Ecco come può cambiare la carriera NBA di Datome con l’arrivo di Van Gundy

Credo che dopo la notizia del clamoroso rientro in panchina di Stan Van Gundy in quel di Detroit, l’associazione semplice che abbiano fatto tutti gli appassionati di basket NBA sia “Drummond come nuovo Howard”. Per quanto approssimativa, forse sbagliata, e probabilmente inutile, questa associazione sembra avere una qualche validità. Per non impelagarci in questioni tecniche, poco utili al fine di questo pezzo, direi che per un semplicissimo motivo la questione sopracitata possa avere una pregnanza: Stan Van Gundy ama giocare alla Sua maniera. Presenza in area molto profonda e quattro giocatori perimetrali, per sintetizzarla brutalmente; se il sistema dovesse essere, quindi, molto simile a quello che ha portato ai grandi successi di Orlando, non è difficile ipotizzare che Drummond sarà il perno della squadra, ed attorno a lui andranno acquistati giocatori complementari, che non restringano l’area, anzi la aprano per favorire lo spumeggiante gioco di triple amato da SVG.

CHI NON CONVINCE – Josh Smith, ancora per poco Greg Monroe, Jerebko, Stuckey, sono alcuni dei giocatori che hanno avuto un posto rilevante in rotazione nell’ultima, disastrosa, annata, e che difficilmente potremmo rivedere nella reincarnazione vangundiana della Motown. Smith, per quanto sia un giocatore forte, è già in rotta con l’ambiente, e con il gioco dell’ex allenatore di Orlando sembra francamente fare a pugni. Cosa che vale anche per Greg Monroe, accostato nelle ultime ore ai Pelicans, per non parlare di Rodney Stuckey, un intoccabile per Joe Dumars, che però sembra aver fatto il suo tempo in quel di Detroit. Che la scelta tecnica della società sembri sconfessare gli ultimi anni di gestione Dumars appare evidente.

CHI POTREBBE RESTARE – Jennings, invece, potrebbe non dispiacere, vista la sua abilità nello spingere la transizione, ed il suo tiro da tre, tutto sommato onesto. Lo stesso vale per un giocatore come Kyle Singler, non eccelso, ma che può garantire minuti di qualità dalla panchina, posto che lo faccia in un sistema che non lo metta in difficoltà difensivamente. Tralascinado Kentavious Caldwell, su cui bisognerà necessariamente puntare per salvaguardare l’investimento fatto con un’alta scelta al Draft, un altro giocatore che ad oggi sembra essere tagliato per Van Gundy è proprio Gigi Datome.

GIGI – Se andassimo a vedere solamente il 17% da tre dell’ultima stagione, saremmo disonesti; avendo tutti noi scandagliato la stagione di Gigi minuto per minuto, è evidente che così poca continuità incida totalmente a livello di prestazioni personali. Datome, che è sempre stato un perimetrale, ha sofferto molto lo stile di gioco dei Pistons di quest’anno, atto a buttare la palla in pitturato, per non farla più uscire, anche a costo di far fare battaglie interminabili a Monroe, Drummond e Smith. E’ anche evidente che giocare da tre interno non gli si addice, avendo una struttura muscolare che lo penalizza a rimbalzo e nei contatti più duri. Quale sistema migliore per lui, se non quello di Van Gundy? A dir la verità, un problema forse ci sarebbe, ovvero l’impossibilità per Datome di essere un quattro a livello NBA, impensabile possa raggiungere quel tipo di tonnellaggio in un’estate, e l’altezza di Gigi, che non farebbe di lui un tre classico, almeno non nel quintetto tipo di Van Gundy. Impossibile, però, non pensare che da questo nuovo stile di gioco, che premia i tiratori ed i giocatori di sistema, Datome non ne esca fortemente premiato. E’ lunga la sfilza di giocatori che sotto Van Gundy han trovato fortuna: penso a Turkoglu, Courtney Lee, Rashard Lewis, Matt Barnes, Mickael Pietrus, Ryan Anderson, per parlare dell’esperienza Magic. Il punto fondamentale per il nuovo coach sarà probabilmente valutare la tenuta fisica di Gigi per un livello come quello della NBA, dato che in mezzo all’area Datome è sembrato spesso un pesce fuor d’acqua nelle sue rare apparizioni sul parquet. Il talento e la vetrina con l’Italia, ad ogni modo, permetteranno senza dubbio al capitano della Nazionale di farsi apprezzare dal nuovo coach, così come aveva fatto l’anno scorso nella prestigiosa rassegna europea. Con un po’ di accorgimenti, quindi, il futuro del Sardo a Detroit potrebbe essere decisamente in discesa.