E’ già offseason: tutti gli scenari degli Utah Jazz

Che gli Utah Jazz non avrebbero partecipato ai playoffs NBA è apparso chiaro dopo le mancate conferme estive di Paul Millsap e Al Jefferson, entrambi sbarcati ad Est per cercare, e in linea di massima ce l’han fatta, fortuna. Che la stagione fosse così dura, però, se lo sarebbero aspettati in pochi, dato che Gordon Hayward, Derrick Favors ed il sensazionale rookie Trey Burke sembravano essere pronti per far vedere un salto di qualità importante. Questo ad Est sarebbe anche potuto accadere, ma nell’asfissiante Western Conference, non c’è stato spazio per i miracoli, chiedere ai Phoenix Suns.

LA STAGIONE – Per chi sognava un inizio sfolgorante, in barba alle cessioni estive, è stato rapidamente smentito. La squadra di Tyrone Corbin non parte in prima, bensì con la retromarcia. Otto sconfitte in fila, e Trey Burke, il salvatore della patria, ai box per un infortunio alla mano. Legittimo quindi aspettarsi un’esplosione di Hayward e Favors; queste arrivano solo in parte, ed è anzi Enes Kanter, l’oggetto misterioso delle ultime due stagioni dei Jazz, ha mostrare i progressi più interessanti. La prima vittoria giunge dopo due settimane, grazie oltretutto ad un veterano, Richard Jefferson, ma per avere un po’ di continuità bisogna aspettare lui, Trey Burke. Dopo il suo rientro i Jazz appaiono galvanizzati, e cominciano a segnalarsi per delle vittorie molto interessanti, e per sconfitte tendenzialmente dignitose. Burke è veramente l’unico rivale di Michael Carter-Williams per il titolo di rookie dell’anno, così come pronosticato ad inizio stagione. Da quando l’ex Michigan ha ricominciato a giocare, fino alla pausa dell’All Star Game, i Jazz si riprendono con un dignitosissimo record di 18-19. Il weekend delle stelle si rivela però deleterio per la squadra di Corbin, ormai distaccaa dal treno dei playoff e, come spesso accade per le squadre infarcite di giocatori giovani, la magia svanisce nuovamente. Il finale di stagione è brutto quasi quanto l’inizio, forse volutamente, in ottica Draft, uno dei più ricchi dell’ultimo quinquennio, ma non casualmente, nell’ultima gara stagionale, arriva il colpo di coda. I Jazz guidati, da un sensazionale Trey Burke, che massacra l’inerme Ricky Rubio, battono il Minnesota Timberwolves dopo due tempi supplementari, come a dire, “per l’anno prossimo, ci siamo anche noi”.

SITUAZIONE SALARIALE –  Senza alcun dubbio i Jazz sono la squadra con la miglior situazione salariale dell’intera NBA. Scaduti i contratti di Richard Jefferson (11 milioni di dollari), Andris Biedrins (9M), Marvin Williams (7,5M) e Brandon Rush (4M), e firmata l’estensione con Derrick Favors, il giocatore guadagnera circa 49 milioni nei prossimi quattro anni, l’unica questione spinosa riguarda Gordon Hayward, che sarà un restricted free agent (i Jazz potrebbero pareggiare l’offerta di altre squadre per confermalo), e a cui Utah non ha garantito un contratto nonostante fosse nelle sue corde. Hayward che è stato il miglior marcatore dei Jazz nell’ultima stagione, non ha convinto tutti in rapporto ai soldi che ha richiesto per rinnovare il contratto, ed è quindi improbabile che possa restare a Salt Lake City dopo un’intera estate di Free Agency. Con undici giocatori sotto contratto per il 2014/2015, e ventisei milioni da spendere, volendo rientrare nel salary cap (che ad oggi fissa il tetto a 58,6M), i Jazz potranno senza dubbio puntare un grosso calibro per migliorare decisamente la loro situazione in seno alla durissima Western Conference, per tornare a dominare, quella NorthWestern Conference, che negli ultimi anni li ha sempre visti protagonisti.

POSSIBILI MOSSE – I Jazz hanno segnato poco, pochissimo, in questa stagione. Peggio di loro han fatto solo i Chicago Bulls. Perdere Hayward potrebbe quindi rendere la situazione ancor più complessa, considerando che di scorer puri se si escludono gli inarrivabili Carmelo Anthony, Lebron James e co., questa free agency ne presenta pochi. Interessante potrebbe essere Lance Stephenson, che presumibilmente batterà cassa con il front office dei Pacers, e con quello delle altre ventinove squadre NBA, essendo Free Agent senza restrizioni, o un ala piccola come Luol Deng, che rimpiazzerebbe decisamente i non irresistibili Jefferson e Marvin Willaims. Tutto, però, comprensibilimente, si deciderà il giorno del Draft, dato che prendere giocatori del calibro di Wiggins, Paker, o Julius Randle, potrebbe cambiare decisamente la storia futura degli Utah Jazz.