Alla scoperta della D-League, viaggio tra i migliori talenti in cerca di un’occasione

La NBA D-League è la Lega di sviluppo creata dalla NBA nel 2001 per permettere a quei giocatori poco utilizzati di giocarsi una chance e di mostrarsi al piano di sopra continuando ad allenarsi con staff qualificati, anche se in contesti mediaticamente e tecnicamente molto inferiori a quelli della prima lega professionistica americana. Quella che all’inizio sembrava una buona idea è andata pian piano svalutandosi, fino a creare delle situazioni ai limiti della non competitività, con difese semi inesistenti e tanti giocatori che utilizzavano questa vetrina per spararsi quaranta tiri a sera, segnare 30 punti e strappare un contratto da dieci giorni in una delle trenta franchigie NBA. Dal 2007 però è stata data la possibilità alle squadre professionistiche di comprare formalmente, e non più semplicemente di affiliarsi, una franchigia di D-League, in modo da stimolare l’interesse delle prime a far veramente crescere i propri talenti poco impiegati. L’hanno fatto per primi i San Antonio Spurs, che hanno acquistato gli Austin Toros, seguiti poi dai Los Angeles Lakers che si sono accaparrati i Los Angeles D-Fenders, e infine dagli Oklahoma City Thunder che hanno fatto lo stesso con i Tulsa 66ers e dai Golden State Warriors con i Santa Cruz Warriors, finalisti quest’anno.

Negli anni per le palestre (parlare di arene è decisamente esagerato) di D-League sono passati veterani come Antoine Walker, Antonio Daniels, e persino l’ormai ultra quarantenne Greg Ostertag, transitato per una toccata e fuga l’anno scorso, mentre quest’anno si è parlato di un possibile arrivo di Allen Iverson ai Texas Legends, poi sfumato; prima di esplodere con i New York Knicks Jeremy Lin ha inanellato una serie di triple doppie con i Reno Big Horns e gli Erie Bayhawks, insomma come avrete potuto capire questo campionato incamera un po’ di tutto, tra vecchie glorie in cerca di riscatto e giovani rampanti che aspettano l’occasione giusta. Andiamo quindi a scoprire chi sono i migliori talenti della NBDL quest’anno, magari segnalando qualcuno che potremmo vedere in un parquet vicino a noi nelle prossime stagioni.

JEREMY LAMB (Guardia, Tulsa 66ers, 20.3 ppg; 5.7 rpg, 1.7 ass)

Uscito da Connecticut e scelto con la numero 12 dagli Houston Rockets, Lamb è poi rientrato nello scambio che ha portato James Harden in Texas e i Thunder hanno scelto di lasciarlo un anno a maturare al piano di sotto, dove ha potuto mostrare tutte le sue qualità di grande attaccante e tiratore. Il rilascio della palla è già di grande livello, ma deve mettere su qualche chilo di muscoli e cercare di migliorare sulla velocità. I Thunder hanno un piano preciso per lui: farlo diventare il nuovo Harden. Ricordate che anche il “Barba” nel suo anno da rookie veniva spesso criticato e messo in discussione? OKC ha avuto pazienza mettendolo in campo a piccole dosi, e alla fine ci siamo ritrovati di fronte a un campione. Con Lamb potrebbe succedere lo stesso.

DJ KENNEDY (Guardia/Ala, Rio Grande Valley Vipers, 16.2 ppg; 7.5 rpg; 4.8 ass)

Giocatore completo che ha trascinato quasi da solo la sua squadra alla vittoria del titolo grazie a dei playoff da quasi tripla doppia di media. Vero che il discorso iniziale sulle difese è ancora in parte valido, ma questo ragazzo ha delle qualità che potrebbero renderlo più adatto all’Europa che alla NBA. Kennedy è infatti una guardia dal fisico massiccio e imponente, in grado di segnare soprattutto in penetrazione attaccando il ferro, mentre fa ancora fatica quando è sfidato a tirare dalla distanza. L’atletismo lo rende un grande difensore sulla palla e su tutti gli esterni: il suo ambiente ideale sarebbe il Vecchio Continente, ma c’è da convincere il soggetto in questione (ego smisurato se ce n’è uno) che la NBA non fa per lui in quanto non potrebbe riciclarsi da specialista ed è troppo piccolo per sfidare in penetrazione le difese del piano di sopra.

