Donald Sterling e il razzismo: tutte le discriminazioni commesse dal proprietario dei Clippers

Mentre sul campo le squadre stanno dando vita ad un primo turno di playoffs a dir poco appassionante ed avvincente, fuori l’attenzione è interamente focalizzata su Donald Sterling, protagonista di uno spregevole siparietto a sfondo razzista con la sua accompagnatrice, che lo sta già consacrando come il peggior proprietario nella storia della NBA. Stando a quanto riportato da TMZ, il padrone dei Clippers avrebbe dato vita ad uno sfogo razzista della durata di oltre nove minuti, riportiamo la frase più grave che ha riferito alla sua ragazza: “Puoi dormire con i neri, puoi farci quello che vuoi. Ma il minimo che ti chiedo è di non fargli pubblicità e di non portarli alle mie partite”.

Qualcuno si aspetta delle scuse da parte di Sterling per le sue deprecabili affermazioni, ma il suo non è stato un errore di giudizio o una svista: il buon Donald si comporta in questo modo da anni nei confronti delle persone di colore. Non è quindi una novità che il proprietario dei Clippers sia razzista: è per questo che l’opinione pubblica sta invitando fortemente la NBA ad agire ed a prendere provvedimenti, ma addirittura c’è chi chiede di boicottare d’ora in avanti le partite dei Clippers o di rimuovere Sterling dalla guida della franchigia per una questione sociale. Per chi non conoscesse bene il personaggio, andiamo a ripercorrere la sua storia. 

Nel 2006 il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha citato il proprietario dei Clippers, nonché magnate immobiliare, per discriminazione abitativa, in quanto si è rifiutato di affittare appartamenti a persone di colore ed a famiglie con bambini. Questa faccenda, però, è finita sotto il tappeto molto preso: Sterling ha accettato di pagare la cifra record di 2.725 milioni di dollari per far cadere le accuse. Sorprendentemente l’accaduto non ha fatto molto scalpore all’interno della NBA: ci si aspettava, infatti, un’ondata di condanne per Donald, ed invece la lega non ha mai deciso di indagare, mentre gli altri proprietari non hanno speso nemmeno una parola.

Questo non è stato il primo problema per discriminazione di Sterling, che già nel 2003 aveva accettato di pagare una somma enorme (così grande che non è stata mai rivelata) per risolvere il tutto. Gli episodi che hanno iniziato a far aprire realmente gli occhi alla NBA sul proprietario dei Clippers sono però quelli raccontati da Elgin Baylor. Quest’ultimo gli ha fatto causa sempre per questioni riguardanti il razzismo: verso la fine degli anni ’90, Sterling ha rifiutato un candidato al posto di allenatore, Jim Brewer, per via del colore della sua pelle. Stando a quanto sostenuto da Baylor, Donald avrebbe dichiarato che “preferirei avere un coach bianco del Sud che alleni dei poveri ragazzi neri”. Un qualcosa di inammissibile per una persona istruita del 21esimo secolo.

Ma non finisce qui: Baylor ha anche sostenuto che Sterling ha fatto dei commenti razzisti relativi alla negoziazione del contratto di Danny Manning. “Quando l’agente gli ha detto che l’offerta era inaccettabile – ha deposto all’epoca Elgin – Donald ha detto che erano comunque un sacco di soldi per un povero nero. Danny era sconvolto, non so dov’è andato, ma di sicuro non è più tornato in quel posto”. La differenza tra tutte queste accuse precedenti contro Sterling e la più recente rivelazione è che la conversazione tra il proprietario dei Clippers e la sua fidanzata è molto più facilmente accessibile ad appassionati e lettori.

I casi giudiziari impiegano anni ed anni per svilupparsi e quindi spesso se ne perde traccia, ma questa volta è diverso: è già tutto chiaro e non possiamo fare a meno di condannarlo per le sue idee decisamente discriminatorie e razziste. In questo momento tutto il mondo è indignato con lui e non importa cosa dirà, sempre se lo dirà, per scusarsi: anche i suoi Clippers non fanno eccezione e sono pronti anche ad azioni forti nel caso in cui dovesse essere confermata la veridicità della conversazione pubblicata da TMZ. Sicuramente ci saranno ulteriori sviluppi, ma una cosa è già palese: Donald Sterling è un razzista e non dovrebbe essergli permesso di tenere questi comportamenti nella NBA, che tra l’altro è una lega giocata per lo più da ragazzi di colore, ma soprattutto in una qualsiasi società civile.