5 motivi per cui gli Spurs possono ancora vincere un titolo NBA

Nonostante siano molti gli scettici riguardo ai San Antonio Spurs, ritenuti (tanto per cambiare) troppo anziani per poter vincere un altro titolo con Gregg Popovich ed i Big Three, non mancano le motivazioni per credere che i texani possono ancora sperare di appendere un altro campionato sul tetto dell’AT&T Center. Andiamo a vedere quali possono essere i 5 fattori per i quali gli Spurs dovrebbero essere considerati una contender anche quest’anno.

GREGG POPOVICH – Solo un folle potrebbe pensare che un allenatore come lui, che negli ultimi 16 anni alla guida di San Antonio ha fatto registrare la miglior percentuale di vittoria non solo di qualsiasi altra squadra della NBA, ma anche degli altri tre sport principali (NFL, MLB, NHL), non sia uno dei motivi per cui gli Spurs saranno ancora competitivi ai massimi livelli. Gregg è semplicemente un vincente. Non solo è un grande conoscitore del gioco in tutti i suoi aspetti, ma ha anche l’invidiabile abilità di stringere rapporti solidi e duraturi con i suoi giocatori. Quest’ultimi lo rispettano molto e vogliono sempre giocare per lui, che è il vero valore aggiunto della franchigia.

ESPERIENZA – Quando si parla degli Spurs, l’esperienza viene troppo spesso intesa come vecchiaia. Ed invece è quella che hanno rispetto a squadre più giovani come i Thunder ed i Warriors (rispediti a casa negli ultimi playoffs nelle semifinali della Western Conference). Duncan, Ginobili e Parker sanno come si vince: è vero, la loro età (rispettivamente 37, 36 e 31) si fa sentire, la tenuta fisica non è più la stessa, ma l’anno scorso hanno dimostrato che conta anche altro nel basket, arrivando ad una tripla dal titolo in gara 6 contro gli apparentemente imbattibili Miami Heat. Tra l’altro non va dimenticato che nei texani si fonde il giusto mix tra esperienza e gioventù: negli ultimi playoffs Kawhi Leonard e Danny Green hanno dimostrato di essere fattori importanti, e quest’estate è stato aggiunto al roster uno come Marco Belinelli, al top della carriera, che potrà far rifiatare Parker e Ginobili.

KAWHI LEONARD – L’anno scorso è stato definito l’arma segreta degli Spurs, adesso dovrà dimostrare che può essere una stella. A soli 22 anni, Leonard ha avuto l’arduo compito di difendere su LeBronJames nelle Finals, facendo un lavoro egregio. Ma non è solo un difensore pazzesco: nel campo è semplicemente onnipresente, prende i rimbalzi, recupera i palloni, segna in penetrazione, dalla media e dalla lunga distanza. Nella sua stagione da sophomore più sono aumentate le pressioni e più sono migliorate le prestazioni: 11.9 punti e 6.0 rimbalzi in regular season; 13.5 punti e 9.0 rimbalzi nei playoffs; 14.6 punti, 11.1 rimbalzi e 2.0 recuperi nelle Finals. E’ il futuro degli Spurs, Popovich stravede per lui ed è convinto che sarà una stella di livello assoluto: le premesse ci sono tutte, quest’anno potrà avere ancora più responsabilità.

I BIG THREE – Partiamo da Tim Duncan: tre volte MVP delle Finals e due della NBA, ha vinto quattro anelli con gli Spurs, è una delle migliori, se non la migliore, power forward della storia della lega. La scorsa stagione ha tenuto una media di 21.3 punti e 11.9 rimbalzi in 36’ di gioco: numeri semplicemente pazzeschi per un 37enne. Le sue prestazioni si possono spiegare solo con il fatto che, a differenza della stragrande maggioranza delle PF della NBA di oggi, Duncan non fa dell’atletismo ma della tecnica la sua arma principale. Se a questo ci aggiungi una grande intelligenza cestistica e la capacità di gestire al meglio il suo fisico, ecco in parte spiegati i suoi numeri. Tony Parker, una volta MVP delle Finals, ha vinto tre anelli con gli Spurs e l’anno scorso ha viaggiato con 20.3 punti e 7.6 assist di media. Il play francese sembra migliorare con gli anni: nelle ultime stagioni sembra più leader della squadra e più consapevole di essere uno dei migliori in circolazione in NBA. Ha “solo” 31 anni e la voglia di vincere è ancora tantissima. Poi c’è Manu Ginobili. L’argentino ha vissuto la sua peggiore stagione dell’era dei Big Three texani, in particolare i suoi playoffs sono stati costellati da scelte discutibili e da continui turnover. Semplicemente non è apparso più il Gino che avevamo imparato ad ammirare ed amare. Ma per la prossima stagione non è totalmente da matti credere ad una sua rinascita: dopo aver meditato il ritiro, ha deciso di andare avanti ed è indiscutibile che sia ancora un giocatore in grado di accendersi e decidere una partita con la sua immensa classe ed imprevedibilità. Andrà gestito con il contagocce per farlo arrivare il più fresco possibile ai playoffs: in questo senso l’arrivo di Belinelli potrà dargli una grande mano. Duncan, Parker e Ginobili sono semplicemente i primi e veri Big Three della NBA (non ce ne vogliano James e compagni): il loro successo è stato grande, ma adesso, nonostante l’età, se sani possono ancora portare gli Spurs a giocarsi un altro titolo.

GARA 6 – La sconfitta in gara 6 delle Finals 2013 è stata a dir poco devastante per gli Spurs. Sono andati da una tripla pazzesca di Ray Allen dalla vittoria del quinto titolo negli ultimi quindici anni. Quella partita è un’ossessione per i texani: ogni volta che calcano il parquet, iniziano un allenamento si ricordano in qualche modo di quanto siano andati vicini al mettersi al dito l’anello. Erano a soli pochi secondi dal mettere a tacere tutti coloro i quali li ritenevano troppo vecchi. “Penso a gara 6 tutti i giorni”, ha dichiarato coach Popovich al San Antonio Express-News. E sicuramente anche tutti i giocatori e componenti dello staff lo fanno. Gara 6 può essere la più grande motivazione del mondo per gli Spurs, che saranno determinati a vincere non solo per dimostrare a tutti di esserne ancora in grado, ma anche e soprattutto per non provare mai più quella terribile sensazione di gara 6.