Fallimento Denver ai Playoffs: tante colpe di Karl, ma quanto ha pesato l’assenza di Gallinari?

Partita con l’obiettivo di arrivare il più lontano possibile, la macchina dei Nuggets è andata a sbattere poco dopo la partenza. L’ostacolo è rappresentato dai Golden State Warriors che, anziché piangersi addosso per la perdita di David Lee, un vero All Star dato che è stato scelto dagli allenatori, sono riusciti a sopperirne l’assenza, anche grazie alla crescita di un sempre più ritrovato ed incisivo Andrew Bogut.

Non molti pronosticavano un’uscita al primo turno, ma Denver ha avuto la conferma che i playoffs sono tutta un’altra storia rispetto alla regular season: qui non puoi pensare di riuscire ad imporre i tuoi ritmi altissimi e di giocare con la filosofia del corri e tira, sperando di fare un punto in più degli avversari. Persino i Warriors, che non sono proprio quel che si definisce una squadra difensiva, lo hanno capito e non a caso si sono imposti per 4-2. In questo aspetto sono tante le colpe di George Karl, bravissimo nella regular season ad amalgamare uno dei roster più profondi e talentuosi della NBA, portandolo al terzo posto della tostissima Western Conference, ma pessimo nei playoffs, dove non è riuscito a frenare il talento di Stephen Curry, ma soprattutto non ha fatto un accorgimento tattico degno di nota per provare a cambiare la storia della serie.

A questo punto è lecito chiedersi: quanto ha inciso l’assenza di Danilo Gallinari sull’uscita di Denver al primo turno? Anche se l’ala italiana era diventata una pedina fondamentale (non a caso la serie di 15 vittorie in fila è concisa con il suo miglior momento di forma), sicuramente la sua assenza ha inciso più del previsto: ci si aspettava che la squadra riuscisse a farne a meno, dato che la sua forza è il fatto di non avere vere e proprie stelle, ma di poter fare affidamento su un gruppo solido, unito e composto da tanti giocatori di talento.

Con l’uscita di scena del Gallo, il peso dell’attacco si è spostato troppo sulle spalle di Ty Lawson e Andre Iguodala, mentre Wilson Chandler non ha fatto quel salto di qualità che gli si chiedeva per non far rimpiangere il compagno di squadra. Più che a livello tecnico, forse l’assenza di Gallinari si è fatta sentire a livello mentale: non è un segreto che quest’anno l’italiano era diventato una sorta di leader del gruppo e probabilmente è il giocatore più carismatico dei Nuggets. Se ci fosse stato, la serie con i Warriors sarebbe stata diversa? Difficile dirlo, perché Denver, se si escludono rari sprazzi come quello nella seconda metà dell’ultimo quarto di stanotte, non è mai riuscita ad imporre il suo basket, basato sul forzare i turnover, correre in transizione, attaccare sempre il ferro.

La truppa di coach Karl, infatti, ha vinto due partite grazie ad una grande serata del singolo e non alla prova del gruppo: in gara 1 c’è stata la notte da sogno di Andre Miller, che ha segnato il game-winner, il gara 5 ci ha pensato Andre Iguodala con una prestazione monstre a ridare speranza ai Nuggets. Ma stanotte nessuno dei Nuggets ha giocato una partita sopra le righe ed i Warriors hanno ampiamente meritato di passare il turno.