5 giocatori che meritano una chance in NBA

Il mondo dello sport professionistico americano è uno dei più spietati e difficili nei quali avere successo. Le variabili da tenere in considerazione sono molteplici, e a volte una coincidenza più o meno fortunata può fare la differenza tra l’esplosione di un giocatore o la sua definitiva cancellazione dai radar delle squadre che contano. Con questo articolo intendiamo elencare allora cinque giocatori che, nonostante una buona carriera ed evidenti qualità tecniche non hanno ancora avuto una chance reale di giocare nella NBA. Il criterio di selezione tiene conto anche di chi nella Lega professionistica americana ha già messo piede, ma soltanto per poche trascurabili occasioni da garagista o soltanto in vari training camp e summer leagues.

KEITH LANGFORD
La guardia dell’Olimpia Milano ha al suo attivo due misere presenze con la maglia dei San Antonio Spurs nel 2007, oltre ad innumerevoli comparsate nella D-League, ma è evidente che sia troppo poco per un attaccante del suo calibro. L’ex Maccabi Tel Aviv ha dimostrato di essere probabilmente il miglior giocatore di 1 vs 1 o di isolamento presente in Europa, la taglia fisica non gli manca e ha migliorato molto il tiro da 3 rispetto agli esordi nel Vecchio Continente, il che lo rende appetibile anche nella sua terra natale, dove potrebbe riuscire a ritagliarsi un ruolo simile a quello di Alan Anderson, attaccante di razza e tiratore di qualità ai tempi del Barcellona e dall’anno scorso di fatto una delle principali opzioni offensive dei Toronto Raptors. Ci permettiamo di consigliarlo alla solita Charlotte o a Milwaukee, squadre con grandi carenze di attaccanti dal palleggio che potrebbero dargli lustro anche a livello NBA.

Keith Langford in una delle due apparizioni in NBA

Keith Langford in una delle due apparizioni in NBA

JACOB PULLEN
Semplicemente inarrestabile ai tempi del college a Kansas State è stato clamorosamente ignorato una volta finita la carriera universitaria, al termine della quale è approdato nel nostro campionato in quel di Biella, dove ha da subito mostrato gli istinti da attaccante del ferro e del pitturato che gli permettono di chiudere a 16 di media, con svariate escursioni oltre i 20.La consacrazione arriva ancora nel nostro campionato con la maglia della Virtus Bologna, dove arriva a Marzo per trascinare i bianconeri con le sue iniziative elettrizzanti e 20 punti ad allacciata di scarpe. In ottica NBA dovrebbe migliorare nelle letture, visto che dall’altra parte dell’Oceano verrebbe utilizzato principalmente da playmaker, mentre il tiro da 3 è nettamente in crescita (ha chiuso la scorsa stagione col 46 percento dall’arco). I pro americani sono ad un passo: se non sbaglia questa annata a Barcellona (dove notoriamente non danno il tempo di sbagliare) e dimostra di poter competere anche a livelli di eccellenza europea sarà difficile non offrirgli come minimo un invito per un training camp la prossima estate.

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QUINTON HOSLEY
Tanta gavetta europea per il figlio di una delle più grandi leggende del basket di strada americano, Ron “Terminator” Mathias, che andava a vederlo giocare (e a tratti dominare) al college a Fresno State indicandogli la via giusta da seguire, quella che non aveva potuto e voluto percorrere lui. Terminator avrebbe voluto vedere suo figlio arrivare nella NBA, ma T2 (Terminator 2) non ci è ancora riuscito nonostante le doti atletiche che lo rendono uno dei primi 3 o 4 saltatori presenti in Europa. Due anni fa a Sassari aveva lasciato un’impronta indelebile, concludendo un’ottima stagione a 14.5 punti e 5.2 rimbalzi di media, che comunque non accesero alcunché negli scout americani. Statistiche simili (15.4, 5.6) anche in Polonia l’anno scorso, eppure questo ragazzo, riconosciuto nei playground newyorchesi come il degno erede del padre, non riesce a fare breccia al di là del laghetto, dove invece potrebbe avere un ruolo simile a quello di James White per i Knicks, se riuscisse a migliorare anche di poco il tiro dalla lunga distanza. Difficile però vederlo da ala piccola in proiezione NBA, e questo complica notevolmente le cose per un giocatore che da guardia avrebbe bisogno di minuti sostanziosi per avere un impatto. Merita una chance se non altro perché nessuno gli ha mai concesso neanche un minuto in un parquet NBA, e se ce l’ha fatta DJ Mbenga…

Quinton-Hosley

ALESSANDRO GENTILE
Ok, forse scriviamo in preda ai fumi delle incredibili prestazioni che stiamo vedendo in Slovenia, ma il giocatore di questi giorni è sicuramente un prospetto da NBA. Sicuramente non oggi, ma dopo una stagione da capitano che potrebbe responsabilizzarlo di più, le porte della Lega professionistica più famosa al mondo potrebbero decisamente aprirsi anche per Alessandro. La faccia tosta c’è, la consapevolezza di essere dotati di un talento che passa poche volte per strada pure, manca forse un po’ più di maturità sul parquet nell’atteggiamento verso arbitri e avversari, un’indolenza che a volte va ad influire anche sulle sue prestazioni in campo. In questo Eurobasket lo abbiamo visto migliorato anche nel tiro dall’arco, che dovrebbe diventare una delle sue armi principali se vuole avere una chance non solo di approdare ma anche di fare strada in NBA. Non è un caso, del resto, se i suoi connazionali predecessori sono stati scelti in gran parte proprio per le straordinarie doti di tiratori da tre punti. Gentile può imparare, e il grande salto non sarà più solo un miraggio.

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ALEX ABRINES
Il giovane spagnolo può essere paragonato al nostro Gentile. Figlio d’arte (il papà è l’ex cestista Gabriel Abrines), talentuosissimo e dotato di una carica da leader innata, che gli ha permesso di inserirsi senza problemi negli schemi offensivi del Barcellona, squadra che lo ha acquistato da Malaga dove si era messo in mostra due anni fa. Si può pensare che per un giovane possa essere difficile lasciare subito il segno in una squadra che è “Mès que un club”, “Più di un club”, ma il discorso non vale per Abrines, che in alcune notti di Eurolega ha dato l’impressione di essere un veterano dei blaugrana e di saper sfruttare alla perfezione le occasioni concessegli da coach Pascual, che non ha avuto paura di bruciarlo e in alcuni minuti gli ha proprio affidato le chiavi offensive della squadra, venendo puntualmente ripagato con diverse triple decisive. È stato scelto con la numero 32 all’ultimo Draft NBA dagli Oklahoma City Thunder, che lo lasceranno ancora in Europa ma che non potranno fare a meno di portarlo alla corte di Kevin Durant se dovesse continuare ad essere così incisivo e magari ad aggiungere un po’ di muscoli ad un fisico forse ancora troppo da ragazzino, ma l’impressione è che sia solo questione di tempo per aggiungere uno spagnolo alla già presente Gasol-Family.

Alex Abrines ha impressionato alla prima stagione col Barcellona

Alex Abrines ha impressionato alla prima stagione col Barcellona