Boston Celtics: l’inizio di un nuovo ciclo tra dubbi e poche certezze

Con il Draft di ieri notte, si chiudono ufficialmente due cicli della storia NBA. Sicuramente i trent’anni di David Stern finiranno, metaforicamente parlando, oggi (il mandato scade all’1 Febbraio 2014), ma nel concreto si chiudono sei anni di Boston Celtics nel segno dei grandi.

E’ dalla Finale del 2010 che Boston continua a dire di voler ricostruire e resettare la squadra, ripartendo da Rajon Rondo. Il primo passo era stata la cessione di Perkins nel Febbraio 2011, ma il nucleo del team che fece le due Finali rimase intatto. La Finale di Conference del 2012 è stato il canto del cigno, fatto di cuore e coraggio, del gruppo, che nonostante l’aggiunta di Jason Terry non è riuscito a riconfermarsi ai livelli del titolo di Dallas ed è stato eliminato al primo turno di playoff contro i Knicks. A quel punto, Ainge ha capito che lo spettacolo era andato in scena anche oltre la durata prevista e che era giunto il momento di cambiare il cast. Questo vuol dire rebuilding: una parola che ogni squadra NBA teme, ma soprattutto i Celtics, che dopo l’ultima ricostruzione hanno aspettato sedici anni per ritornare un team degno di tale nome. E Glenn “Doc” Rivers, di tornare ad allenare dei miseri Celtics, non ne aveva alcuna intenzione; abituato fin troppo a vincere negli ultimi anni con i biancoverdi, non voleva riattraversare il periodo di crisi che imperversava in Massachusetts dal suo arrivo nel 2004 fino al 2007, quando tutto è iniziato.

Così, Doc è andato a rimpiazzare Vinny Del Negro sulla panchina dei Clippers, in un’operazione destinata a far discutere per anni; un colpo che avrebbe dovuto vedere anche Garnett e Pierce, i due Big rimasti, a fargli compagnia: il primo tramite trade per DeAndre Jordan, il secondo via taglio. Stern non ha accettato la parte riguardante i giocatori, quindi per placare l’animo del commissioner uscente si è inserita una clausola che impedisce alle due parti di compiere trade tra loro fino alla fine della stagione 2013/14. La ricostruzione è parziale e il leone bianco verde è ormai stato privato della testa; prossimo obiettivo: asportare il cuore. Le voci che vedono Garnett e Pierce lontani da Btown sembrano placarsi nei giorni precedenti al Draft, ma è la quiete prima della tempesta, perché lo Zar Michele Prokhorov vuole portare dal suo nuovo allenatore Jason Kidd il Bigliettone, per dare il fatidico titolo ai Nets entro il 2015. Ainge non ci pensa due volte e involve nello scambio il Capitano Pierce e Jason Terry, che a Boston non ha dato il contributo necessario. La controparte è sostanziosa quasi quanto quella che nel 2007 portò KG ai Celtics da Minneapolis: Gerald Wallace, Kris Humphries, Keith Bogans (in scadenza), Kris Joseph (scelto proprio da Boston nel 2012, poi tagliato a Gennaio), Reggie Evans, una scelta del 2014, una del 2015, una del 2017. Affare concluso verso le 5 italiane, con l’assenso di KG di rinunciare alla “No – Trade” Clause. Paul Pierce, quindi, diventa un altro grande giocatore – franchigia che, sulla via del tramonto, è ceduto a un altro team, entrando in una lista che include, tra i tanti, anche Pat Ewing e Hakeem Olajuwon. Tutto era iniziato nel Draft 2007, quando Ray Allen fu ceduto dai Sonics. Tutto finisce nel Draft 2013, quando Garnett e Pierce sono ceduti ai Nets.

Di tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni, quello del 2011 è stato un ritorno al passato. Ainge decise, infatti, di puntare su Jeff Green, che era stato 5° assoluta proprio dei Celtics e rigirato a Seattle nell’affare Allen. Ora, insieme a Rondo e Bradley, il numero 7 è il nuovo start dei Celtics, che si preparano a un’estate dove dovranno completamente rinnovarsi. La situazione salariale vede ora i verdi sotto il cap e questo permetterà loro di puntare forte sul mercato, in cerca di giocatori di valore; ok, non Dwight Howard, ma alcuni rumors volevano il ritorno di Al Jefferson ai Celtics, a distanza di sei anni dal suo primo addio (era l’oggetto base voluto da Minnesota nel caso Garnett). Sembra tramontata, invece, la possibilità Paul Millsap, giocatore molto voluto dal MVP del 2004 e il cui arrivo ai Celtics, ovviamente, sembra inutile, vista anche la somiglianza con Brandon Bass. Già che ci siamo, parliamo un attimo del numero 30 e di quei giocatori rimasti dopo l’addio dei futuri Hall of Famer che non fanno parte del nucleo di ricostruzione. Bass ha ancora due anni di contratto e ora sta a lui, insieme all’emergente Jared Sullinger e al Re dei flop Reggie Evans (che farà da mastro bottega per entrambi), gestire l’area dei Celtics. Jordan Crawford è arrivato a Boston a Febbraio e non ha dato l’idea di essersi subito ambientato al gioco del trifoglio; vediamo cosa farà Ainge, perché il giocatore sarà RFA a fine della prossima stagione. Courtney Lee ha deluso al suo primo anno e la sua permanenza potrebbe non essere scontata, mentre Shavlik Randolph ha una team option esercitabile entro l’1 agosto e Terrence Williams è stato arrestato. Nel 2013 l’unico free agent dei vecchi Celtics è Chris Wilcox, che molto probabilmente non resterà. Dei nuovi arrivati, in scadenza a Luglio è Keith Bogans, che non resterà al 90%. Gli altri arrivi: Teletovic e Joseph RFA nel 2014, Humphries UFA e Gerald Wallace che ha ancora tre anni di contratto. Tra tutti, solo il trecciolino sarebbe utile, come sesto uomo di esperienza dalla panchina, sempre che non gli venga da dichiarare come l’anno scorso ai Nets di essere demotivato e stanco. Poi, ovviamente, si dovrà vedere per l’allenatore; aggiungiamo la faccenda Josh Smith e il rinnovo di Bradley (RFA nel 2014) e vediamo che, come detto, sarà un’estate molto impegnativa per Danny Ainge, che a distanza di sei anni dovrà affrontare una ricostruzione radicale della squadra e dare ai Boston Celtics una nuova identità, che la trade di ieri ha radicalmente cambiato.

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