Ecco perché i Knicks devono assolutamente arrivare nei playoffs. Ricordando il 1999…

Proprio come uno studente alle prese con gli ultimi giorni di studio per un esame importante, New York in in questo momento è in uno stato d’ansia determinato dal dover assolutamente entrare nella griglia playoffs. Meglio tardi che mai, i Knicks con la vittoria dell’altro giorno sui Nets per 110-82 sono riusciti finalmente ad acciuffare l’ottavo posto dell’Eastern Conference ed hanno adesso una partita di vantaggio sui Hawks, in caduta libera da settimane. Considerata la posizione da minimi storici in cui hanno viaggiato per tutta la stagione, chiudere ottavi per i Knicks sarebbe un sollievo, anche se poi significherebbe un primo turno durissimo. Ma adesso arriva il difficile per New York, che deve difendere la posizione da Hawks e Cavaliers. Perché nella Grande Mela è così importante fare i playoffs? I motivi sono diversi, cerchiamo di capirli.

Innanzitutto, a differenza di Atlanta e Cleveland, i Knicks non possiedono una scelta la primo giro del prossimo Draft, questo perché è stata inserita nel 2011 nello scambio per arrivare a Carmelo Anthony. In pratica non hanno “l’assicurazione” nel caso in cui non dovessero entrare nella post-season.

Ma il motivo principale è ovviamente Melo, il cui futuro appare abbastanza incerto, dato che non ha mai nascosto la frustrazione per una stagione ben al di sotto delle aspettative, che potrebbe spingerlo a testare la free agency in quest’estate. L’assunzione di Phil Jackson nel front office non basta ad Anthony come garanzia per una prossima annata vincente: è ormai vicino ai 30 anni e vuole disperatamente vincere un anello, quindi pretende delle garanzie tecniche importanti. La primavera, però, sembra aver portato una nuova aria in casa Knicks, con la squadra che per la prima volta ha fatto vedere una buona pallacanestro, ma soprattutto voglia di aiutarsi e di sacrificarsi per un obiettivo comune. Un approdo nei playoffs potrebbe rendere Melo più incline a vedere New York come la squadra che dal 5 marzo ha vinto 11 delle 14 partite disputate e non quella dal 21-40 da incubo prima dell’inizio della striscia positiva. Continuando a fare bene ad aprile e arrivando alla post-season, Anthony potrebbe ritrovare un minimo di speranza e ottimismo, che potrebbero indurlo a rimanere nella Grande Mela.

Infine c’è Phil Jackson, che sicuramente starà già prendendo appunti per trovare la soluzione migliore per rilanciare la franchigia a partire già dalla prossima stagione. E’ probabile che l’ex leggendario coach voglia puntare sul nucleo che tanto bene ha fatto nella scorsa stagione, operando qualche ritocco che abbia un senso, a differenza di come fatto dalla dirigenza quest’estate, che renda i Knicks qualcosa di simile ad una contender.

Che New York abbia bisogno di fare i playoffs più di Atlanta o di Cleveland è una questione finanziaria, culturale ed anche politica. Ma se lo stesso gm degli Hawks ha dichiarato che di certo non si strapperanno i capelli se non dovessero riacciuffare l’ottavo posto, che non è il loro obiettivo dichiarato per questa stagione, diversa è la situazione in casa Cavaliers. Ad inizio anno le aspettative era abbastanza alte, ed invece in Ohio sono incappati nell’ennesima stagione deludente del post-Lebron, con la stella Kyrie Irving che sta iniziando a spazientirsi. Proprio come i Knicks, fino a qualche tempo fa i Cavs erano dati per morti, ma con una reazione d’orgoglio si sono rimessi in corsa: a differenza di New York, però, possono ancora permettersi di fallire l’aggancio ai playoffs, dato che hanno tanti elementi giovani, a patto che la prossima stagione sia quella della rinascita.

Ma l’elemento più importante che ci spinge a credere che saranno i Knicks a chiudere ottavi, è proprio quello che stiamo vedendo in campo: per come sta giocando ora, New York magari non farà un clamoroso upset, ma potrà mettere in seria difficoltà la n.1, che sia Miami o Indiana, due squadre che stanno attraversando una primavera a dir poco tribolata. Magari qualcuno nella Grande Mela sta iniziando a credere che i Knicks hanno il talento e la profondità per ripercorrere le orme di Patrick Ewing, Jeff Van Gundy e compagnia, che nel 1999 arrivò alle Finals NBA da n.8.