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I 10 migliori giocatori a non essere mai stati selezionati per l’NBA All-Star Game

ROD STRICKLAND
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1997-98 con 17.8 punti, 10.5 assist e 5.3 rimbalzi
Quello di Strickland è forse il caso più clamoroso. Stiamo parlando di un giocatore che, nell’apice della sua carriera, ha viaggiato per cinque stagioni consecutive a circa 18 punti, 9 rimbalzi e 5 assist di media, numeri di altissimo livello per un playmaker. Nel ’98, è stato il miglior passatore dell’intera NBA (10.5) ed è stato inserito nel secondo miglior quintetto della lega, senza però essere convocato per l’ASG. Quell’anno avrebbe sicuramente meritato di essere al posto di Anfernee Hardaway, che prima della gara delle stelle aveva disputato solo 19 partite e con numeri non proprio indimenticabili (16.4 punti con il 37.7% dal campo e 3.6 assist), soprattutto in relazione a quelli di Strickland. Il quale è il quarto miglior giocatore in “win shares” (una stima delle vittorie che si possono attribuire ad un singolo) e in assist a partita tra i giocatori ritirati a non essere mai scelti per l’ASG.

CEDRIC MAXWELL
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1978-79 con 19.0 punti, 9.9 rimbalzi e 58.4% dal campo
E‘ l’unico MVP delle Finals nella storia della lega a non aver mai preso parte alla gara delle stelle, e questo già la dice lunga su quanto sia stato snobbato. Inoltre, stiamo parlando del giocatore che ha la miglior “true shooting percentage” (percentuale di tiro che tiene conto del maggior valore del tiro da tre) in carriera, con il suo 62.9%. Impressionante, soprattutto se si considera che si tratta in teoria di un’ala piccola. Per quanto riguarda la categoria “win shares”, è stato rispettivamente quinto, terzo e settimo nell’intera NBA negli anni 79-80-81. Evidentemente tutto ciò non è stato abbastanza per considerarlo un All-Star.

ARVYDAS SABONIS
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1997-98 con 16.0 punti, 10.0 rimbalzi e 3.0 assist
Ha scelto di trascorrere la maggior parte della sua carriera in Europa ed è approdato oltreoceano a 31 anni: se avesse compiuto prima questo salto, è facile credere che almeno una convocazione per l’ASG l’avrebbe raccolta. Fatto sta che il suo impatto nella NBA è stato importante, anche perché probabilmente non si era mai visto un centro di 220×130 con una visione di gioco eccezionale e una versatilità che lo rendeva un vero e proprio rebus per le difese avversarie, che non sapevano come fronteggiarlo. Stiamo parlando di uno che, pur non essendo dominante come nei suoi anni d’oro europei, è andato oltreoceano a spiegare pallacanestro: il suo player efficiency rating è stato superiore a 20 in sette delle sue otto stagioni NBA ed è anche stato tra i migliori sette per efficienza difensiva in cinque anni consecutivi.

JALEN ROSE
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 2002-03 con 22.1 punti, 4.8 assist e 4.3 rimbalzi
Presentatosi nella NBA con la fama di essere stato uno dei “Fab Five” di Michigan, Rose ci ha messo un po’ per adattarsi al piano superiore, ma alla fine si è rivelato un’ala di primissimo piano tra Indiana, Chicago e Toronto. Dal 1999 al 2005 ha vissuto sicuramente gli anni migliori, tenendo una media di 19.3 punti, 4.4 assist e 4.3 rimbalzi: numeri prestigiosi, che avrebbero meritato come minimo una convocazione all’All-Star Game. Che invece non è arrivata, neanche quando nel 2000 è stato grande protagonista dei Pacers che hanno vinto la Central Division con un record di 56-26 ed hanno poi perso solo nelle Finals contro i Lakers.

