Dante Exum vuole i Lakers: può mettere in atto una strategia adottata da altri giocatori in passato

Non è ancora approdato in NBA, ma Dante Exum ha già velleità da star. Il talento australiano, uno dei protagonisti del Draft 2014, potrebbe tentare di sovvertire il meccanismo naturale di selezione, ovvero scegliere una squadra piuttosto che essere scelto. Exum ha apertamente dichiarato che i Lakers sono in cima alla lista delle sue preferenze: è stato più volte a Los Angeles e ama la città, vuole avere Kobe Bryant come mentore e ha scelto come suo rappresentate proprio Rob Pelinka, l’agente di Kobe. «Voglio conoscere da vicino la sua etica del lavoro [di Kobe, ndr], cosa ha fatto per arrivare dove è oggi, come si è adattato nel corso della sua carriera fino ad essere ancora capace di segnare oltre 20 punti di media in NBA», ha detto Exum. Ma come può un giocatore scoraggiare eventuali squadre a lui sgradite? Semplice: minacciando di firmare un contratto oltreoceano e di raggiungere l’NBA solo un paio d’anni dopo il Draft. Una strategia nuova? Non proprio.

KOBE BRYANT – L’inventore di questa strategia si vocifera sia stato proprio Kobe Bryant. Nel Draft del 1996, Kobe si presentava come un ragazzino di 17 anni appena uscito dall’high school. Dopo il suo workout con i Clippers, Bryant aveva ricevuto un feedback molto positivo. Ma Elgin Baylor, il GM della squadra, gli disse che non l’avrebbero comunque draftato: «La città non ci prenderebbe sul serio se chiamassimo un 17enne con la scelta numero 7». Kobe scivolò fino alla numero 13, quando furono i Charlotte Hornets a sceglierlo. Subito dopo fu spedito ai Lakers in cambio di Vlade Divac. Si dice che i rappresentati di Kobe avessero detto senza mezzi termini ai general manager delle franchigie che il ragazzo avrebbe giocato solo per i Lakers, anche se questa versione non è ovviamente mai stata confermata.

YI JIANLIAN – Corriamo direttamente al Draft del 2007. I Milwaukee Bucks, con la sesta scelta assoluta, si sono assicurati le prestazioni di Yi Jianlian. O forse no. Dan Fegan, l’agente di Yi, aveva tentato di persuadere i Bucks a non scegliere giocatore, escludendo anche la franchigia del Wisconsin dalla lista delle squadre autorizzate ai workout privati con il lungo cinese. Il motivo? Milwaukee non ha una comunità cinese numerosa. Ma non solo: con le Olimpiadi del 2008 in vista, l’entourage di Yi voleva assicurare al giocatore un minutaggio consistente per migliorare le sue prestazioni ed il suo gioco. Le trattative tra i Bucks e Fegan andarono avanti per due mesi: Yi voleva essere ceduto, Milwaukee voleva che firmasse il contratto. Il proprietario dei Guangdong Tigers arrivò anche ad affermare che Yi avrebbe fatto meglio a rimanere in Cina piuttosto che andare a Milwaukee. Il braccio di ferro si risolse solo a fine agosto: Yi firmò il suo contratto con i Bucks, ma coach Krystkowiak fu praticamente costretto ad assicurargli la presenza nello starting five. Il cinese giocò una sola stagione con i Bucks, prima di essere ceduto ai Nets. La carriera NBA di Yi pare essere già giunta al termine: dal 2012 è tornato in Cina.

RICKY RUBIO – La storia più recente è quella del playmaker spagnolo dei Timberwolves. Il giocatore era sotto contratto con Badalona quando la franchigia di Minneapolis decise di sceglierlo con la chiamata numero 5 del Draft 2009. I Timberwolves desideravano pagare il buyout per portarlo negli States già nell’estate del 2009, ma a questo punto Rubio fece una mossa che sconvolse i piani della franchigia: i diritti sul suo contratto furono ceduti al Barcellona e il ragazzo firmò un rinnovo contrattuale che fissava il suo buyout a 6 milioni di dollari. Le regole NBA prevedono che una franchigia possa pagare al massimo 500mila dollari per situazioni di questo tipo, quindi Rubio avrebbe dovuto tirare fuori dalle sue tasche il restante denaro per uscire dal contratto. Sebbene anche in questo caso non vi sia stata conferma ufficiale, alcune fonti hanno riportato che Rubio non volesse giocare per i Timberwolves e che cercasse una piazza con maggiore esposizione mediatica. Fatto sta che dopo due stagioni al Barça, con il buyout nel frattempo sceso a 1.4 milioni, Rubio ha finalmente accettato il trasferimento ai Timberwolves.

UNA STRATEGIA CHE PAGA? – Il primo fattore che va analizzato è quello economico. I contratti dei rookie sono determinati dalla cosiddetta rookie scale. “Optare” per una squadra che ha la scelta numero 7, rinunciando ad una che sceglie alla numero 4, ad esempio, comporta una perdita di quasi 3 milioni di dollari in tre anni. Tra la prima e la decima, lo stipendio della prima stagione cala in media di 248mila dollari per ogni scelta. È chiaro che è un esempio non del tutto verosimile, dal momento che nessun giocatore può realmente scegliersi la propria squadra. Abbiamo visto, però, che i tentativi di influenzare il Draft esistono. Solo la vicenda di Kobe ha avuto un lieto fine: il fuoriclasse è finito ai Lakers. Anche Gallinari voleva i Knicks («New York è la città più bella del mondo»), ma non è chiaro in che misura la sua preferenza abbia influenzato le scelte delle prime cinque squadre del Draft 2008. Yi e Rubio sono invece stati ugualmente scelti da squadre a loro sgradite e hanno dovuto scendere a compromessi per poter giocare in NBA. Un altro parallelo tra la vicenda di Yi e l’eventuale scenario che si prospetta per Exum è la nazionale: Dante vuole partecipare ai Mondiali con l’Australia e anche questo dovrà essere tenuto in conto dalla franchigia che deciderà di sceglierlo. In sostanza Exum dovrà decidere come comportarsi, perché la possibilità di essere chiamato prima che i Lakers scelgano è concreta. In tal caso, Exum si adeguerà o deciderà di impuntarsi e di trascorrere qualche stagione lontano dall’NBA nella speranza, forse remota, di essere ceduto ai gialloviola?

Fonti: Lakernation ( 1 ), NY Times ( 1 ), ESPN ( 1 , 2 )

Photo: Exum in maglia Lakers, la squadra con cui ha giocato i campionati scolastici australiani (heraldsun.com.au)