Donald Sterling, il razzismo e la scelta coraggiosa di Adam Silver

Non appena la conferenza stampa è iniziata, gli occhi di tutti erano puntati sul nuovo commissario della NBA. Con l’indignazione pubblica dilagante per i commenti razzisti fatti da Donald Sterling, proprietario dei Los Angeles Clippers, in molti si sono chiesti come avrebbe agito Adam Silver. Dopo essere stato nell’ombra di David Stern per un bel po’, Silver qualche mese fa ha preso il suo posto negli uffici della NBA. Per i 30 anni in cui Stern ha occupato il ruolo di commissioner, quello che poi è stato il suo successore lo osservava da dietro le quinte mentre trasformava la NBA in un fenomeno globale ed iconico. Ha assistito a come, anche tra le polemiche, Stern è diventato il più noto ambasciatore di questo sport e di conseguenza uno dei più grandi commissari della lega di tutti i tempi.

Da buon fan di lunga data della NBA, Silver possiede un amore innato per la pallacanestro, e lo sta dimostrando ancor di più quest’anno con le sue frequenti apparizioni alle partite di playoffs. La sua conoscenza del gioco e la sua dedizione nel provare a migliorare ulteriormente la lega gli hanno fatto guadagnare il rispetto di giocatori e dirigenti dell’intera NBA. Eppure, con la sua decisione di bannare a vita Donald Sterling e la sua determinazione a far sì che venga costretto a vendere i Clippers, Adam ha realizzato qualcosa che il suo predecessore non è mai stato in grado di fare in 30 lunghi anni. Ha unito la lega ed il pubblico in una battaglia di carattere sociale e morale. 

Stern ha trasformato la NBA in una macchina da soldi e l’ha fatta diventare grande in tutti gli angoli del mondo, ma in tre decenni non si è mai impegnato particolarmente dal punto di vista sociale. E’ stato protagonista di veti sulle trade che avrebbero potuto sbilanciare troppo la lega e di cambiamenti nel Draft, ma sotto il suo comando la NBA non ha mai aperto nemmeno un’indagine su Sterling, l’uomo che gestiva la sua squadra come se fosse un negozio, che si è rifiutato di onorare i contratti degli allenatori, che ha voltato le spalle ad un dipendente malato di cancro, che ha discriminato le persone di colore e latino-americane nei suoi condomini e che generalmente non ha mai fatto nulla di buono in 30 anni per la NBA, finendo alla ribalta più e più volte alla ribalta per fatti spiacevoli riguardanti il razzismo.

Ma a differenza di tutte le altre volte, stavolta ci sono delle prove evidenti e schiaccianti, nessuno ha potuto chiudere un occhio. Dopo aver trascorso tranquillamente i suoi primi tre mesi da commissario, valutando le idee di cambiare il funzionamento della lottery e dei playoffs e spingendo per una maggior trasparenza negli arbitraggi, Silver si è ritrovato a prendere una decisione importante, quanto difficile. Multare un miliardario sarebbe stato ridicolo, così come sarebbe stato inutile sospenderlo, perché questo non gli avrebbe impedito di continuare a trarre profitto dalla franchigia. E così ha emesso l’unico verdetto accettabile, ma che non era affatto scontato. Praticamente con una singola decisione, Silver è già entrato di diritto nella storia della lega: ha realizzato quello che andava assolutamente fatto per impedire a Sterling di inquinare ulteriormente questo sport con il suo essere razzista. Facendo ciò, si è guadagnato il rispetto non solo all’interno della NBA, ma anche della società in generale. Nel suo primo grande banco di prova da commissario, ha fatto una scelta decisa e coraggiosa per rappresentare ciò che sono realmente gli interessi della lega.