Da Biasatti a Wiggins: com’è cambiato il basket in Canada, la prossima grande potenza mondiale

Cominciò tutto da Hank Biasatti. “Chi?” Direte voi. Certo, Hank Biasatti, lo storico autore del primo canestro della storia della NBA, che si ritirò dal gioco con una percentuale illibata del 100 percento dal campo (1 su 1) prima di giocare anche nella Major League di baseball. Biasatti era un canadese nato a Beano, in Friuli Venezia Giulia, ma il basket del “fratello povero” degli States era ancora uno sport praticato pochissimo e da pochissime persone, dominato in tutto e per tutto dall’hockey, da sempre sport nazionale in Paese ghiacciato per gran parte dell’anno. Successivamente un ragazzino nato in Sudafrica da padre inglese, che aveva fatto il college a Santa Clara, dove giocava a fare l’Harlem Globetrotter con chiunque gli capitasse a tiro mise il Canada sulla mappa del mondo cestistico. Si chiamava (si chiama) Steve Nash, e quando fu scelto dai Phoenix Suns al primo giro del Draft 1996 in molti storsero il naso per quel piccoletto che nessuno aveva mai visto giocare. Malfidenti, si ricrederanno dopo pochi anni, quando l’ex playmaker di Santa Clara iniziò a ripetere le gesta del college anche in una delle leghe più fisiche del mondo.

Non era ancora abbastanza. Il Canada aveva espresso un giocatore di livello supremo, ma la sua organizzazione e la sua struttura di un programma di basket a livello nazionale era di là da venire, e non bastarono gli approdi in NBA di Sam Dalembert e Jamaal Magloire, poco più che comprimari, per far cambiare idea a chi considerava ancora quel Paese come una terra di hockeisti. Sotto traccia però le cose iniziarono a cambiare già un anno prima della scelta di Nash. Nel ’95 erano infatti nati i Toronto Raptors, prima franchigia canadese nella storia della Lega professionistica americana, ed è proprio in quegli anni e in quelli immediatamente successivi che qualcosa in città e in tutta la Nazione si smuove.

I Raptors arrivano ai Playoff per la prima volta nel ’99 trascinati da Vince Carter, e l’anno successivo fanno ancora meglio arrivando alla Finale di Conference contro i 76ers di Allen Iverson, ed è proprio qui che molti ragazzi canadesi iniziano ad appassionarsi al basket come sport da praticare. Negli anni viene creato un sistema nazionale per formare coach qualificati tanto a livello tecnico e tattico quanto a livello motivazionale (NCCP, National Coaching Certification Program) che è ancora oggi il fiore all’occhiello della Federazione canadese. Il sistema è molto complesso da spiegare, e non lo faremo in questa sede, ma fatto sta che in tutto questo arco di tempo il Paese con la foglia d’acero sulla bandiera ha di fatto svoltato, arrivando ad affacciarsi tra le forze più interessanti nel panorama della palla a spicchi mondiale.

Di grande aiuto sono stati anche e soprattutto i tanti giocatori che dalle Accademie canadesi sono stati reclutati per giocare in NCAA, seguendo l’esempio tracciato da Nash tanti anni prima. La lista attuale comprende atleti di buono, a volte ottimo livello, come ad esempio Junior Cadougan, playmaker di Marquette, Kevin Pangos di Gonzaga, Tyler Ennis, appena reclutato da Syracuse, Myck Kabongo, elettrizzante play di Texas dalla storia molto particolare e ora in odore di NBA, per non parlare di Kelly Olynik, anch’egli di Gonzaga e prossima scelta di metà primo giro al Draft, e molti altri ancora che stanno ben figurando al college negli USA. Se saliamo in NBA poi il livello aumenta ancora, visto che stanno già facendo cose egregie Tristan Thompson, interessante ala grande di Cleveland, Andrew Nicholson, che ricopre lo stesso ruolo ad Orlando, Cory Joseph, che pian piano si sta ritagliando un ruolo agli Spurs, e l’omonimo Kris Joseph, scelto dai Boston Celtics e prima ancora pilastro di Syracuse.

Insomma, come avrete potuto capire il segreto non è tale in quanto lì da ammirare: si punta sui giovani, facendoli crescere col supporto di allenatori qualificati e strutture di alto livello. Il Canada è uno di quei Paesi che non sta sentendo la crisi, e ha infinite risorse da spendere anche a livello sportivo, dunque gli investimenti continueranno e tra non molto dovremo abituarci a considerarli per una medaglia alle Olimpiadi o ai Mondiali. Lo staff tecnico della Nazionale è guidato dall’ex coach dei Raptors Jay Triano, e coordinato dall’italiano Maurizio Gherardini, che può ritenersi soddisfatto del lavoro fatto fino a questo momento. Il futuro inoltre è più che mai roseo, in quanto a tutti questi nomi si deve aggiungere Andrew Wiggins, il liceale numero 1 d’America che ha da poco scelto Kansas come squadra di college e che da tutti è considerato la cosa più vicina a Lebron attualmente in circolazione. Dai tempi di Hank Biasatti tante cose sono cambiate, e probabilmente se al nativo del Friuli avessero detto che in poco più di 50 anni il basket in Canada avrebbe potuto quasi soppiantare l’hockey a livello di popolarità si sarebbe fatto una risata, prima di tornare a tirare a canestro e in fondo sperare che avrebbe potuto essere così. Ora che si va verso questo ribaltone il signor Biasatti da lassù non potrà che apprezzare.

photo: basketball.ca