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Dalla NBA alla CBA: giocare all’ombra della Grande Muraglia

Questa non è la storia del rapporto tra Cina e NBA, quindi non parlerò di Yao Ming come ambasciatore del Grande Paese in America, di chi ha lasciato Shangai in favore di Houston o di una delle altre 29 città della Lega, o degli sponsor cinesi che prepotentemente mettono i bastoni tra le ruote a Adidas e Nike. Qui si parla del viaggio contrario: di chi dalla NBA se n’è andato e ha scelto di cercare fortuna (o soldi?) con i soldati di terracotta in tribuna.

Diciamo subito, allora, che il primo “esodato” è stato il primo a calcare una strada di recente percorsa da qualcun altro. Perché? Perché Chris Andersen (sì, proprio Birdman) ha iniziato la sua carriera professionistica nel 1999 nei Jiangsu Nanang Dragons. Ci è stato solo un anno, però. Ma chi può aver emulato il tatuatissimo ex Nuggets? Uno che ai Nuggets ci gioca a partire da quest’anno. Piccoli indizi: nato in Congo, cresciuto in Texas, di nome Emmanuel Mudiay.

Alcuni sono stati giocatori CBA solo per chiudere la carriera e guadagnare qualcosa: Tracy McGrady, che a Quingdao ha praticamente chiuso la sua pluriennale carriera, visto il nullo utilizzo da parte degli Spurs. Gilbert Arenas, agli Shangai Sharks, Rafer Alston e il disastroso canto del cigno di Steve Francis, ai Beijing Ducks per poche partite a 14 minuti di impiego, con 0.5 punti e 0.7 assist.

C’è chi, nella CBA, ci è andato per “ammazzare il tempo”. E in effetti, il 2011 è stato l’anno dell’esodo di molti giocatori nel paese asiatico. Il lockout non poteva fermare molti dalla voglia di tenersi in forma, e soprattutto non poteva trattenerli dalla voglia di guadagnare qualcosa. Così, ben cinque giocatori sono diventati membri della CBA. I contratti stipulati obbligano i giocatori a rimanere nella Lega e non contengono clausole di uscita per la NBA. L’unico modo per andarsene è essere tagliati dai grandi capi della squadra. Come successo a Patty Mills, che dopo l’esperienza australiana a Melbourne è andato agli Xijiang Flying Tigers il 20 novembre 2011, firmando un non garantito. A gennaio, è stato rilasciato per un infortunio al tendine del ginocchio. In 12 partite con Xijiang, Mills ha realizzato 26.5 punti, 3.8 rimbalzi, 3.8 assist e 2.7 rubate di media. Kenyon Martin, invece, ha scelto di andare per vie legali. Firma al 26 settembre, sempre con i Flying Tigers, alla cifra di 2.65 milioni di dollari, diventando il giocatore più pagato nella storia del campionato cinese. A dicembre viene rilasciato dalla squadra per motivi familiari, ma non può tornare a giocare in America fino al 12 febbraio o, addirittura, fino a marzo se il suo team dovesse arrivare alla post season. La FIBA interviene e permette un rilascio anticipato di Kenyon il 2 febbraio. Prossima fermata: Clippers. Nelle altre imprese americane in Cina, non si può non ricordare il buon JR Smith. Career high da 60 punti e 14 triple vestendo la maglia dei Zheijiang Golden Bulls contro i Quingdao Eagles. Due giorni dopo, 41 contro i Shangdong Lions e ricompensa con il “Giocatore straniero della settimana”. Wilson Chandler si aggrega ai Zheijiang Guangshua Lions e li porta ai playoff, ma non riesce a partecipare alla post season e viene eliminato da Quingdao. Aaron Brooks, invece, perde in finale con i suoi Guangdong Southern Tigers contro i Beijing Ducks di Stephon Marbury.

Già, Marbury. Il ragazzo di New York, osannato dalle folle che ai Knicks ha fatto più fiasco che altro e che alla fine è stato tagliato nel 2009. Dopo aver rifiutato un annuale da parte dei Celtics (che quell’anno raggiunsero la Finale NBA, ndr) ha deciso di prendersi un anno sabbatico. Il 2010 vede la sua firma con i Shanxi Zhongui Brave Dragons. 22.9 punti, 9.5 assist and 2.6 rubate in 15 partite, compresi i 30 + 10 assist dell’All Star Game, nel quale vince l’MVP. Nonostante tutto, il team non raggiunge la postseason e il giocatore rinnova per tre anni con Shanxi, salvo poi lasciare il team a dicembre 2010. L’anno dopo, gioca a Forshan, ma anche qui manca i playoff pur giocando titolare alla partita delle stelle. Nel 2012 Starbury firma per i Beijing Ducks, e da qui la strada è in ascesa. Ancora in quintetto all’All – Star, ma stavolta arriva ai playoff e fa anzi di più: vince il primo titolo CBA, suo e di Beijing, contro la Guangdong di Aaron Brooks. Dopo la vittoria, i Ducks gli dedicano una statua alla MasterCard Arena di Pechino, presentata da Dennis Rodman. Nel 2014 e nel 2015 Beijing vince altri due titoli. Marbury entra a pieno titolo nella storia della CBA. Il 22 agosto 2015 su Twiiter annuncia che si ritirerà in Cina: firma infatti un 2 + 1 con Beijing. Il successo che non ha trovato appieno in NBA, lo ha trovato alle porte della Città Proibita.

