Alla scoperta delle 5 squadre più deludenti della stagione NBA

All’inizio di ogni stagione NBA, tutti abbiamo un’idea generale delle squadre che possono lottare o meno per i playoffs. Se spesso abbiamo delle bellissime sorprese, come quella dei Suns, che tutti davano tra le peggiori franchigie della lega, allo stesso tempo non mancano le delusioni cocenti. Andiamo a vedere le cinque più grandi delusioni di questa regular season.

#5 DENVER NUGGETS
In questa stagione i Nuggets hanno scoperto quanto sia fondamentale per loro l’impatto e la versatilità di Danilo Gallinari. Ma i motivi principali di una stagione negativa sono da ricercare altrove. Innanzitutto in panchina, dove ancora stiamo cercando di capire perché George Karl, migliore allenatore della scorsa stagione, è stato mandato via in favore di Brian Shaw, assistente di Phil Jackson, a cui è stato affidato il compito di reinventare il sistema dei Nuggets, in particolare quello offensivo. Guardando i dati, questo non è successo affatto, o meglio i numeri di Karl erano nettamente superiori (da 107.6 a 103.4 punti, da 54.9% a 53.6% dal campo, da 17.9 a 16.5 assist). A difesa di Shaw, c’è da dire che imparare il triangolo non è mai facile, così come non è facile per una squadra adattarsi ad un nuovo allenatore e sistema in tempi brevi, soprattutto se diversi giocatori fondamentali vengono colpiti da infortuni importanti (oltre a Gallinari, parliamo di McGee, Robinson e Hickson). Pur non avendo vere e proprie stelle, il roster di Denver è molto buono ed era lecito aspettarsi qualcosa in più. Forse è arrivato il momento che o Shaw scelga un sistema più adatto agli uomini che ha oppure che la dirigenza porti a Denver i giocatori giusti per il triangolo.

#4 CAVALIERS
Oltre a Kyrie Irving, Cleveland non aveva di certo un roster di All-Star entrando in questa stagione. Ma comunque buonissimi giocatori come Tristan Thompson, Anderson Varejao, Dion Waiters e Andrew Bynum, che formavano un supporting cast sulla carta più che dignitoso per puntare tranquillamente ai playoffs della Eastern. Cinque mesi dopo, i Cavaliers invece si ritrovano a tirare le somme dell’ennesima stagione post-LeBron James senza post-season. Praticamente tutto è andato male: qualche infortunio di troppo, in particolare ad Irving e Varejao, una scommessa persa miseramente (Bynum), una prima scelta per larghi tratti disastrosa (Bennett), litigi interni tra i giocatori, una scelta del coach completamente sbagliata. Se le cose non dovessero magicamente cambiare nella prossima stagione, i Cavaliers potrebbero rischiare seriamente di perdere anche Kyrie Irving.

#3 MINNESOTA TIMBERWOLVES
Alzi la mano che ha sentito almeno una volta questa frase nel recente passato: “quest’anno Kevin Love guiderà Minnesota ai playoffs”. E puntualmente i T-Wolves la post-season se la guardano da casa. Se nella scorsa stagione la colpa era imputabile alla marea di infortuni occorsi soprattutto ai giocatori fondamentali, in questa le aspettative erano alte: perché partivano tutti sani, perché l’innesto di una guardia come Kevin Martin era ottimo, perché Kevin Love voleva fortemente i playoffs. Ed invece Minnesota è incappata nell’ennesima annata deludente: è vero, ha dovuto fare i conti anche stavolta con alcuni infortuni, in particolare con quelli di Pekovic, ma il vero problema è che la squadra è inconsistente su entrambi i lati del campo. E di certo non hanno aiutato le continue voci di free agency su Love, che sembrerebbe essersi definitivamente stancato di vedere le sue prestazioni terrificanti essere sprecate da una squadra che non riesce a diventare tale, aspetto fondamentale per puntare alla post-season.

#2 DETROIT PISTONS
La prima cosa che ci viene da dire è #FreeGigi. Datome è capitato in una delle peggiori squadre possibili per il suo primo anno in NBA, in una in cui non vede mai il campo a favore di gente che probabilmente a livello di talento e di etica del lavoro gli è anche dietro. Ma questo comunque è solo un aspetto marginale, andiamo a vedere i veri problemi dei Pistons. Questa doveva essere la stagione della rinascita, invece è stata semplicemente un’annata imbarazzante. Se in estate il quartetto formato da Jennings, Smith, Monroe e Drummond era molto intrigante, coach Maurice Cheeks non è mai riuscito a trovare la quadratura del cerchio e non a caso è stato esonerato dopo 50 partite (21-29). In particolare è incomprensibile la scelta di schierare Josh Smith da tre, ovvero palesemente fuori ruolo. L’interim coach John Loyer sta facendo anche peggio e di sicuro non tornerà in panchina nella prossima stagione: con una dirigenza confusa ed un roster che ha bisogno innanzitutto di un allenatore con polso e con idee chiare, i Pistons avrebbero tranquillamente il talento per prendersi un posto nei playoff della disastrata Eastern Conference. Detroit ha comunque abbastanza talento e freschezza per provare a cambiare le cose già nella prossima stagione.

#1 NEW YORK KNICKS
E’ vero, i Knicks sono rientrati nella zona playoffs mostrando una buona pallacanestro, ma soprattutto giocando di squadra nelle ultime settimane. Ma dopo le 54 vittorie stagionali dello scorso anno, le aspettative erano ovviamente alte su una squadra che per gran parte della regular season è stata la barzelletta della NBA. Sistema di gioco inesistente, giocatori poco concentrati, sconfitte assurde e batoste imbarazzanti: possiamo riassumere così i Knicks versione 2013-14. Nelle ultime settimane sembra quantomeno che New York abbia avuto una reazione d’orgoglio, riuscendo a riportarsi all’ottavo posto della Eastern, anche grazie al crollo verticale degli Hawks. Anche se dovessero salvare in parte la faccia qualificandosi ai playoffs, per i Knicks si prospetta un’off-season complicata: nonostante l’approdo di Phil Jackson dietro la scrivania, Carmelo Anthony appare abbastanza frustrato e non è affatto da escludere che possa esplorare la free agency per trasferirsi altrove.