Focus Market – Michael Beasley reduce nei nuovi Heat

Edizione speciale di Focus Market. L’ultima volta che avevamo parlato di un team dopo un’avvenuta trade era stato circa due settimane fa, quando i soggetti erano i Bucks, i Suns e Caron Butler. La puntata di oggi ci farà concentrare su un solo team (e che team!) e di una firma che nessuno, qualche giorno fa, si sarebbe mai aspettato.

Nel giro di due giorni, due sport, due firme, due ritorni. La prima, per tutti gli appassionati o i semplici seguaci dell’automobilismo, è il rinnovo biennale di Kimi Raikkonen alla guida della Ferrari a partire dalla prossima stagione. Il secondo reduce, invece, è un cestita che nell’ultimo periodo ha fatto molto parlare di se: Michael Beasley, che torna a vestire la casacca di quei Miami Heat che lo scelsero cinque anni fa.

UN PO’ DI STORIA – A Kansas Beasley aveva fatto vedere un più che super potenziale: atletico, potente, con buon tiro. Doveva finire alto al Draft e ci è finito: secondo assoluto, dietro solo a Derrick Rose e davanti a gente come Russell Westbrook, Kevin Love, Brook Lopez, Danilo Gallinari. Finisce in un team da 15 – 67, che aveva avuto Wade infortunato per buona parte dell’anno, Shaq ceduto a Phoenix e una serie di giocatori mediocri tra i quali l’unica eccezione era costituita da Shawn Marion. Assieme al compagno di Draft Mario Chalmers, Beasley mostra subito di che pasta sia fatto, con 13 punti di media a partita e 5 rimbalzi, con il 47% dal campo e il 40,7% da tre. Queste statistiche convincono Riley a cedere Marion e a rendere il rookie la vera spalla di Wade. I playoff di quell’anno si chiudono a gara 7 del primo turno contro Atlanta, ma con 12 punti di media al 38% dal campo e al 30% da tre. Mediocre la post season, Beast si riscatta l’anno dopo, sebbene in cinque gare i Celtics eliminino lui e gli Heat: 10 punti di media, ma col 44% dal campo e il 50% da tre punti, dopo una stagione da 14.8 di media. Nonostante il talento del nostro sia indiscutibile, gli Heat lo cedono ai Timberwolves per liberare spazio sul cap, che avrebbe consentito l’arrivo di Bosh e LeBron. Nel suo primo anno a Minnesota, Michael realizza 19 punti a partita e la squadra NON va alla post season. Il giocatore Beasley e l’uomo Beasley, però, sono due persone differenti. Lui e Slash dei Guns & Roses hanno la caratteristica comune di vivere a pane e marijuana, cosa che non porta bene al cestista. Le medie si abbassano e per non accollarsi i suoi guai personali Minnesota non lo riconferma. È il turno di Phoenix, ma in una stagione più che mediocre la droga riemerge, insieme con un’accusa di abusi sessuali avvenuta a Maggio. I Suns lo tagliano e lui si ritrova free agent dopo quarantotto ore, secondo le regole e, verrebbe da dire, il copione. Gira voce però che gli Heat siano interessati nuovamente ai suoi servigi e così, dopo la smentita della dirigenza, quattro giorni di free agency e tre di giro della Lega, l’ex Kansas torna alle origini, incoraggiato dalle parole del GM Pat Riley: “Michael ha trascorso qui i migliori anni della sua carriera, potrà darci una mano”.

GLI HEAT CON BEASLEY – Le capacità di gioco di Beasley elencate in precedenza lo rendono il cambio perfetto per LeBron, oppure il suo sostituto quando l’MVP delle Finals gioca in altri ruoli. Con il suo ex compagno Wade a sostenerlo e James e Bosh come leader, non sarà difficile per il nostro ottenere i palloni di cui ha bisogno; inoltre, sebbene sia più attaccante, l’ex Suns è anche un discreto difensore, che con Shane Battier può dare del filo da torcere a chi gli sta di fronte. Sta ora a lui cercare di ritornare il giocatore di livello dei primi due anni. Detto chiaramente, la scelta di firmarlo potrebbe avere anche un secondo fine: un eventuale piano B, qualora LeBron decida di esercitare l’opzione sul suo contratto e di tornare a Cleveland o, in generale, lasciare Miami. Parliamo ora degli Heat in generale: team che, nella sostanza, è rimasto lo stesso, con un quintetto che vedrà Bosh, LeBron, Battier, Wade e Chalmers e l’abilità di coach Spoelstra di cambiare i ruoli secondo le esigenze. Tra tutti i free agent, solo Juwan Howard non ha avuto contratto. Mike Miller, invece, è stato clamorosamente amnistiato e probabilmente il team campione ne sentirà la mancanza. Per il resto, Allen, Lewis, Jones, Chalmers e Birdman hanno rifirmato. Chi rimane? Il secondo ritorno di Miami, la seconda scommessa: Greg Oden. L’ex Ohio State ha scelto volontariamente di non rinnovare l’anno scorso per dedicarsi al pieno recupero dall’infortunio alle ginocchia che in quattro anni di attività gli hanno fatto giocare appena ottantadue partite, quindi il 20% o forse meno di quello che avrebbe potuto giocare. Il recupero è avvenuto bene, stando al parere dello staff medico e molte squadre si sono interessate alla prima scelta del 2007. I Celtics hanno mollato però la pista, Cleveland ha preferito scommettere su Bynum e New Orleans ha mollato. Oden sicuramente non giocherà tantissimo, visto che almeno per la prima metà di stagione dovrà riabituarsi ai regimi NBA, ma Wade è sicuro che lui sia l’arma giusta per gli Heat, se sano. Possibilità di questi Miami Heat? Sembra scontato dire che faranno il three peat; tuttavia sempre Wade ha dichiarato che sarà l’anno più difficile: con Chicago rinforzata e Brooklyn seriamente candidata a infastidire LeBron e soci, il capitano degli Heat non ha tutti i torti a dire che ci sarà da lavorare. Sicuramente ci sarà un ultimo anno mica da ridere, perché i Miami Heat hanno lottato e speso molto per arrivare fino a qui e non molleranno il titolo tanto facilmente.

UPDATE: Beasley ha firmato un non – garantito da 788mila dollari. Qualora le cose andassero male, gli Heat non avrebbero problemi di nessun tipo.