, nonostante un record di 13 vinte e 3 perse, è già stata sconfitta per due volte dai Suns.

  • GIOCATORE DELLA SETTIMANA: JOHN WALL – 18.8PPG, 4.4RPG E 8.8APG IN STAGIONE

La franchigia capitolina aveva bisogno di rilanciarsi dopo un inizio tutt’altro che facile. La squadra ha il potenziale per fare i Playoffs e sarebbe un peccato – o forse no, visti gli elementi che si presenteranno al prossimo Draft – lasciarsi sfuggire dei Playoffs che a Washington mancano dal 2008, quando le stelle della squadra erano ancora Arenas, Jamison e Caron Butler. Soprattutto in una Eastern Conference di livello così basso, i Wizards devono fare un serio pensierino all’ingresso nelle migliori otto. Ad inizio settimana la squadra allenata da Randy Wittman ci era arrivato con un record di 4-8. Poi qualcuno deve aver avvisato John Wall che le cose non stavano andando per il verso giusto. La prima scelta al Draft del 2010 ha iniziato la settimana prendendosi letteralmente gioco dei derelitti Knicks: 31 punti, 10/18 al tiro, 4 rimbalzi e 7 assist. Tre giorni più tardi i Wizards hanno incontrato una squadra che sta invece vivendo un buon momento, i Los Angeles Lakers, ma il risultato non è cambiato: oltre ad una splendida schiacciata in contropiede, Wall ha regalato agli spettatori altri 31 punti, sempre con 10/18 dal campo, ed in aggiunta 6 rimbalzi e 9 assist. Terza partita, terza vittoria: 19 punti, 6 assist e 5 rubate per Wall con Washington che sconfigge Milwaukee al supplementare. L’unica sconfitta della settimana è arrivata contro gli Indiana Pacers in una partita in cui Wall ha messo assieme solo 8 punti e 9 assist. Riteniamo, comunque, che una gara storta contro la difesa di Indiana possa essergli perdonata: se i Wizards hanno rialzato la testa il merito è soprattutto suo.

  • SQUADRA DELLA SETTIMANA: DENVER NUGGETS – 9 VINTE E 6 PERSE IN STAGIONE

Gallinari è infortunato, Iguodala ha cambiato squadra quest’estate. La stagione è iniziata con tre sconfitte in fila. In Colorado c’erano tutti i presupposti per un anno difficile. Per fortuna di coach Brian Shaw, Ty Lawson e compagni sono di tutt’altro avviso. Dopo aver perso le trasferte di Houston e Oklahoma City, l’ex squadra di Carmelo Anthony aveva un record di 4-6. Poi al Pepsi Center sono arrivati i Bulls, reduci da cinque vittorie consecutive. Il momento di forma dei Nuggets è iniziato quella notte, con una vittoria 97-87 e sei giocatori in doppia cifra. Ad inizio settimana Denver ha ospitato Dallas: i Mavs hanno compiuto una grandissima rimonta e si sono addirittura trovati in vantaggio nel finale, ma una tripla di Foye ha regalato ai Nuggets la seconda vittoria in fila. Protagonisti della vittoria anche Ty Lawson (20 punti e 9 assist) e Kenneth Faried (18 punti e 14 rimbalzi). La squadra di Brian Shaw, fino a quel momento 5-0 in casa e 1-4 in trasferta, si è ripetuta due giorni dopo contro i Mavs, ma questa volta a Dallas: 96-110 con i 17 punti di Nate Robinson dalla panchina e prima sconfitta casalinga in stagione per i texani. Il titolo di squadra della settimana, però, i Nuggets se lo sono guadagnati trovando la continuità per vincere la seconda gara esterna in fila: 110-117 sul campo dei T’Wolves, con ancora Lawson sugli scudi (23 punti). Nella notte appena trascorsa i Nuggets hanno inflitto ai Knicks la loro ottava sconfitta in fila. E chi pensate che sia stato il top scorer della squadra? Ty Lawson, autore di 22 punti e 8 assist.

