Belinelli cambia maglia: San Antonio aspetta certezze

Biennale da 6 milioni di dollari. No, non sto parlando di Mike Dunleavy, anche se c’entra con i Bulls. Altro piccolo indizio: è una guardia. Avanti, qui il campo si riduce. Se state pensando a Nate Robinson, allora altro suggerimento: straniero. Già, Marco Belinelli. Che fine ha fatto il ragazzo di San Giovanni in Persiceto, “Clutchinelli” che ha aiutato i Bulls in assenza di Derrick Rose? Ha firmato per una squadra da titolo, forse, ora come ora, LA squadra da titolo, dopo ovviamente Miami. No, non è Brooklyn, ma ha comunque colore bianco e nero. SAS, San Antonio Spurs? Bingo!

Fresca la notizia, insomma, che ci porta l’America: Marco Belinelli ha firmato un contratto biennale per diventare il cambio di Manu Ginobili. I due, quindi, dopo i trascorsi alla Virtus Bologna (Manu da titolare e pronto per attraversare l’Atlantico, Marco da giovane che si allenava con il team di coach Messina), tornano insieme sul palcoscenico più importante, dopo anche la scelta dell’argentino di rinnovare con il suo finora unico team nella Lega. I Rockets ci hanno provato a convincerlo a cambiare, ma invano. Ovviamente il Beli, dopo una regular season da 9.6 punti di media e dei playoff da 11.1 e buone presenze in quintetto, vedrà poche volte il posto di guardia titolare, occupato da Danny Green con Manu sesto uomo.

ALLA RICERCA DI BELI – La corte nei confronti dell’italiano era decisamente accanita da parte di altre squadre dell’Est: Brooklyn, che aveva poi abbandonato la pista per seguire Kyle Korver (lasciando stare anche lui), Indiana, per avere un buon cambio alle spalle di Stephenson, perfino New York. L’ex numero 8, però, ha deciso di tornare a Ovest, dove tutto è iniziato: la sua carriera NBA (ai Warriors) e la sua scalata al successo (con l’ultima New Orleans dell’era CP3). Per di più il nostro ha preso due piccioni con una fava: una squadra da titolo, che a parte forse DeJuan Blair riconfermerà il resto del team, più la permanenza per oltre una stagione. Gli Spurs hanno agito nell’ombra senza che nessuno parlasse di loro, come da copione, facendo l’offerta all’italiano. Una sorpresa davvero incredibile, che avrà riaperto gli occhi di molti appassionati NBA già in procinto di addormentarsi.

MARCO NEROARGENTO – Il problema principale è: come s’inserirà il bolognese nelle rotazioni degli speroni, tenendo presente che nel ruolo dell’italiano ci sono anche Cory Joseph, Gary Neal, Green, Ginobili e Kawhi Leonard (che gioca a tutti gli effetti da tre)? Di guardie, quindi, non ne mancano a San Antonio; ironia della sorte, i Bulls non lo avevano riconfermato per il medesimo motivo. La fortuna del ragazzo è di essere allenato da Popovich, un coach che, per carisma e rapporto con i giocatori, non dovrebbe fargli troppo rimpiangere Thibodeau. Inoltre, le sue caratteristiche di gioco e la sua capacità di aprire il campo tornano sempre utili, così da non far mangiare le unghie a Pop quando toglie Danny Green o Manu che sia. L’idea potrebbe essere un probabile secondo quintetto simile a quello di Miami, con Duncan centro e quattro tiratori: Bonner, Ginobili/Green da tre, Belinelli guardia e Parker in cabina di regia. Con il suo arrivo, gli Spurs si confermano il team più internazionale dell’intera NBA, con ben otto nazioni rappresentate: Francia (Parker, Diaw, DeColo), Isole Vergini (Duncan), Argentina (Ginobili), Brasile (Splitter), Canada (Joseph), Australia (Patty Mills), Italia Belinelli), of course USA. L’arma vincente del nostro, cioè l’imprevedibilità, come hanno provato i Nets in Gara 7, sarebbe un’ulteriore aiuto per gli Spurs, che al posto del coltello troverebbero quindi una spada dalla parte del manico. Comunque sia, pensiamo al presente e lasciamo che Marco Belinelli si goda il suo team. Dopo i primi anni a Oakland e Toronto, dove era panchinaro fisso, passando per il boom con gli allora Hornets e la parabola ascendente di Chicago, ora Beli può davvero puntare in alto. La pazienza è l’arma dei forti e lui, che come ha mostrato ai Bulls (in tutti i sensi) li ha davvero grandi così, l’ha saputa davvero usare alla grande.

Photo: fansided.com