Ma perchè un giocatore NBA dovrebbe scegliere di andare a giocare in Cina? Ecco alcune ipotesi molto interessanti.

  1. I superatleti NBA non trovano rivali che possano fisicamente confrontarsi con loro, e spopolano sul campo facendo il bello e il cattivo tempo. Una conferma può venire dall’ultimo All-Game, in cui Michael Beasley, nominato poi MVP, ha realizzato 59 punti uscendo dalla panchina, record del campionato.
  2. Giocatori che nella NBA non hanno praticamente più spazio nelle rotazioni decidono di tentare altrove la sorte, e visto che l’Eurolega è una fucina di talenti continentali e in Cina uno straniero porta sempre buoni seguiti, di spettatori paganti soprattutto, ecco alcuni approdare a Pechino, Shangai o Guangdong.
  3. I Cinesi pagano, e anche profumatamente. Ne è una prova Kenyon Martin, come si scriveva prima, o meglio ancora Andray Blatche. L’ex Wizards, una volta approdato a Brooklyn, poteva diventare un pilastro dei nuovi Nets, ma ha scelto di andare a Xijiang nel 2014 e di rifirmare nel 2015 con la medesima squadra un triennale a 7.5 milioni di dollari. Cifre che nella NBA ci si sarebbe scordati, per un giocatore di quel livello.
  4. E’ una vetrina unica, sia per l’NBA che per campionati di alto livello come l’Eurolega. E questo si collega con la prima teoria. Essendo i giocatori NBA più atletici di quelli cinesi, per tipo di preparazione e anche di fisico, possono avere molto minutaggio e molti punti realizzati. E i GM di ogni parte del mondo vedono anche queste prestazioni per avere nuove reclute nelle proprie fila. Guarda caso, la regular season cinese finisce a ridosso dell’All Star Weekend della NBA, quando nel giro di due settimane ci sono la trade deadline, la waived deadline e l’ufficializzazione dei roster dei team che andranno ai playoff. Ad esempio, JR Smith finita la stagione firmò subito con i Knicks. Altri esempi recenti: Metta World Peace, prima di arrivare a Cantù, giocava a Shangai e ha realizzato 19 punti di media, 6 rimbalzi e 2.3 rubate in 15 partite. Lo stesso Mudiay, in 12 partite con Guangdong ha avuto 18 punti, 6.3 rimbalzi, 5.9 assist and 1.6 rubate a partita.
  5. Giocatori al tramonto della loro carriera vogliono sfolgorare ancora e cercare di lasciare quel segno che nella NBA non hanno lasciato.

E arriviamo, ora, alla free agency 2015. Tre giocatori l’anno scorso a roster hanno scelto di andare nella CBA. Sono Bernard James, Jason Maxiell e Dorell Wright. James, 10 minuti a 2.2 punti con i Mavs nella scorsa regular season, al 31 luglio era dato come tornante agli Shangai Sharks, nei quali aveva già giocato alcune partite nella stagione passata. Maxiell, che a Charlotte ha giocato 14 minuti segnato 3.3 punti, ha firmato un biennale senza NBA out con i Tianjin Steel (i tempi dei Pistons, per lui, sono molto lontani…). Infine Wright. L’ex ala dei Blazers ha rinunciato alla corte dei Miami Heat (nei quali sarebbe tornato da backcourt di Luol Deng) per giocare ai Chongquing Dragons. L’accordo è annuale, quindi a partire da Febbraio (alla peggio, fine marzo), sarà libero di tornare nella NBA.

Anche una vecchia conoscenza della Lega ha scelto di andare a giocare in Cina, ma per riabilitarsi. Aveva patteggiato a febbraio 2015 per evitare di finire in galera, accusato di violenza domestica. 108 partite nella NBA, con 8 punti di media. Ultima apparizione, nel 2013 – 14 in maglia Heat. La prima scelta assoluta del Draft 2007, Greg Oden, tornerà in campo con i Jiangsu Dragons per 1.2 milioni di dollari.

Insomma, è indubbio che la Cina non sia l’Olimpo del basket mondiale, ma è altrettanto chiaro che è un polo commerciale unico che, soprattutto dopo le Olimpiadi 2008, richiama i giocatori NBA, soprattutto quelli di medio – scarso livello, per un ultimo tentativo di mettersi in rampa di lancio e cercare di farsi rivedere, oltre che a far tintinnare la pancia del salvadanaio. La nuova via della Seta non passa più attraverso l’Asia con destinazione Venezia, ma fa un tragitto più corto, attraversando il Pacifico e sbarcando in America.