  • TEMI DELLA SETTIMANA: LA PRIMA TRIPLA DECISIVA DI BURKE, LE STATISTICHE DI RUDY GAY E LA MAGATA DI JASON KIDD

TREY BURKE – Finalmente Michael Carter-Williams e Victor Oladipo hanno un terzo rivale per il Rookie of the Year. Trey Burke, miglior giocatore della nazione a livello collegiale nel 2013, ha fatto il suo esordio con gli Utah Jazz, posticipato di quasi un mese a causa di un infortunio al dito. Dopo un paio di partite di ambientamento, Burke è stato messo in quintetto da Tyrone Corbin. Il prodotto di Michigan ha fin da subito portato in campo la sua leadership e la sua sfrontatezza. Neanche lui, forse, può cambiare la stagione fallimentare dei Jazz, ma può trovare tantissimo spazio e può affermarsi come il miglior rookie dell’anno. Contro i Bulls ha già dato un assaggio di quello di cui è capace: prima uno spettacolare canestro in entrata, poi una tripla fondamentale per il +5 Jazz a 3’ dalla fine dell’overtime. Carter-Williams e Oladipo sono avvisati: dovranno dare tutto per tenersi Burke alle spalle.

RUDY GAY – Le statistiche perseguitano Rudy Gay da qualche anno a questa parte. Si vocifera che i Grizzlies abbiano deciso di scambiarlo proprio a causa di esse. In particolare a causa del PER (Player Efficiency Rating), una statistica che – riducendo ai minimi termini il ragionamento che sta dietro alla sua creazione – dà l’idea della produttività di un giocatore. La media della lega è fissata a 15.00 e Gay aveva un PER di 14.39. Decisamente troppo basso in relazione ad uno stipendio da 16.5 milioni di dollari. Nuova squadra, vecchia vita. Le statistiche hanno continuato a perseguitare Rudy Gay anche ai Raptors. Tira circa 19 volte a partita con solo 7 canestri. In queste prime settimane ha dato vita ad alcune prestazioni di tiro da libro degli orrori: 6/23 ad Atlanta, 8/21 a Charlotte, addirittura 11/37 a Houston. E così Gay ha deciso di bandire il classico foglio con le statistiche dallo spogliatoio dei Raptors. La spiegazione che ha dato è che i giocatori dei Raptors non giocano per le statistiche e che quei fogli sono solo un ostacolo all’unità della squadra.

JASON KIDD – Non è di certo partita in discesa la prima avventura da allenatore di Jason Kidd. Nonostante un roster competitivo – finora decimato dagli infortuni – e le aspettative altissime sulla squadra, i Brooklyn Nets hanno attualmente un record di 4 vinte e 12 perse e sono praticamente sul fondo della Eastern Conference. Alla quindicesima partita dei suoi Nets il coach ha finalmente deciso di farsi notare. Con i Lakers sul +2 e Meeks in lunetta per il secondo libero ad una manciata di secondi dalla fine, Kidd si è messo a bordo campo con un bicchiere di soda in mano e ha chiaramente detto a Tyshawn Taylor: «Hit me». Detto, fatto. Taylor lo ha urtato e Kidd ha potuto versare la soda sul parquet. Risultato: i Nets hanno potuto organizzare l’ultimo tiro, nonostante avessero finito i timeout, mentre il campo di gioco veniva asciugato. Nota di colore: a quel timeout rubato hanno partecipato anche Steve Blake e Xavier Henry, “mimetizzati” (più o meno…) tra i giocatori dei Nets. Meeks ha comunque segnato il secondo libero e Pierce ha sbagliato la tripla del pareggio, ma la magata di Kidd resterà nella storia. Per questa sua mossa l’allenatore dei Nets è stato costretto a pagare 50mila dollari di multa.

  • STATISTICA DELLA SETTIMANA: LE TRIPLE CONSECUTIVE DI KYLE KORVER

Kyle Korver sa segnare da tre. Wow, che scoperta. In carriera ha segnato più di 1300 triple in regular season con una percentuale di realizzazione del 42%. Quest’anno sta tirando quasi col 55% e sta mettendo in serio pericolo un record NBA che dura dal 1996. Tra il 23 dicembre del 1994 e il 10 gennaio del ’96 Dana Barros aveva realizzato un’incredibile striscia di 89 partite con almeno un canestro da tre punti a segno. La sua mano tremò per la prima volta dopo più di un anno, il 12 gennaio 1996, nella gara tra Celtics e Knicks: Barros tentò nove tiri da tre senza realizzarne neanche uno. Korver ha raggiunto quota 88 e può pareggiare il record andando a segno dalla lunga nella prossima partita. L’ex giocatore di Sixers e Bulls avrebbe già potuto essere ad 89 se un infortunio non lo avesse costretto a saltare la sfide con Rockets e Mavericks. Mike Budenholzer, allenatore degli Hawks, ha detto che di Korver apprezza particolarmente l’abilità nel muoversi lontano dalla palla per farsi trovare libero sul perimetro.

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