Bufera Hawks: tutto quello che c’è da sapere sul nuovo caso di razzismo nella NBA

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Domenica 7 Settembre, alle ore 17:21, dall’account ufficiale NBA arriva un tweet che forse non ti aspetti. La NBA, nella persona del commissioner Adam Silver, dichiara quanto segue nella foto allegata: “L’NBA ha avviato un’investigazione indipendente riguardo le dichiarazioni di Bruce Levenson presenti in una sua email risalente ad Agosto 2012 dopo che egli stesso lo ha notificato all’ufficio della Lega. Prima del completamento dell’investigazione, Mr. Levenson mi ha informato ieri sera di aver preso la decisione di vendere la maggioranza delle azioni degli Atlanta Hawks. Come Mr. Levenson sapeva, i punti di vista da lui espressi sono assolutamente inaccettabili e sono in forte contrasto con i principi fondamentali dell’NBA. Mi ha confessato quanto sia veramente “pieno di rimorsi” per aver utilizzato quelle parole offensive e quanto sia dispiaciuto con tutta la famiglia dell’NBA –  tifosi, giocatori, staff delle squadre, soci e ex proprietari di franchigie – per aver spostato l’attenzione dal gioco.  Apprezzo Mr. Levenson per essersi auto-denunciato all’ufficio della Lega, per aver dimostrato piena cooperazione alla lega e il suo investigatore indipendente e per aver aver messo in primo piano i migliori interessi degli Hawks, la comunità di Atlanta, e dell’NBA. Lavoreremo con il gruppo di proprietari degli Hawks sul processo adeguato per la vendita della squadra e io stesso ho offerto il nostro pieno supporto al proprietario esecutivo degli Hawks Steve Koonin, il quale supervisionerà tutte le operazioni della squadra. Da molto tempo, l’NBA e le sue squadre adottano delle misure antidiscriminatorie e anti aggressione per favorire dei posti di lavoro rispettosi e dove sia accettata la diversità. All’inizio di quest’estate, la lega ha raddoppiato nuovamente i suoi sforzi, rendendo obbligatorio per tutta la lega e il personale di squadra un formazione annuale riguardo questi temi”.

bruce-levensonLa notizia lascia perplessi gran parte degli amanti del gioco e soprattutto i tifosi di Atlanta. Dopo qualche ora arrivano notizie più chiare su questa e-mail del 2012. Nel tentativo di essere pienamente trasparenti a riguardo, gli Hawks hanno rilasciato l’e-mail originale, che è stata inviata al GM Danny Ferry e a due soci proprietari, ovvero sia Todd Foreman e Ed Peskowitz: LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE IN ITALIANO. 

L’episodio, non di poco conto, soprattutto alla luce del caso Sterling di qualche mese prima, scatena gli addetti ai lavori, i giornalisti e tutto ciò che gira intorno alla NBA. Obbligate sono le scuse e un comunicato di risposta per chiarire anche in prima persona la propria posizione. L’ormai ex proprietario degli Atlanta Hawks scrive: “Negli ultimi anni, ho passato molto tempo a cercare di risolvere i problemi di scarsa presenza di pubblico alle nostre partite e il bisogno da parte degli Hawks di invogliare più persone a comprare abbonamenti stagionali e di attirare più sponsor. Durante quel periodo, ho parlato con i responsabili della squadra riguardo il bisogno di creare una base di tifosi più varia che includesse più bianchi dell’area periferica. Ho poi condiviso le mie idee sul perché i nostri sforzi di ridurre le divisioni razziali nello sport sembravano fallire. Nel tentativo di riferirmi a quelle tematiche, due anni fa scrissi un’email che era inappropriata e offensiva. Banalizzavo i nostri tifosi facendo delle ovvie supposizioni sui loro interessi (come l’hip hop contro la nazione, le cheerleaders bianche contro quelle nere, etc..) e facendo degli stereotipi sulle percezioni che i nostri fan avevano l’uno dell’altro (ad esempio il fatto che i tifosi bianchi avessero paura dei nostri tifosi neri). Focalizzandomi sulla razza, in modo non intenzionale e offensivo ho anche inviato il messaggio che i nostri tifosi bianchi hanno più valore che i nostri fan di colore. Se lei è arrabbiato riguardo ciò che ho scritto, dovrebbe esserlo. Anch’io sono arrabbiato con me stesso. È stata una provocazione senza senso. Probabilmente ognuno di noi ha dei piccoli pregiudizi e preconcetti quando si parla di razza, ma il mio ruolo come leader è quello di combatterli, non quello di confermarli o aiutare le persone che li sostengono. Ho detto più volte che l’NBA dovrebbe avere tolleranza zero per il razzismo e credo fortemente che ciò sia vero. Proprio questo è il motivo per cui ho volontariamente denunciato all’NBA la mia email inappropriata. Dopo una lunga e difficile riflessione, ho deciso che è nei migliori interessi della squadra, della comunità di Atlanta e dell’NBA che io venda la maggioranza delle azioni della franchigia degli Hawks. Il proprietario esecutivo Steve Koonin supervisionerà tutte le operazioni di squadra e gestirà tutti i resoconti organizzativi durante il processo di vendita. Sono veramente imbarazzato dalle mie parole in quell’email e chiedo scusa ai membri della famiglia Hawks e a tutti i nostri tifosi. Vorrei dire alla famiglia Hawks e ai suoi fan che avete la mia più profonda gratitudine per gli ultimi dieci anni. Lavorare con questa squadra e i suoi dirigenti, lo staff degli allenatori e i giocatori è stato uno dei momenti migliori della mia vita. Sono fiero della nostra crescente, appassionata e varia schiera di tifosi e continuerò a unirmi a voi per tifare la migliore squadra dell’NBA”.

