Dream Team di infortunati, come è possibile tutto questo?

Impossibile non notare che la situazione infortuni anche in NBA è diventata motivo di preoccupazione quotidiana. Infatti, non passa giorno (o meglio notte) in cui qualcuno non si aggiunga alla già lunghissima lista di giocatori affetti da gravi traumi.

Per rendere l’idea e prima di analizzare la situazione è cosa corretta riportare la lista delle stelle indisponibili:

  1. Rajon Rondo, Boston Celtics, rottura del crociato anteriore del ginocchio.
  2. Derrick Rose, Chicago Bulls, rottura del crociato anteriore del ginocchio.
  3. Danilo Gallinari, Denver Nuggets, rottura del crociato anteriore del ginocchio.
  4. David Lee, Golden State Worriors, ipertensione dei flessori dell’anca.
  5. Danny Granger, Indiana Pacers, infiammazione al ginocchio.
  6. Kobe Bryant, Los Angeles Lakers, rottura del tendine d’achille.
  7. Dwayne Wade, Miami Heat, infiammazione al ginocchio.
  8. Kevin Love, Minnesota Timberwolves, frattura alla mano.
  9. Russell Westbrook, Oklahoma City Thunder, rottura del menisco.
  10. Andrea Bargnani, Toronto Raptors, gomito slogato.

Ad eccezione di Wade, nessuno di questi giocatori recupererà in tempi brevi. Ma l’aspetto che deve far riflettere è che, a parte la guardia degli Heat, Bryant, Lee e Granger, gli altri infortunati sono tutti sotto i 30 anni di età.

La domanda che sorge spontanea è una sola: com’è possibile che la NBA, da sempre modello per gli atleti che non si infortunano pur giocando per così tante partite in una sola stagione a ritmi elevatissimi, abbia fallito nel sistema di preparazione degli stessi?

Per rispondere dovremmo aprire il celebre “Vaso di Pandora”. È infatti necessario analizzare il cambiamento dello stile di gioco degli ultimi 8-9 anni, diventato molto più fisico (a discapito del lato tecnico) e stressante. Inoltre i giocatori non hanno più pause stagionali, perché in estate molti sono impegnati con le nazionali o comunque fisicamente stressati. Questa situazione porta anche ragazzi cestisticamente giovani e nel pieno della forma fisica ad avere infortuni da eccessivo “burn-out” che solitamente si riscontrano con l’avanzare degli anni.

Le soluzioni? Difficile ipotizzarlo, anche perché chi scrive non è certo un esperto di preparazione atletica o competente dal punto di vista medico, tuttavia non si può fare a meno di notare la struttura fisica di chi è considerato il migliore al giorno d’oggi, ovvero Lebron James. Infatti, si sa per certo che “Il Prescelto” scelga esercizi mirati alla prevenzione di infortuni al di fuori degli allenamenti di squadra, come particolari sedute di stretching e di pilates. Forse può essere questa la strada che si percorrerà in futuro? Giocatori sempre impegnati tra campo, palestra ed esercizi pro-attivi?