MARCUS CAMBY
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 2004-05 con 9.1 punti, 13.1 rimbalzi e 3.6 stoppate
Stiamo parlando di uno dei più grandi rimbalzisti e stoppatori nella storia della NBA. E’ vero, nell’ASG i grandi difensori vengono spesso ignorati, a meno che non siano particolarmente pompati dai media, ma nel caso di Camby è incredibile che non sia stato mai convocato in 17 anni. Ha guidato la NBA alla voce stoppate per ben quattro volte, e in questa categoria occupa la tredicesima posizione assoluta. Per non parlare delle sue qualità a rimbalzo: per percentuale è il quarto miglior rimbalzista offensivo di tutti i tempi. Insomma, la difesa fa vincere le partite, ma non ti vale una chiamata per la gara delle stelle.

MIKE BIBBY
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 2004-05 con 19.6 punti, 6.8 assist e 4.2 rimbalzi
Facendo parte di uno dei quintetti più completi e forti della NBA a quel tempo, probabilmente Bibby è stato troppo spesso trascurato. I suoi compagni Webber, Divac e Stojakovic sono stati selezionati per l’ASG durante la loro carriera a Sacramento, ma non Mike, che pure l’avrebbe meritato eccome: è stato tra i 10 migliori assistman e realizzatori da oltre l’arco rispettivamente per tre e quattro volte. Soprattutto per il grande impatto avuto nel 2004, un biglietto per la gara delle stelle doveva essergli spedito.

HAPPY HAIRSTON
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1969-70 con 18.5 punti e 11.1 rimbalzi
Laureatosi campione NBA nel 1972 con i Lakers, Hairston è il solo giocatore ad aver tenuto una doppia-doppia di media per tutta la carriera (si considerano solo quelle durate almeno 10 anni), senza però aver ricevuto una chiamata per l’ASG. A Los Angeles lo ricordano come uno dei migliori e più aggressivi rimbalzisti nella storia gialloviola, un vero duro, un gran lottatore, ma soprattutto un compagno di squadra buono e leale.

TONY KUKOC
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1995-96 con 13.1 punti, 4.0 rimbalzi, 3.5 assist e 49.0% dal campo in 26’
Il vero motivo per cui non ha mai preso parte alla gara delle stelle è che giocava nella stessa squadra di Michael Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodman, quindi era complicato convocare un quarto giocatore dei Bulls, per quanto lo avrebbe meritato. Approdato nella NBA a 25 anni, il croato è sin da subito stato un giocatore importante per Chicago: in particolare, nel ’96 è stato fondamentale nel ruolo di sesto uomo (non a caso ha ricevuto il riconoscimento dalla lega). In quello stesso anno avrebbe meritato di partecipare all’ASG, perché l’impatto e i numeri che faceva registrare in soli 26 minuti di media erano pazzeschi, soprattutto se proiettati sui 36 minuti.

DRAZEN PETROVIC
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1992-93 con 21.2 punti, 2.6 rimbalzi, 3.3 assist, 1.3 recuperi, 51.8% dal campo e 44.9% da oltre l’arco
Ovviamente una premessa è d’obbligo: se la sua vita non fosse stata tragicamente stroncata all’età di 28 anni, è fuori discussione che almeno una convocazione per la gara delle stelle sarebbe arrivata. Eppure, nel suo ultimo anno nella NBA l’avrebbe decisamente meritata: in quale universo 22 minuti di media con percentuali astronomiche non sono abbastanza per essere scelti per l’ASG? A New Jersey Petrovic era diventato rapidamente uno dei realizzatori più pericolosi e temuti dell’intera lega, dimostrando una capacità innata nel prendere e realizzare i tiri pesanti.

RON HARPER
Stagione in cui meritava maggiormente l’All-Star Game: 1989-90 con 22.8 punti, 5.9 rimbalzi, 5.2 assist e 2.3 recuperi
Nell’immaginario collettivo, Harper è ricordato per essere stato la point guard titolare in cinque degli undici titoli vinti da Phil Jackson. Il suo ruolo era quello di difendere duro e avviare l’azione servendo i vari MJ, Pippen, Kobe e Shaq. Ma prima che lo Zen Master lo trasformasse in un playmaker, Harper era una delle migliori shooting guard della lega: nelle sue prime otto stagioni tra Clippers e Cavaliers, ha viaggiato con una media di 19.3 punti, 5.2 rimbalzi e 4.9 assist. Numeri a dir poco impressioni, che però non gli sono valsi nemmeno una chiamata all’All-Star Game.