NBA: Atlanta Hawks-Mike Budenholzer Press ConferenceSi colgono eccellenti indizi e qualche piccola contraddizione dal pensiero del businessman. Ma probabilmente “the best is yet to come”. Facciamo un passo indietro ed analizziamo quello che potrebbe essere un semplice meeting tra alcuni dirigenti degli Hawks per discutere sulle strategie di mercato da attuare. Uno degli argomenti di discussione era l’acquisto o meno dell’ala Luol Deng. Come riportano diverse fonti, tra cui Marc Stein di ESPN, tra i tanti documenti di Danny Ferry, chiamato a relazionare il tutto in qualità di GM, ce n’era uno scritto da Bruce Levenson o, in ogni modo, da una persona molto vicina all’azionista di maggioranza. Questo documento aveva chiaramente riferimenti razziali e Ferry non si è crucciato minimamente di tali contenuti, proseguendo col suo discorso. Uno dei dirigenti, probabilmente un azionista di minoranza, scioccato dai riferimenti alle caratteristiche etniche di Deng, ha ripreso duramente Ferry per l’accaduto. Non contento ha ingaggiato un team legale, il quale ha indagato all’interno di 30.000 documenti per verificare l’esistenza di un caso simile. È stato proprio durante questo controllo che è stata evidenziata la mail di Levenson del 2012, inviata dal proprietario a Ferry e alle persone di cui sopra. Tra i piccati commenti vi era anche: “Penso che la gente bianca del sud non si sente a suo agio in un’arena o in un bar dove sono la minoranza. Sono stato molto aperto con i miei collaboratori riguardo a queste preoccupazioni. Ho detto loro che voglio che ci siano più cheerleader bianche e mentre non sono particolarmente interessato al colore degli artisti musicali, voglio comunque che la musica sia di un genere più familiare al classico 40enne bianco che viene alle partite. Ho anche evidenziato il problema che quando scegliamo i fan che devono tirare durante l’intervallo, scegliamo quasi sempre gente nera. Dobbiamo cambiare le cose per quanto riguarda anche la kiss cam, anche in quel caso ci sono troppe persone nere nell’inquadratura”. Insomma, la vicenda sembra ribaltarsi, scagionando, seppur minimamente, Levenson e addossando ora la colpa anche a Danny Ferry. Arrivano, ad appannaggio della posizione di Bruce Levenson, anche le parole di Kareem Abdul-Jabbar: “Nella email inviata a Danny Ferry, Levenson si domanda se l’influenza dell’hip-hop e del gospel o del fatto che le cheerelader siano nere e che i bar all’interno dell’arena siano frequentati da gente di colore e che nei giochi tipo la kiss cam a baciarsi siano solo i neri possa tenere lontani dal palazzo i tifosi bianchi” ha detto Jabbar. “Sono domande legittime che si pone un proprietario. Se l’arena fosse piena di bianchi non vi fareste le stesse domande ma al contrario?”. Il ragionamento dell’ex centro dei Lakers non fa una piega e, nel frattempo, emergono nuovi risultati dalle indagini e dalle parole di Ferry. È stato reso noto, infatti, che Ferry, durante una conference call con alcuni vertici societari, abbia espresso dei giudizi discriminatori nei confronti del giocatore del tipo “ha ancora un po’ di africano in sè. Non necessariamente in modo cattivo ma è come una persona che ha un bel negozio di facciata ma che nel retro bottega ti vende merce di contrabbando. Potrebbe essere un doppiogiochista bugiardo e incline al tradimento”. Non le usuali parole che ti aspetti dal tuo GM.