COURTNEY FORTSON (Playmaker, Los Angeles D-Fenders, 17.8 ppg; 5.0 rpg; 7.1 ass)

Stagione da All Star per il prodotto di Arkansas, che con I suoi D-Fenders non è riuscito ad arrivare ai playoff e nonostante le ottime statistiche non è mai stato chiamato dai Lakers che gli hanno preferito Goudelock. Fortson è un playmaker dalla visione di gioco interessante, la buona mano lo rende un discreto passatore, come confermano i numeri, ma anche lui deve migliorare il tiro da 3 per avere un futuro tra i professionisti. Non gli manca l’energia e la forza fisica, che lo rendono potenzialmente un buon difensore, un prospetto alla Patrick Beverley, guardia dei Rockets che sta avendo molto spazio in questi playoff, che può aggiungere energia e punti veloci per la squadra che dovesse sceglierlo. In questo momento sta dominando la lega venezuelana con più di 23 punti di media, dunque nel caso arrivasse una chiamata europea dubitiamo che rifiuterebbe.

STEFHON HANNAH (Playmaker, Santa Cruz Warriors, 14.7 ppg; 2.7 rpg; 4.2 ass)

Segnaliamo questo giocatore, al terzo anno in NBDL, non tanto per le buone doti realizzative e quelle in crescita di passatore e rifinitore di gioco, quanto per gli istinti difensivi. Pur non disponendo, a differenza degli altri prospetti citati, di un fisico sopra la media (è solo 1.85×79 Kg) è uno dei migliori difensori del campionato (votato Difensore dell’anno la scorsa stagione), ed è molto rapido negli spostamenti, caratteristica che gli permette di marcare tutti i ruoli degli esterni a piacimento. Dopo le stagioni al college a Missouri è in netta crescita, anche se il tiro è ancora molto sotto la sufficienza, ma ha intelligenza cestistica e sa giocare il pick n roll. Sicuramente non è da NBA, probabilmente nemmeno da Eurolega, ma una chance in campo europeo in una squadra di medio livello potrebbe meritarsela.

TONY MITCHELL (Ala Grande, Fort Wayne Mad Ants; 21.9 ppg; 6.4 rpg; 2.7 ass)

Alla prima stagione in uscita dal college, dopo essere stato scelto al second giro da Sacramento, Mitchell si è subito imposto come il second marcatore della lega, guadagnandosi così all’unanimità il titolo di Rookie of the Year. A Fort Wayne è diventato immediatamente la prima opzione dell’attacco, e lui ha risposto trascinando la squadra ai playoff, dove la squadra è stata eliminata al primo turno, ma lui ha sfoderato una prova da 40 punti in gara 1 e da 20 in gara due. Segnare è l’ultimo dei problemi per questo ragazzo, ma le note dolenti ci sono comunque, partendo dalla limitatissima tecnica offensiva, visto che con l’atletismo del quale è dotato segna spesso su schiacciata o appoggiando da un metro. Deve migliorare nel gioco spalle a canestro e potrebbe essere un rimbalzista ben migliore di quanto sia già, ma i margini per farlo ci sono tutti vista la giovane età (23 anni). Se siete tra quelli che sono impazziti per Drew Gordon a Sassari è il giocatore che fa per voi, ma in questo momento le possibilità che sbarchi dall’altra parte dell’Oceano sono limitate, dato che dovrebbe giocare come minimo la Summer League con i Kings e tentare di entrare nel giro NBA.

nella foto: DJ Kennedy (NBA.com)