All-Star Weekend 2014: i vincitori e gli sconfitti

VINCITORE – ARNE DUNCAN
Una cosa sicuro l’abbiamo imparata venerdì notte: Arne Duncan, segretario dell’istruzione, sa giocare a pallacanestro. Ha infatti battuto il record di punti segnati all’All-Star Celebrity Game (20), preso 11 rimbalzi e smazzato 6 assist, guadagnandosi senza ombra di dubbio il premio di MVP. Duncan ha giocato quattro anni ad Harvard ed altri quattro in Australia, quindi di certo non era un novellino: ha raccolto facilmente i rimbalzi, mostrato un elegante tiro dalla media e soprattutto ha servito un pazzesco assist no-look a Skylar Diggins. Chissà che la sua prestazione non convinca definitivamente il presidente Obama ad allacciare le scarpe l’anno prossimo.

VINCITORE – ANDRE DRUMMOND
Nel Rising Stars Challenge, Drummond ha mostrato perché è uno dei migliori giovani talenti della NBA. Il prodotto di UConn ha avuto un impatto devastante, mettendo a referto 17 punti e 11 rimbalzi in soli 12 minuti del primo tempo. Alla fine ha chiuso con 30 punti ed un record di 25 rimbalzi (record): basti pensare che ne ha strappati 14 offensivi, 3 in più di tutti quelli presi complessivamente dalla squadra avversaria. In gioco tutto basato sullo spettacolo e sulla non-difesa, è spesso molto difficile vedere un lungo brillare, ma Drummond si è fatto trovare pronto praticamente su tutti i tiri sbagliati dai compagni ed ha meritato di portarsi a casa il premio di MVP.

SCONFITTO – IL TROFEO DEL RISING STARS
Appunto per la NBA: l’anno prossimo spendete più di 5 dollari per il trofeo di MVP del Rising Stars Challenge. Non appena il presidente BBVA, Angel Cano, ha mosso il premio per consegnarlo nelle mani di Andre Drummond, la parte superiore si è praticamente staccata dalla base ed è caduta a terra. Gli sguardi di Trey Burke, Victor Oladipo e Tim Hardaway Jr. dicono tutto.

VINCITORE – CHRIS BOSH DA METÀ CAMPO
In un evento in cui si tira da centrocampo ed a cui partecipa gente come Kevin Durant e Steph Curry, chi si aspetterebbe mai che a vincere sia Chris Bosh? Nessuno, eppure è quello che è successo durante lo Shooting Stars Contest: Bosh ha faticato tantissimo con il tiro da oltre l’arco, facendo 1/4 nel primo round e addirittura peggio nel secondo (1/5), ma in entrambi i casi ha fatto centro da metà campo al primo tentativo. E così almeno per una notte ha rubato il titolo di “Miglior tiratore da centrocampo della NBA” a Curry.

VINCITORE – MARCO BELINELLI RE DELLE TRIPLE
Il trionfo di Marco Belinelli nello spareggio del Three-Point Contest contro Bradley Beal è stata una delle maggiori sorprese di questo weekend. E per tutti gli appassionati italiani è stata una sorpresa più che piacevole, un motivo di orgoglio, perché mai un azzurro aveva raggiunto un simile traguardo. La vittoria del Beli non può che dare maggior visibilità al movimento, ma soprattutto è il giusto riconoscimento per un atleta che deve essere un esempio per etica del lavoro, carattere e voglia di fare. Dopo anni difficili, Belinelli si sta affermando sempre di più nella NBA e questo finesettimana si è ritagliato un’attenzione mediatica anche negli USA non da poco. Chissà che dopo il titolo di miglior tiratore da tre punti, non arrivi anche un anello…

SCONFITTO – JOE JOHNSON
Weekend assolutamente da dimenticare per la guardia dei Nets che, nonostante l’aggiunsta del nuovo “money-ball rack”, ha fatto registrare nel Three-Point Contest la miseria di 11 punti. Nessuno ha fatto peggio di lui sabato notte e solo Sam Perkins nel 1997 ha fatto in assoluto meno punti (8). Con il senno di poi, probabilmente Kyle Korver sarebbe stata una scelta molto migliore per la Eastern.

SCONFITTO – IL NUOVO FORMAT DEL DUNK CONTEST
Bocciato su tutta la linea il nuovo forma dello Slam Dunk Contest, che ha rovinato una gara in cui comunque c’erano concorrenti di alto livello (3 All-Star più il campione in carica). Quest’anno il contest è stato tutto basato su una battaglia tra conferenze: dopo la parte sul freestyle, in cui le due squadre hanno avuto 90 secondi per esibirsi nel maggior numero di schiacciate, c’è stata quello dei tre round individuali. Volete sapere cos’è andato storto? L’East ha stravinto la battaglia 3-0, tra l’altro rendendo inutile l’ultima sfida in cui John Wall ha sfoderato la miglior schiacciata della serata, ed i sei giocatori si sono esibiti con una sola schiacciata a testa. Se avessero anche solo concluso il contest con una sfida tra i tre vincitori dei round individuali (Ross, George e Wall), lo spettacolo sarebbe stato decisamente maggiore. Ed invece il nuovo format ha lasciato tutti insoddisfatti ed è chiaro che avrà bisogno di diversi ritocchi per la prossima edizione.

VINCITORE – IL FUTURO DELLA NBA
Dopo il dominio di Drummond nel Rising Stars Challenge e le schiacciate notevoli dei vari George, McLemore e Wall nello Slam Dunk Contest, il 21enne Irving ha vinto il premio di MVP dell’All-Star Game, mettendo ancora più in chiaro che la NBA è piena di giovani stelle. Basti pensare che il giocatore più “vecchio” tra i titolari della Western è stato Steph Curry con i suoi 25 anni e che Kevin Durant (25) e Blake Griffin (24) hanno combinato la bellezza di 76 punti. La partita di stanotte ha segnato l’inizio di un cambio generazionale nella NBA: tra Irving, Griffin, George, Durant, Love, Harden, Davis, Wall e Lillard, il team degli under 25 ha mostrato di esser pronta al cambio di testimone da Bryant e James.

SCONFITTO – LA PARTE ANZIANA DELLA NBA
Il Weekend dell’All-Star Game è stato in gran parte da dimenticare per i pochi giocatori presenti con almeno 30 primavere sul groppone. Di Joe Johnson (32 anni) abbiamo già parlato, ma dobbiamo aggiungere che anche stanotte ha faticato molto, mettendo a referto solo 5 punti con 1/6 da oltre l’arco. Dwyan Wade (31) è stato molto efficace, segnandone 10 in soli 12 minuti, ma poi non ha più giocato per via dei suoi problemi al ginocchio. Per quanto riguarda la Western, Dirk Nowitzki ha giocato solo 8 minuti ed è stato l’unico del team a non segnare nemmeno un punto, mentre Tony Parker ha collezionato 11 minuti e 4 punti con 2/5. Parker, Nowitzki, Johnson, Wade e Bryant sono stati gli unici All-Star con più di 30 anni, e Kobe tra l’altro non è potuto nemmeno scendere in campo per via dell’infortunio. Inoltre, è stata la prima volta che nessuno tra Paul Pierce, Kevin Garnett e Tim Duncan, che insieme possono vantare ben 39 convocazioni, ha partecipato alla partita delle stelle: evento più unico che raro, che non si verificava dalla fine degli anni ’90.