7 momenti indimenticabili nella storia delle Finals che non accadranno mai più

Le Finals è dove la storia viene scritta, e gran parte di essa è più unica che rara. Qui non parleremo di cose ovvie come i threepeat di Jordan, le sfide tra Magic e Bird, la dinastia di Kobe e Shaq, ma più semplicemente di momenti totalmente inaspettati e irripetibili. 

OTTENERE LE SCARPE AUTOGRAFATE DA UNA STELLA AVVERSARIA – Finals del 1996, i Bulls di Jordan conquistano il titolo in sei gare contro i SuperSonics di Payton e Kemp. A far parte di quella squadra c’era anche Eric Snow che, al termine di gara 4, ha chiesto ed ottenuto le scarpe autografate che indossava Michael in quella partita. Quasi 20 anni dopo, l’ex playmaker di Seattle ha messo all’asta quel paio di Air Jordan XI. Immaginate che, dopo una partita delle scorse Finals in cui James ha dominato in lungo ed in largo ed ha trascinato gli Heat alla vittoria, LeBron venga fermato negli spogliatoi da Cory Joseph che gli chiede le sue sneakers autografate. Ecco, al giorno d’oggi è semplicemente impensabile una cosa del genere, perché i media ed i fan farebbero fatica ad assimilare una cosa del genere. 

VINCERE OTTO TITOLI CONSECUTIVI – Nella scorsa stagione Miami ha cercato senza successo di entrare nel club esclusivo di squadre che possono vantare un threepeat. I primi a riuscirci sono stati i Minneapolis Lakers di George Mikan, seguiti dai Boston Celtics di Bill Russell. Poi un grande equilibrio è stato spezzato da Michael Jordan, che negli anni ’90 ne ha centrati addirittura due di threepeat. Dopodiché all’inizio del 2000 i Lakers di Kobe e Shaq sono stati gli ultimi a vincere tre titoli consecutivi. Solo una squadra, però, è riuscita a vincerne almeno 4 in fila, ovvero i Celtics di Russell: per l’esattezza, quel team si è messo al dito ben 8 anelli consecutivi tra il 1959 ed il 1966. L’attuale costituzione della NBA rende praticamente impossibile che si ripeta una cosa del genere. Già centrare il threepeat è un’impresa, dato che la lega comprende ben 30 squadre ed il talento è molto più diffuso. 

30 PUNTI E 40 RIMBALZI – A proposito di Bill Russell. Durante gara 7 delle Finals 1962, la leggenda dei Celtics è stata semplicemente inarrestabile, mettendo ko i Lakers quasi da solo dopo un overtime, grazie ad una prestazione irreale da 30 punti e 40, QUARANTA, rimbalzi. Ovviamente nessun altro giocatore ne ha mai presi così tanti in una singola partita di Finals. Nell’epoca moderna il record appartiene a Shaq con 24 carambole nelle Finals del 2000, ma mai nessuno ha superato i 30, figuriamoci se ci sarà mai un altro giocatore in grado di prenderne 40. 

UNA “FLU GAME” COME QUELLA DI MJ – Quella partita è stata una delle più memorabili di tutti i tempi per importanza e condizioni in cui venne giocata. Fino a pochi minuti prima della palla a due di gara 5 delle Finals 1997, Michael Jordan era seduto inerme in panchina, in preda ad un’intossicazione alimentare. Nonostante ciò, il #23 dei Bulls ha voluto comunque giocare e quello che è riuscito a realizzare è fuori da ogni logica: ha letteralmente dominato i Jazz con 38 punti, 7 rimbalzi e 5 assist, soprattutto sparandone 15 nel decisivo ultimo quarto. Phil Jackson ha definito quella partita la migliore della carriera di Jordan, che a fine partita ha avuto bisogno del sostegno di Pippen per lasciare il campo, dato che non riusciva a reggersi in piedi a causa della nausea. Nessuno potrà mai fare uno sforzo eroico come quello di Michael. 

IL MIRACOLO DI REED – Willis Reed non avrebbe mai dovuto giocare gara 7 delle Finals del 1970. Nella partita precedente era stato frenato da un grave infortunio alla gamba che avrebbe dovuto chiudere anzitempo la sua stagione. Ma per lo shock di tutti i presenti al Madison Square Garden, quella sera Reed uscì fuori dal tunnel e prese parte all’incontro. Pur rimanendo immobile alla palla a due, Willis realizzò 4 punti e caricò in una maniera irreale l’ambiente e la squadra, tanto che ancora oggi quella vittoria viene ricondotta al suo gesto eroico, anche se il mattatore fu Walt Frazier con una prestazione irreale da 36 punti, 19 assist e 7 rimbalzi. Ma cosa rende questo gesto di Reed così irripetibile? Oltre all’aver giocato su un infortunio molto grave, è stato l’elemento sorpresa a rendere leggendario quel giorno, con nessuno che si sarebbe mai aspettato di vederlo scendere in campo fino a pochi secondi prima della palla a due. 

UN CANESTRO DA OLTRE 20 METRI PER FORZARE L’OVERTIME – Non ci sono molti video riguardo alla NBA degli anni ’50, ma possiamo azzardare l’ipotesi che Jerry West abbia realizzato il clutch shot più lontano nella storia della lega. Nelle Finals nel 1970 non esisteva la linea da tre punti, quindi ogni canestro valeva 2 punti, che fosse una schiacciata, un jumper dalla media o una preghiera da oltre 20 metri. Dopo il canestro di DeBusschere che ha dato due punti di vantaggio ai Knicks a tre secondi dalla fine, Jerry West ha lasciato partire da dietro il centrocampo il tiro della disperazione, mentre Wilt Chamberlain già lasciava il campo, sicuro della sconfitta. Ma gli dei del basket hanno accolto la preghiera di Mr. Logo e così i Lakers sono hanno conquistato l’overtime. Pur avendo perso al supplementare, quel tiro rimarrà per sempre impresso nella storia: è altamente improbabile che una partita delle Finals venga allungata all’OT da un canestro da dietro il centrocampo, ma soprattutto è impossibile che valga solo 2 punti. 

LA CONFERENZA PIÙ MATTA DI SEMPRE – Questa è stata la conferenza stampa più incredibile nella storia delle Finals. Dopo aver vinto il titolo nel 2010 con i Lakers, l’allora Ron Artest si è presentato con la sua scatola di “Wheaties”, ha fatto salire l’intera famiglia sul palco ed ha pure ringraziato il suo psichiatra. La sua era una gioia genuina, ed è stata indimenticabile. Praticamente i giornalisti presenti non sapevano cosa chiedergli e cosa aspettarsi da Artest, che era semplicemente incontenibile. Un’altra conferenza come la sua non ci sarà mai, di Ron ce n’è uno solo.