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I 20 anni di Giannis Antetokounmpo: 3 aneddoti da conoscere sulla “Greek Freak”

Stanotte Giannis Antetokounmpo ha festeggiato con qualche ora di anticipo il suo 20esimo compleanno, aiutando i Bucks a cogliere una bella vittoria contro gli Heat, l’ennesima di un inizio di stagione splendido da parte della truppa di coach Kidd, che nessuno si aspettava di vedere in piena zona playoffs. Fin da quando ha fatto il suo ingresso nella NBA, il talento greco ha attirato grandi attenzioni per un qualità atletiche e fisiche fuori dal comune, ma anche per enormi qualità tutte da sviluppare: insomma, è sempre stato considerato un diamante da sgrezzare, una potenziale stella, ma nessuno si aspettava una crescita cestistica così veloce, visto che prima di approdare nella lega americana non aveva mai giocato ad alto livello. Sotto la sapiente guida di quella vecchia volpe di Kidd sta facendo passi da gigante, tanto da svolgere già un ruolo importante all’interno di Milwaukee. Ruolo inteso non come posizione in campo, perché Antetokounmpo è uno di quei rarissimi giocatori in grado di giocare dappertutto, tanto che il suo allenatore lo sta provando da playmaker come da centro, e non solo da esterno. Rispetto alla sua stagione da rookie, Giannis ha già migliorato praticamente tutti i suoi numeri: 11.7 punti (6.8 l’anno passato), 5.9 rimbalzi (4.4), 2.1 assist (1.9), 47.4% dal campo (41.4%) con 9.1 conclusioni tentate (5.4) e 26.9 minuti (24.6) di media a partita. Ma com’è nato il fenomeno della “Greek Freak”, che ha raccolto sulle sue sponde centinaia di migliaia di appassionati? Per comprenderlo, ripercorriamo i principali aneddoti che hanno finora riguardato questo brillante talento.

L’INFANZIA – Insieme ai fratelli Thanasis, Kostas e Alex, Giannis è nato in Grecia, ma da immigrati nigeriani che non sono mai stati riconosciuti come ellenici. Già qui potete intuire come la sua infanzia sia stata particolarmente difficile, vissuta alla giornata e senza certezza alcuna, se non quella del nido familiare: gli Antetokounmpo hanno dovuto affrontare sfratti, spostamenti da una parte all’altra, con i ragazzini che facevano i venditori ambulanti per le strade, la madre la babysitter e il padre il tuttofare, che tradotto in parole povere significa che faceva qualsiasi cosa potesse permettergli di tirar su qualche soldo. Quando Giannis e Thanasis hanno iniziato a giocare a basket, condividevano lo stesso paia di scarpe: ciò la dice lunga sul grado di povertà della loro famiglia. L’ipocrisia del nostro mondo è stata puntualmente dimostrata quando si è scoperto che gli Antetokounmpo avevano ottimi talenti da offrire alla pallacanestro greca: inutile dire che a quel punto Thanasis e soprattutto Giannis sono stati visti come dei figli prodigi della Grecia, riuscendo a ottenere i documenti per tutta la famiglia.

LA DURA REALTÀ DELLE TASSE – Approdato a Milwaukee con l’etichetta di uno dei talenti dal potenziale più enorme degli ultimi anni, Giannis ha dovuto adattarsi ad un mondo completamente diverso da quello a cui era abituato, e proprio per questo motivo ha subito trovato la simpatia dei compagni, in particolare di quelli più esperti, che lo hanno preso sotto la loro ala protettiva e gli hanno spiegato mano a mano il funzionamento di questa nuova realtà. Nel corso della sua stagione da rookie, sono diversi gli aneddoti di vita quotidiana emersi. Ad esempio, Zaza Pachulia ha raccontato che quando Giannis ha ricevuto il primo assegno, è rimasto interdetto dal fatto che la metà dei soldi andassero a finire in tasse. “Non c’è un modo per non pagarle?”: questa sua frase ha praticamente fatto il giro del mondo, ma purtroppo no, non si possono evitare… Altro episodio curioso è quello svelato da Brandon Knight: i giocatori hanno una sala in cui possono rifocillarsi, e Giannis spesso e volentieri arrivava con i bustoni da riempire di cibo, in modo da risparmiare evitando di andare a fare la spesa. E ancora: Antetokounmpo una volta colse Caron Butler mentre si liberava di vecchie scarpe, al che intervenne tirandole fuori dalla spazzatura ed esclamando “ma sei matto? Queste sono buone!”.

LA CORSA PER ARRIVARE A PALAZZO – Questo è certamente l’aneddoto più conosciuto che riguarda l’ormai 20enne dei Bucks. Nei primi tempi della sua stagione da rookie, Giannis prese un taxi per andare in banca e spedire tutti i soldi che aveva a casa (adesso la sua famiglia si è trasferita in pianta stabile a Milwaukee, ndr), e solo dopo aver fatto ciò si rese conto di non averne abbastanza per pagare il taxi. Siccome era il giorno della partita, in preda al panico ha iniziato a correre, e dopo diversi km è stato fermato da una coppia, che gli ha chiesto se fosse il rookie dei Bucks. Lui ha risposto di sì e così ha rimediato un passaggio fino al palazzo. Ormai è passato più di un anno da quando si è trasferito a Milwaukee e, sebbene sia alquanto difficile che gli capiti di nuovo di rimanere a piedi, di certo adesso sarebbero centinaia le persone che farebbero a gara per accompagnarlo. Questo perché Giannis sta dimostrando di essere un ottimo giocatore, un potenziale fenomeno, ma soprattutto perché è un ragazzo genuino, umile, che ha sofferto tanto e che si merita tutto l’affetto degli appassionati sportivi.