Ferry, dunque, è sempre più nell’occhio del ciclone e la sfuriata stavolta arriva da tutte le persone “presenti” alla conference call. Arriva attraverso una lettera inviata il 12 Giugno a Levenson, dentro la quale gli azionisti portavano avanti la tesi che quelle parole non si addicevano per niente ad un GM, soprattutto all’interno di un contesto come la NBA. Uno dei tratti salienti della lettera è il seguente: “Sig. Levenson, sappiamo tutti molto bene qual’è il clima in NBA e nell’opinione pubblica in generale dopo l’episodio che ha coinvolto Donald Sterling. Lei stesso è stato in diretta tv nazionale condannando aspramente le sue azioni e chiedendo tolleranza zero nei suoi confronti. Noi crediamo che i commenti fatti da Ferry siano anche più gravi di quelli espressi da Sterling, per il semplice motivo che non sono stati fatti durante una conversazione privata ma nel corso di una conference call aziendale, davanti a decine di persone e con un’altra dozzina di persone costantemente in ascolto. Se Ferry è capace di fare certi tipi di commenti in un contesto ufficiale come quello ufficiale, non osiamo neanche immaginare di che cosa sarebbe capace nel privato o parlando con persone di sua fiducia. Notiamo inoltre che dall’avvento di Ferry la diversità razziale all’interno del nostro managment è nettamente diminuita e un giorno l’opinione pubblica chiederà conto di questo fatto”.

La questione, che in men che non si dica è arrivata anche alle orecchie di Luol Deng, inizia a diventare pericolosamente seria. Danny Ferry prova a scolparsi in ogni modo, scrivendo, il giorno seguente, un comunicato dicendo che “insensibili commenti utilizzati durante il nostro processo di due diligence su un free-agent, stavo ripetendo dei commenti che avevamo raccolto da numerose fonti durante conversazioni private e nel corso di un lavoro di scouting su alcuni giocatori. Ho ripetuto questi commenti durante una conference call che riguardava la revisione del nostro processo di scouting durante il draft e la free-agency. Quelle parole non riflettono le mie convinzioni o le parole che userei per descrivere un’altra persona e certamente sono pentito di averle utilizzate. Mi scuso con tutti quelli che ho offeso e con Luol Deng, che ho contattato Lunedì pomeriggio”. La società degli Hawks sanziona e “punisce” quasi segretamente Ferry per quello riportato in prima ed in seconda sede riguardo l’accaduto.
luol_deng_africa_teeNon può ovviamente mancare la controrisposta di Luol Deng, originario del Sudan, dove è riuscito a scampare ad un genocidi e dove, purtroppo, ha contratto la meningite. Ecco le sue parole: “C’è un po’ di africano in lui….Queste parole sono state usate di recente per descrivermi. Sono orgoglioso di poter dire che in realtà c’è molto di africano in me e non solo un po’. Per tutta la mia vita la mia identità è stata fonte di orgoglio e forza. Tra la mia famiglia e i miei amici, nella mia città in Sud Sudan e lungo tutta l’Africa, non posso immaginare un privilegio più grande di quello di poter fare quello che amo per vivere, mentre contemporaneamente riesco a rappresentare la mia identità ed eredità culturale ai più alti livelli possibili. Sfortunatamente, i commenti fatti riguardo alla mia eredità culturale non sono stati fatti con lo stesso rispetto e apprezzamento. Riguardo la free-agency, il loro focus doveva essere solo sulla mia professionalità e sulla mia abilità come atleta. Ogni persona dovrebbe avere il diritto di essere trattata con rispetto e di essere valutata come individuo, piuttosto che essere ridotta ad uno stereotipo. Sono molto deluso nel vedere che questo modo di pensare sussista ancora oggi. Sono ancora più disturbato dal fatto che questi commenti siano stati fatti così liberamente in un contesto di business. Comunque, trovo conforto nel vedere che molte persone non sono a loro agio con questo modo di pensare e hanno avuto il coraggio di farsi avanti e parlare. Nello stesso modo in cui una generalizzazione non dovrebbe definire un gruppo di persone, il comportamento di alcune persone non dovrebbe essere preso a modello di un’intera organizzazione o lega. Infine, sono davvero grato di far parte di un’organizzazione (i Miami Heat) che mi apprezza per quello che sono e ha fatto di tutto per farmi sentire il benvenuto”. Tutta l’umiltà e il coraggio di dire le proprie idee in un unico e sano comunicato stampa.

Il caso diventa più grave di quanto si credeva, partendo da una singola mail a sfondo razzista, per poi arrivare a degli irripetibili concetti che non vale la pena nemmeno prendere in considerazione.

Notizia delle ultime ore è, invece, il forte interessamento per l’acquisto delle azioni di maggioranza di uno dei migliori giocatori di sempre a vestire la maglia proprio degli Atlanta Hawks: The Human Highlight Film, Dominique Wilkins. Dopo aver vestito per 12 anni la casacca dei “Falchi”, lo storico #21 sarebbe pronto a rilevare il posto lasciato vacante da Bruce Levenson.

TO BE CONTINUED…