E’ già offseason: la situazione salariale e le possibili mosse dei New Orleans Pelicans

Sarò un po’ in controtendenza, ma la stagione dei New Orleans Pelicans mi è apparsa molto deludente. Una squadra che si presenta con un backcourt formato da Jrue Holiday, Eric Gordon, Tyreke Evans e Austin Rivers, e da un pacchetto lunghi di cui fan parte grossi calibri come Ryan Anderson ed Anthony Davis, il tutto impreziosito da mestieranti come Amundson, Jason Smith, Al-Farouq Aminu, non può limitarsi a vincere 34 partite, non dando mai l’impressione di poter inserirsi nella lotta playoff. E’ giusto precisare che talenti controversi come Gordon, da sempre con problemi di infortuni, e Tyreke Evans, in perenne lotta per trovare un ruolo ben definito, i playoff non li hanno mai visti, neanche con il binocolo, ma con giocatori come Holiday e Davis era lecito aspettarsi qualcosa di più.

LA STAGIONE – Inizia con delle buone premesse. Novembre e Dicembre vedono la squadra gravitare attorno al 50% di vittorie, nonostante contro le potenze della Western Conference arrivino, costantemente, sconfitte pesanti. Davis domina letteralmente, accanto a Jason Smith, che gli permette di esprimersi al meglio; Tyreke Evans, dopo un inizio semi-choc, prende le chiavi del secondo quintetto. Il rientro di Ryan Anderson può rappresentare il trampolino di lancio, ma Davis sembra soffrire lo stile di gioco dell’ex Orlando Magic, così come Holiday, Gordon ed Evans spesso diano l’impressione di pestarsi i piedi. Dopo due mesi ad ogni modo il record è 14-15, poco male. Gennaio coincide, invece, con l’addio dei sogni playoff. Holiday si fa male tra l’8 ed il 9 del mese, stagione finita per colpa della tibia. La squadra ha un momento di forte sbandamento. Otto sconfitte in fila fanno tracollare i Pelicans in classifica; a poco valgono le partite contro le squadre dell’Est, che risollevano l’animo di una truppa apparentemente allo sbando. Dopo un periodo di relativo assestamento, i Pelicans crollano nuovamente. E’ il colpo di grazia. Ad inizio Marzo il record è ormai compromesso, 23-37, e, a parte il solito mostruoso Anthony Davis, sono in pochi a pronosticare una buona chiusura di stagione per New Orleans. Il canto del cigno è rappresentato da cinque vittorie consecutive, tra l’altro quasi tutte di prestigio, contro Miami, Atlanta, Brooklyn e Clippers, in cui Tyreke Evans e Davis fanno il bello e il cattivo tempo, dati i soliti problemi per Gordon e Ryan Anderson, anche loro fuori ai box. Un regime del genere, però, può durare ben poco, e dall’onorevole 32-40 arriveranno solo due vittorie, contro i panchinari di OKC e Houston a stagione stra-finita, e ben otto sconfitte.

SITUAZIONE SALARIALE – Non buona, anzi pessima. Soprattutto perché il talento ammucchiato, sono tra i primi della Lega in questa purtroppo inutile classifica, non sembra dare frutti. Anche l’anno prossimo, salvo grandi sorprese, i Pelicans andranno oltre il salary cap, pagando la tassa di lusso. Eric Gordon guadagnerà 15 milioni, Evans 10 abbondanti, Holiday, Anderson e Davis 24 in tre. Dietro, a parte Austin Rivers e qualche seconda scelta, il vuoto. Non bene per una squadra, che, se non otterrà una delle prime cinque chiamate al Draft (la lottery, da non perdere, sarà il 20 di Maggio) non avrà una singola chiamata nella “rassegna acquisti” più importante della stagione. Questo per via dello scambio che ha portato Jrue Holiday a New Orleans; i Pelicans manterrebbero i loro diritti solo in caso che la chiamata sia dalla cinque in su, altrimenti dalla 6 alla 14, andrebbe ai Philadelphia 76ers. Situazione complicata, che però potrebbe non impedire alla proprietà di investire la propria Mid Level Exception, potendo offrire così circa 5 milioni di dollari ad un giocatore svincolato, nonostante il salary cap sia già pieno. Sarebbe un rischio enorme, ma forse in questa situazione i Pelicans non hanno molta scelta.

POSSIBILI MOSSE – Anche in questo caso non è facile prevedere cosa possa fare New Orleans. Bisognerebbe intanto capire se la dirigenza si fida di Eric Gordon e Tyreke Evans, sempre piuttosto controversi, e di Ryan Anderson, che ha mostrato grossi problemi di coesistenza con Anthony Davis. Se per i primi due i compratori non sarebbero poi così tanti, visti i contrattoni non giustificati dalle prestazioni, per il terzo si aprirebbe quasi sicuramente una grossa asta. I nomi che sono balzati negli ultimi giorni per i Pelicans sono, inevitabilmente, di altre star che hanno fallito quest’anno, ovvero Greg Monroe, della Louisiana, e Josh Smith, già in rotta con l’ambiente di Detroit, e non facile da collocare nel sistema offensivo di Stan Van Gundy, nuovo coach della Motown. Molto più facile per Van Gundy puntare su un uomo di sua fiducia, Anderson, ed eventualmente su un Tyreke Evans “alla Hedo Turkoglu”, ovvero uomo a cui affidare i possessi caldi, per via delle grandi doti di palleggio e alla notevole personalità, che ad Evans di certo non manca. L’asse New Orleans-Detroit potrebbe essere calda, anche per un nome come Eric Gordon, che ha dichiarato recentemente di sentirsi un titolare, e non un sesto uomo, per via del suo ruolo di (presunta) leadership all’interno della squadra. Francamente, dichiarazioni fuori luogo. Il talento ad ogni modo, è dalla loro, e costruire una squadra attorno a due fenomeni come Holiday e Davis non dovrebbe poi esser così complesso!